Febbraio 2026

Il tempo senza tempo nei racconti di Andrea Chimenti

– di Gianmarco Caselli   Senza fermata, il nuovo libro di racconti del musicista Andrea Chimenti edito da Ronzani editore, è un piccolo gioiello. Sono dieci i racconti della nuova opera letteraria dell’ex cantante dei Moda che si distanziano molto, come stile, dalla precedente raccolta di racconti, L’organista di Mainz (Lorusso editore). Mentre i racconti di quest’ultimo erano contraddistinti da uno stile realistico, con i racconti di Senza fermata Chimenti si colloca nella corrente del realismo magico di Dino Buzzati e Italo Calvino.     La raccolta è stata presentata in prima assoluta il 31 gennaio scorso a Capannori Underground Festival con Chimenti intervistato dal sottoscritto in qualità di direttore artistico del Festival, insieme ad Antonio Aiazzi, storico tastierista dei Litfiba, e da Michele Rossi, direttore del gabinetto scientifico letterario del Gabinetto Vieusseux di Firenze. Durante la serata Chimenti ha ricevuto anche il Premio Capannori Underground Festival per la diffusione della cultura underground.     Tema conduttore di Senza fermata è il tempo, il tempo che scorre e, appunto come suggerisce il titