Maggio 2026

I Die Toten Hosen spaccano con l’unica data del tour in Italia

Concerto fenomenale, una scarica di energia ai massimi livelli grazie a Die Toten Hosen, la band icona del punk tedesco che si è esibita ieri, giovedì 28 maggio 2026, all’Alcatraz di Milano per l’unica data italiana eccezionale e indimenticabile: “TRINK AUS! WIR MÜSSEN GEHEN – TOUR 2026 – AMICHEVOLE GERMANIA – ITALIA.”    Una serata da incorniciare anche perché si è trattato non solo dell’unica data italiana del nuovo tour, ma di uno degli unici due warm up previsti; considerando poi che questo è il loro ultimo tour, a meno che non ci siano sorprese, si è trattato dell’ultima data in Italia nella storia dei Toten Hosen.   Ma come se non bastasse, a impreziosire la serata è stato anche il fatto che il concerto ha coinciso proprio con la data di uscita del nuovo e ultimo album che ha un titolo che non lascia spazio a ripensamenti riguardo alla chiusura della storia:  “Trink aus, wir müssen gehen!”. E visto che c’erano, i Toten hanno deciso di festeggiare facendo uscire in contemporanea anche un altro album, “Alles muss raus!” contenente cover di musicisti con cui hanno avuto qualcosa da condividere.     Fan di lunga data rigorosamente con magliette che ripercorrono l’intera carriera della band. Ma la cosa che incuriosisce e di più è la notevole quantità di seguaci dei Toten accorsi dalla Germania per questa data particolare. Quelli attorno a me sono tedeschi, le persone che trovo in bagno sono tedesche, in fila al bar sono tedeschi. Se qualcuno si rivolge a me, mi parla in modo del tutto naturale in tedesco. Mi pare di essere in Germania: per fortuna ho un lungo rapporto di amore con quel paese e mi sento a mio agio. Probabilmente sono stati attratti dal fatto che non solo è l’occasione per sentire i nuovi brani prima ancora che esca l’album ma è anche un warm-up che offre la possibilità di vedere i propri idoli in un ambiente più intimo rispetto ai grandi concerti cui sono abituati in Germania. Lo stesso Campino, dopo qualche parola in inglese, conscio del fatto che il pubblico sia quasi esclusivamente costituito da tedeschi, parla in tedesco.   Lo spettacolo è stato ai massimi livelli come sempre. I Toten sprigionano un’energia incredibile sul palco con quel misto fra divertimento, ironia, rabbia e testi politicamente impegnati che li ha resi unici. Entusiasmo da parte di un pubblico eterogeneo per quel che riguarda l’età essendo la band nata nei primissimi anni ’80.     Non saranno più ventenni i cinque signori sul palco ma l’energia rimane la solita, saltano e corrono da una parte e l’altra senza ripsarmiarsi . La scenografia praticamente non esiste: niente effetti speciali, niente trucchi, solo la forza coinvolgente dei cinque Toten sul palco: la voce di Campino non è per niente invecchiata mentre beffardamente continua a urlare, ringhiare sorridente e modulare sulle linee da ballata, e i quattro compari di viaggio non sono da meno con gli strumenti. Pubblico scatenato fra cori e pogo da sfinimento. Sono veri fan, conoscono le movenze che si devono fare per specifici brani, conoscono tutti i testi. In alcuni momenti un paio di ragazze vengono messe in piedi sulle spalle di altri a sventolare bandiere del gruppo senza accennare un minimo tentennamento nonostante il pogo. Vengono in mente gli atleti dell’Unione Sovietica. Non manca, fra l’altro, un grande gruppo di fan argentini.   Nella scaletta la band ha ripercorso i successi della propria carriera ma anche ben nove brani del nuovo album che abbiamo sentito in questa indimenticabile serata e che ascolteremo con calma nello stereo di casa traccia dopo traccia; di certo possiamo dire che si collocano nello stile dei Toten senza fare alcuno sconto a nessuno e senza fare alcun passo indietro.      Il live inizia subito alla grande con pezzi potenti, diretti al cuore del pubblico, si infiamma con Auswärtsspiel e si prosegue con altri che hanno fatto la storia dei Toten Hosen come Liebeslied, Wünsch dir was, Hier Kommt Alex, Bonnie & Clyde, Paradies. Brani che non hanno bisogno di presentazioni e fanno letteralmente impazzire i fan.    L’interazione fra i Toten Hosen e il pubblico è qualcosa che viene da sé, naturale potremmo dire, e del resto la band tedesca fin dagli esordi è ben abituata a questo tipo di rapporto, è quasi un dialogo alla pari, non un rito come accade in altri concerti: i Toten Hosen non si pongono su un piedistallo, i testi non sono verità calate dall’alto da parte di qualcuno che si sente dio, e questo rende il loro messaggio ancor più diretto e convincente.    Si chiude con ben tre bis e all’interno del secondo non poteva mancare la “cover” di Azzurro in versione punk introdotta da Campino che specifica come questo brano realizzato nel 1990, sia stato, da parte dei Toten, una “dichiarazione di amore”. Poi si dimentica alcune parole e se le inventa, ma probabilmente l’ha capito solo quella piccola percentuale di pubblico italiano. Una botta di vita incredibile, i Toten mancheranno sicuramente nel panorama del punk europeo, ma almeno hanno chiuso in bellezza. Un vero peccato non avere altre date nella penisola. Per la cronaca: il tour prosegue per tutto il 2027 ma le date del 2026, con l’eccezione delle tre aggiunte da poco in Argentina, sono già sold out da un bel po’.     29/05/2026

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I Die Toten Hosen tra poche ore sul palco!

TRINK AUS! WIR MÜSSEN GEHEN – TOUR 2026 – AMICHEVOLE GERMANIA – ITALIA   La band icona del punk tedesco, i Die Toten Hosen, con l’unica data italiana all’Alcatraz di Milano il 28 maggio.   Una data eccezionale visto che si tratta di uno dei due warm up del loro nuovo tour nonché la serata nella quale la band festeggerà insieme al pubblico l’uscita del nuovo e ultimo album.   28/05/2026

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La natura umana in “Sodoma Zombie” di Salvatore Amato

Come ormai ben sapete, al Salone del Libro di Torino di quest’anno abbiamo fatto incetta di titoli e autori. Tra questi ultimi abbiamo incontrato una nostra vecchia conoscenza: Salvatore Amato, stavolta non in veste di poeta, ma di romanziere. È infatti appena uscito per Edikit il suo Sodoma zombie, che racconta un mondo (e un’Italia, nello specifico) devastato da un’epidemia di morti viventi.     Lo stile si divide tra passaggi non privi di lirismo, che accompagnano soprattutto i “buoni”, e i toni grotteschi e iperbolici delle losche vicende dei molti “cattivi” che affollano la trama e che, più che gli zombie, sono proprio gli umani. Infatti, mentre le basi del vivere civile vengono completamente minate, il caos genera una sequela di turpitudini indicibili. È davanti al terrore e allo spaesamento degli indifesi che i violenti e i sadici possono scatenare i propri istinti crudeli e dare sfogo alle proprie perversioni, come nella Sodoma biblica e nei fotogrammi pasoliniani. C’è pure un’ulteriore complicazione: il progresso tecnologico usato per fini malevoli, che amplifica le potenzialità malvagie della natura umana, fotografata nei suoi eccessi più bestiali. In questa storia, narrata in un incalzante presente, i malvagi sono malvagi sul serio. Sullo sfondo delle loro azioni infami, si staglia in forte contrasto l’eroismo e la tenacia di chi ancora sceglie di lottare non solo per mera sopravvivenza, ma per rendere più giusta la vita che continua a resistere anche in mezzo all’orrore.     Con una vividezza in bilico tra le versioni cinematografiche di World War Z e Caligola, Sodoma zombie non si inserisce soltanto nel genere horror, ma aggiunge qualcosa al discorso “sugli zombie” e lo fa con consapevolezza e padronanza degli strumenti a sua disposizione, dai tòpoi di genere alla cura del linguaggio, sempre funzionale alla sostanza.   Non a caso, lo stesso Amato ci ha raccontato che l’idea per questa storia è nata leggendo diversi libri di narrativa zombie e notando come tutti sembrassero simili tra loro, prevalentemente con un registro basso, di mero intrattenimento. L’autore ha perciò puntato a creare qualcosa di innovativo, cercando di «dire qualcosa che ancora non si era mai detto in questo tipo di letteratura». Pensiamo che ci sia ampiamente riuscito, perché, senza fare “spoiler”, queste pagine spiazzeranno il lettore e lo spingeranno a chiedersi non tanto che armi e strategie conviene usare in caso di attacco zombie, ma chi diventeremmo in uno scenario in cui legge e morale hanno perso la loro forza.    Abbiamo infine chiesto ad Amato cosa gli piacerebbe che il lettore conservasse della lettura di Sodoma zombie. Con onestà ci ha risposto che è una domanda difficile: di sicuro, la dedica alla sua ragazza («Eleonora, importante come l’antifascismo»), ma anche semplice svago o, possibilmente, un sottotesto da trovare e portare con sé.   Cogliamo questo suo implicito invito. Ciò che è rimasto a noi di queste pagine è ciò che va oltre personaggi e trama e affonda le sue radici in quegli interrogativi costanti nella storia umana, in quelle domande di valore le cui risposte rischiano di essere molto più spaventose di qualsiasi mostro: davanti al dolore dell’altro ci trasformeremo in compagni o carnefici?       27/05/2026  

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I protagonisti dell’editoria italiana al Salone Internazionale del Libro

Si è appena concluso il Salone Internazionale del Libro di Torino, giunto alla sua trentottesima edizione, un evento annuale imperdibile per lettori e “grafomani” che qui possono scoprire nuovi titoli e autori, nonché le realtà editoriali da seguire e con cui collaborare.     Il tema di quest’anno era Il mondo salvato dai ragazzini, in omaggio all’omonima opera poetica di Elsa Morante. Una scelta significativa sotto un duplice profilo: il rimando a un genere (la poesia) di certo non in vetta alle classifiche di mercato; il richiamo all’importanza di guardare la realtà con la vivacità creativa “dei ragazzini”.   Come ricordato da Annalena Benini, Direttrice editoriale del SalTo, è questo «il mondo che il Salone del Libro si prefigge, auspica, prova a costruire ogni giorno con inventiva e dedizione». Ma questo è anche il mondo che tentano di costruire e preservare coloro che, a parere di chi scrive, sono i pilastri di eventi come il SalTo e dell’intera editoria italiana: le case editrici indipendenti. Nonostante le mille difficoltà che la contemporaneità pone loro, infatti, esse lavorano affinché nuove voci possano emergere a creare il presente (e il futuro) della letteratura italiana. Al SalTo 2026 abbiamo incontrato alcuni di questi protagonisti, che dal 14 al 18 maggio hanno accolto lettori e autori presso i loro stand.   Un nome di rilievo è quello di Nicola Pesce, che ha fondato Edizioni NPE a soli sedici anni. Sui social pubblica video in cui parla di letteratura e della sua esperienza di editore e scrittore, riuscendo, con la gentilezza e i toni pacati che lo contraddistinguono, ad avvicinare il grande pubblico ai libri e a coniugare virtuosamente la dimensione digitale e quella analogica. Di fatti, lo abbiamo incontrato davanti al suo stand, pronto a scambiare quattro chiacchiere con i lettori.   Nei padiglioni del SalTo convivono realtà consolidate del panorama editoriale e anime venute di recente alla luce. Tra le prime rientra, senza dubbio, Edizioni Settecolori, fondata alla fine degli anni ’70 da Pino Grillo e specializzata nella grande letteratura del XX secolo, libri di viaggio e classici. Dal 2020, sotto la guida di Manuel Grillo e Stenio Solinas, ha avviato un nuovo progetto editoriale volto al recupero di testi inediti in Italia o da tempo fuori catalogo, con un occhio di riguardo agli autori internazionali e anticonformisti, al di là di mode e cliché. Insieme a Settenove e Quinto Quarto, al Salone, Settecolori ha ricevuto il Premio Ernesto Ferrero, proprio in virtù della sua attività di «riscoperta di autori e testi “laterali” del Novecento, con un’identità culturale ed estetica precisa e riconoscibile, lontana dal mainstream». Risale, invece, al 2025 la nascita di Tori Edizioni, che fa dell’etica nei confronti di autori e opere un cardine della propria attività e propone le collane Portali (New adult e Adult) e Passaggi (Young adult), comprendenti svariati generi letterari.   Per quanto riguarda i generi, per l’appunto, al SalTo ce ne sono davvero per tutti i gusti. Numerose, ma ciascuna con una propria precisa identità sono le case editrici che si dedicano all’horror, al weird e alla fantascienza (molto cari a chi scrive!). Tra queste, ABEditore (ne abbiamo già parlato qui) sfoggia una veste grafica inconfondibile e tiene a specificare che pubblica libri, «ma solo di chi è morto da almeno un secolo». Infatti, ABEditore riscopre il gotico con attenzione particolare ai classici inediti o dimenticati della letteratura e offre proposte inconsuete e originali che si discostano dalla concezione tradizionale di libro. Abbiamo incontrato anche Edikit, che rinnova la sua sfida al mercato editoriale sotto la nuova direzione di Andrea K. Lanza e spazia dal thriller all’horror, passando per il romanzo storico e la saggistica cinematografica, sempre esplorando storie d’impatto. Una di queste l’abbiamo già letta e ve ne parleremo prossimamente.     Ma gli incontri “fantastici” non sono finiti qui. Ci siamo fermati anche allo stand di Edizioni Hypnos, dedita alla letteratura weird e fantastica: si muove tra autori classici e le nuove proposte del panorama italiano e internazionale e propone una propria rivista con racconti di autori italiani e stranieri, per la maggior parte inediti, oltre a saggi e segnalazioni. Una piacevole scoperta è stata poi Zona 42, che si prefigge di riportare la fantascienza nelle librerie italiane, dove le nuove voci del genere faticano ad arrivare. Inoltre, al SalTo capita di ritrovare volti noti e (per noi) geograficamente prossimi, come la toscana NPS Edizioni, marchio editoriale dell’associazione Nati per scrivere, che propone letteratura fantastica per tutte le età e ha in catalogo molti testi dedicati alle tradizioni e al folklore nazionale.   Cambiando genere, realtà come Interno Poesia, nata a settembre 2016 e erede dell’omonimo blog creato ad aprile 2014 da Andrea Cati, resistono con l’obiettivo di diversificare la ricerca e la proposta culturale nel panorama dell’editoria poetica, tanto bistrattata quanto necessaria per dare spazio alle penne dei poeti di oggi (che esistono ancora, come vi abbiamo già mostrato).   Anche chi non si concentra su un unico genere lo fa ricercando qualità e ponendosi obiettivi precisi. Così, Gruppo CTL Editore, diventata ligure nel 2026 , grazie all’acquisizione da parte di Alberto Marubbi, autore teatrale, linguista e scrittore, si prefigge di restituire alla cultura il posto che merita, selezionando opere di qualità e promuovendole su tutto il territorio nazionale. L’ultimo passo (per ora) è stata proprio la presenza al SalTo presso lo stand della Regione Liguria. La napoletana De Nigris Editori, invece, pubblica biografie, testimonianze, saggistica e narrazioni contemporanee che affrontano, in particolare, temi legati all’identità, alla cultura e ai linguaggi del presente, con un forte legame con i contesti da cui nascono. Alter Ego, poi, spazia dal romanzo di formazione al romanzo psicologico, passando attraverso il distopico e la letteratura mainstream, concentrandosi sul tema del “doppio”, ça va sans dire.     Il SalTo è un’ottima occasione anche per conoscere gli editori indipendenti che sposano obiettivi di carattere sociale, oltreché letterario. Blackie Edizioni, ad esempio, pubblica narrativa, saggistica e «tutto quello che ci ispira», con un’attenzione speciale alla narrativa femminile contemporanea, ma anche del

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La Settima Base al Salone del Libro di Torino 2026

La Settima Base è stata al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026 per raccontare da vicino una delle manifestazioni culturali più importanti del panorama editoriale italiano.   Tra stand, incontri e presentazioni, in questi giorni stiamo raccogliendo storie, volti e progetti che presto diventeranno articoli e approfondimenti sul nostro sito. Un’attenzione particolare sarà dedicata all’editoria indipendente, vera anima del Salone, capace ogni anno di portare a Torino idee, ricerca e nuove prospettive sul mondo dei libri.   Nei prossimi giorni pubblicheremo contenuti esclusivi dedicati ai libri, alle case editrici e alle esperienze che più ci hanno colpito.   Nel video che trovate qui sotto vi raccontiamo in anteprima il nostro viaggio tra editori, autori e realtà culturali incontrate al SalTo 2026.    

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Il successo silenzioso dei duo registici

*** Scroll down to read the article in English ***   Con il successo di L’ultima missione: Project Hail Mary (2026), i talenti registici di Phil Lord e Christopher Miller sono ormai sotto i riflettori. Il loro ultimo progetto è stato definito uno dei migliori film di fantascienza del decennio. Per molti, però, non è affatto una sorpresa. I due non sono diventati soltanto affermati produttori durante la loro esperienza a Hollywood, ma anche eccellenti registi, avendo diretto Piovono polpette (2009), 21 Jump Street (2012) e The LEGO Movie (2014). È chiaro che si tratta di una collaborazione estremamente proficua.     Le collaborazioni sono sempre state una parte integrante dell’industria cinematografica, ma forse il mondo del cinema dovrebbe dedicare più attenzione ai successi dei registi che lavorano in coppia. L’industria, infatti, è sempre stata rapida nel celebrare i sodalizi tra registi e compositori. Provereste le stesse emozioni per un classico di Steven Spielberg senza John Williams? Da Lo squalo (1975) a Jurassic Park (1993) i due hanno fatto la storia del cinema. Dopo una collaborazione che ha portato a 29 film, questo duo è probabilmente il sodalizio più prolifico della storia del cinema. Si può parlare di coppie di successo anche per figure come Wes Anderson, che ha sviluppato uno stile e un’estetica ormai iconici nei suoi film, condividendo però costantemente i riflettori con Robert Yeoman. Ingmar Bergman e Sven Nykvist, Alfonso Cuarón e Emmanuel Lubezki, Christopher Nolan e Hans Zimmer, Alfred Hitchcock e Bernard Herrmann, Sergio Leone e Ennio Morricone, Tim Burton e Danny Elfman: esiste una lista pressoché infinita di celebri sodalizi tra registi e coloro che modellano l’estetica e il suono dei loro film.     Le collaborazioni tra registi e montatori sono meno conosciute, come quella tra Martin Scorsese e Thelma Schoonmaker, che lavorano insieme dalla metà degli anni Sessanta. Nonostante ciò, occupano ancora un posto ben visibile nell’immaginario dei cinefili. Scorsese è ampiamente considerato uno dei più grandi registi della storia e Schoonmaker è stata al suo fianco raccogliendo premi e riconoscimenti. Ha ricevuto nove candidature agli Academy Awards e ne ha vinti tre. Il fatto che tutte e tre le vittorie siano arrivate per film diretti da Scorsese dimostra l’importanza e il peso della loro collaborazione.     Il riconoscimento più vicino che di solito diamo a una coppia di registi è, in modo piuttosto curioso, quello tra regista e attore. Coppie come Ryan Coogler e Michael B. Jordan, Akira Kurosawa e Toshiro Mifune, oppure Alfred Hitchcock con sia Cary Grant che James Stewart, illustrano il profondo impatto che gli attori hanno avuto sui registi. Spesso vengono etichettati con termini come “musa” o “fonte d’ispirazione”, per sottolineare l’influenza che possono avere sui progetti cinematografici. Questo confine sempre più sfumato è arrivato al punto in cui Noah Baumbach ha lavorato così a stretto contatto con Greta Gerwig in film come Frances Ha (2012) e Mistress America (2015), che lei ha ottenuto il credito di sceneggiatrice in entrambi ed è considerata una co-regista dei film. Gerwig avrebbe poi iniziato a dirigere autonomamente i propri progetti a partire da Lady Bird (2017), ottenendo un notevole successo come attrice diventata regista.     Fin dai primi giorni del cinema, i duo registici sono sempre esistiti. La leggendaria collaborazione britannica tra Michael Powell e Emeric Pressburger ha prodotto opere ancora oggi molto apprezzate. Scarpette rosse (1948) e Scala al paradiso (1946) sono due esempi della loro perdurante rilevanza. Negli ultimi anni, coppie di fratelli hanno condiviso la sedia da regista con grande successo. I fratelli Russo sono entrati a far parte del Marvel Cinematic Universe dopo anni di lavoro in televisione. I due hanno diretto Avengers: Infinity War (2018) e Avengers: Endgame (2019), due dei film con i maggiori incassi di tutti i tempi. Le sorelle Wachowski, poi, hanno cambiato il panorama cinematografico con il loro debutto in Matrix (1999). La combinazione di azione e filosofia, insieme a numerose innovazioni tecniche, stupì il pubblico al momento dell’uscita, dando origine a un’ondata di film imitativi che cercavano di replicarne lo stile. Lo scorso anno, dopo anni di collaborazione, i fratelli Safdie hanno realizzato film sportivi che hanno finito per competere per molti degli stessi premi. Tuttavia, questi due talenti emergenti hanno iniziato la loro carriera come duo registico, ottenendo rapidamente notorietà, con Good Time (2017) e Diamanti grezzi (2019). Hanno lasciato la porta aperta a future collaborazioni.     Ad ogni modo, la coppia più iconica è senz’altro quella dei fratelli Coen: Fargo (1996), Il grande Lebowski (1998) e Non è un Paese per vecchi (2007), insieme ad altri titoli, si sono guadagnati lo status di nomi entrati nell’immaginario collettivo. Avendo padroneggiato numerosi stili e generi, i fratelli Coen si sono solidamente inseriti nella discussione sui più grandi registi viventi. Daniel Kwan e Daniel Scheinert (i Daniels) probabilmente guardano con una certa invidia al successo dei Coen. I Daniels hanno iniziato realizzando videoclip musicali per poi passare ai lungometraggi, ottenendo enorme successo di critica e un trionfo agli Oscar con Everything Everywhere All at Once (2022). Con una creatività apparentemente infinita e un arsenale di soluzioni cinematografiche senza limiti, il duo ha lasciato l’industria in trepidante attesa di nuovi progetti.   Tutti questi duo hanno aperto numerosi possibili percorsi per i talentuosi Lord e Miller, percorsi che speriamo decidano di percorrere ancora insieme, magari a braccetto.   ***   The Quiet Success of Directing Duos by Daniel Nelson   With the success of Project Hail Mary (2026), the directing talents of Phil Lord and Christopher Miller are now front and centre. Their latest project has been labelled one of the best Sci-fi film of the decade. However, for many this isn’t a surprise. The duo have not just become accomplished producers during their time in Hollywood but also excellent directors having directed Cloudy with a Chance of Meatballs (2009), 21 Jump Street (2012) and The Lego Movie (2014). Clearly this is a fruitful partnership.   Partnerships have always been an integral part of the film industry, but perhaps

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5 libri per la Festa della Mamma per mamme di tutti i gusti

La vostra mamma ama leggere, ma voi proprio non avete idea di quale libro regalarle per la sua Festa? Nessuna paura: date un’occhiata alla nostra lista di consigli di lettura e scegliete il volume che fa al caso vostro.    1. Alabama di Alessandro Barbero: per la mamma che ama la Storia     Medievista eccellente e, da alcuni anni, vera e propria star dei media, Barbero è anche un talentuoso romanziere. Una mamma appassionata di Storia apprezzerà senz’altro Alabama (Sellerio Editore Palermo, 2021), romanzo storico ambientato in un’epoca non troppo lontana dalla nostra, ma, come la nostra, segnata dalla guerra e dall’abitudine alla crudeltà. Le vicende, infatti, sono raccontate da un soldato sudista ormai anziano, che, intervistato da una studentessa nel corso di più giorni, parla, divaga, fa correre la memoria ai giorni della Guerra di Secessione americana, ma sembra non arrivare mai al tragico punto che più interessa alla ragazza. Il vecchio si prende tutto il tempo necessario, mentre la giovane si fa sempre più impaziente, come se a lei il tempo mancasse. Una storia fatta di privazioni, violenza e razzismo si dipana nella voce di un uomo reso inerme dagli anni e figlio di una società che lo ha abituato a interiorizzare anche le azioni più turpi. «Lui sta lì e racconta, sembra perfino che si diverta» pensa la ragazza, anch’essa non priva di ombre interiori, ma scossa dalle parole del soldato. L’espediente dell’intervista, omaggio alla ricerca storica, avvolge il lettore nella narrazione e lo lascia a meditare sul proprio tempo e i propri valori, come fa la studentessa che, a fine intervista, non può fare a meno di pensare: «quando mi sono affacciata sull’abisso, ho rischiato di precipitare anch’io».   2. L’altra mamma di Josh Malerman: per la mamma che ama l’horror     Se la vostra genitrice ha un’anima horror, allora non fatevi sfuggire L’altra mamma (Giunti Editore, 2026). La traduzione di Chiara Beltrami rispetta pedissequamente la struttura fatta di a capo, paragrafi brevi e spazi bianchi scelta dall’autore, grazie alla quale i pensieri della piccola protagonista, Bela, si alternano alla narrazione telegrafica degli eventi. L’intreccio è un crescendo di terrore e mistero, perché Bela non è mai sola nella sua cameretta: ogni sera, uscendo dall’armadio, le fa visita “l’altra mamma”, che la bambina crede inizialmente amica, ma che, a un certo punto, comincia a chiederle di farla “entrare nel suo cuore”. Bela rifiuta sempre, ma l’altra mamma si fa sempre più insistente e minacciosa. Il punto di vista di Bela mescola ingenuità infantile e un tormento indotto non solo dall’orrida presenza soprannaturale, ma anche da un ambiente familiare idilliaco solo all’apparenza. Nelle parole della protagonista si rivelano via, via orrori più o meno umani che costituiscono la normalità della bambina, creando un costante senso di stupore e pericolo. Pur giocando su tòpoi dell’horror, cari alla letteratura come al cinema, Malerman li sviluppa in modo originale, prendendo spesso in contropiede il lettore e spingendolo a rimanere immerso nelle pagine. La vostra mamma dai gusti inquietanti ne rimarrà entusiasta. Per precauzione, comunque, si consiglia di abbinare al libro un’abat-jour per la notte.   3. La ruota e l’universo di Luigi Ieno: per la mamma che ama la poesia     Nella sua terza silloge poetica, edita da Extraverso (2026), Ieno mette a nudo le sue paure in un mondo sempre più belligerante da molteplici punti di vista e, allo stesso tempo, raccoglie i propri ricordi, voltandosi indietro a fissare il passato, in bilico sul proprio presente. Così, con un andamento quasi epistolare, il poeta si rivolge ai propri affetti, anche a quelli che non ci sono più o che non hanno avuto tempo di sbocciare (come l’amore per il fratellino venuto a mancare ancora neonato e non realmente conosciuto). Lo stile è per lo più diretto e incisivo, ma senza rinunciare a momenti di musicalità che accrescono il tono nostalgico, particolarmente aggraziato nei componimenti in dialetto napoletano. Tra i volti verbalmente accarezzati in queste pagine, non manca quello della madre del poeta, Maria Pia: a lei vengono dedicati versi che riescono a catturare l’intensità del rapporto madre-figlio e a far visualizzare al lettore frammenti di un’infanzia caratterizzata da questo profondo legame. Un omaggio commovente che, da personale, non mancherà di diventare universale.   4. Il gene egoista di Richard Dawkins: per la mamma che ama la scienza     Uscito nel 1976 a rivoluzionare il mondo della divulgazione scientifica, Il gene egoista (Mondadori, 2022) è il regalo perfetto per la vostra mamma appassionata di biologia. In questo saggio, Dawkins, biologo evolutivo, pone al centro dell’attenzione i geni, visti come unità fondamentali della selezione naturale, interpretando gli organismi e, dunque, gli individui come veicoli per la loro replicazione. Non mancano i riferimenti alla figura materna, il cui comportamento altruistico nei confronti dei figli rientra nell’ottica della protezione tra consanguinei attuata «per il bene dei geni». Forse una visione meno romantica del solito, ma la vostra mamma interessata alla scienza potrebbe trovarvi una valida spiegazione del perché non vi ha semplicemente lasciati sommergere dalle pile di vestiti accumulati nella vostra stanza (discorso valido anche per i papà, ovviamente).   5. Un gatto per i giorni difficili di Ishida Syou: per la mamma che ama i gatti     Il Giappone ha una vera e propria tradizione di storie di gatti, a cominciare da Io sono un gatto di Natsume Sōseki (1905). Negli ultimi anni, il mercato di “libri felini” è esploso. Tra i molti titoli disponibili spicca Un gatto per i giorni difficili (Rizzoli, 2024), una raccolta di storie che vertono intorno a una misteriosa clinica di Kyoto da cui tutti i pazienti escono perplessi con in braccio un gatto, diverso per ciascuno e prescritto come terapia. Ishida Syou è bravissima nel tratteggiare le miserie lavorative e personali degli umani in cerca di cure, immersi in un mondo che non perdona né errori, né fragilità. I gatti si inseriscono in queste vite minacciate dal buio interiore, introducendo un elemento di leggerezza e lentezza, di bisogni primari e riconnessione con l’esistenza. Anche la vostra mamma gattofila beneficerà

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Una vigilia di Liberazione

Il 24 aprile il Circolo Arci di Sant’Alessio (Lucca) ha ospitato la “vigilia” della Festa della Liberazione, una serata capace di coniugare grande partecipazione e pluralità di linguaggi. L’iniziativa, ideata da Gianmarco Caselli, ha riunito artisti provenienti da percorsi eterogenei, costruendo una proposta lontana dalle celebrazioni rituali e restituendo al 25 aprile una dimensione attuale, in un contesto in cui i valori antifascisti tornano ad essere minacciati quotidianamente.    «Credo fosse importante celebrare una ricorrenza fondamentale per la nostra libertà – commenta Caselli – facendo interagire in una stessa serata anime artistiche e culturali diverse della nostra comunità. Sono rimasto molto contento – ma non stupito – dal fatto che tutti gli artisti invitati a partecipare abbiano immediatamente dato risposta positiva, e che il pubblico sia stato veramente numerosook messo ». Sul palco si sono alternati Marco Salotti, che ha proposto la lettura di un testo di Francesco Guccini; Vanni Baldini, con il suo adattamento di testi di Gaber e Ennio Flaiano; Elisa D’Agostino e Daniele Bianucci, che ha scelto di leggere le lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana. L’adattamento dell’Agnese va a morire di Renata Viganò, interpretato da Elisa D’Agostino, è stato impreziosito dalla danza di Nicoletta Binci. Particolarmente coinvolgente è stata l’interpretazione del brano umoristico Il pornosabato dello Splendor, tratto dal Bar sotto il mare di Stefano Benni, in cui si sono cimentati D’Agostino e Baldini. Infatti, come ha ricordato D’Agostino, la libertà di ridere, spesso data per scontata, è in realtà il frutto di battaglie contro ogni forma di autoritarismo.     Ovviamente, non è mancata la musica. Il gruppo di musica tradizionale Folkoinè ha proposto una scelta di canti partigiani e antifascisti, tra cui Maledizioni a Mussolini, presente nel loro disco Zampe di rondine e raccolto dalla voce dell’ora scomparsa Lilia Biagini, che ha vissuto il regime e la guerra in prima persona. Il gruppo vocale Stereo Tipi, oltre a un medley di brani argentini e al canto haitiano Wangol, ha intonato la ninna nanna araba Nami nami, coinvolgendo i presenti in un’improvvisazione sotto la guida di Martino Biondi, che ha anche suonato l’handpan. I CRP – Collettivo Rivoluzionario Protosonico hanno aperto la loro performance con il brano Partigiano, tratto dal loro ultimo disco Al diavolo, che si pone come collegamento tra il passato e presente (nell’album, infatti, il testo è intonato anche da una bambina, Elettra Caselli, a simboleggiare il passaggio di testimone generazionale tra vecchi e nuovi combattenti per la libertà dal fascismo). Inoltre, gli Stereo Tipi hanno creato un tappeto di note per accompagnare la voce di Gianmarco Caselli in Partigiano. Con questa collaborazione e transizione musicale siamo così entrati nel vivo dell’industrial post punk dei CRP, che hanno eseguito anche brani tratti dal loro primo lavoro, Beati voi!, come Soviet, facendo culminare la serata in un’esplosione di suoni ed energia.     Il pubblico è intervenuto numeroso e partecipe, restituendo alla serata una dimensione autenticamente condivisa. In un contesto come quello attuale, in cui il significato della Liberazione non può essere dato per acquisito, iniziative di questo tipo assumono un valore che va oltre la semplice commemorazione. Il Circolo di Sant’Alessio si è confermato ancora una volta uno spazio adatto a ospitare questo confronto, capace di tenere insieme memoria, linguaggi contemporanei e una partecipazione reale.     5/5/2026

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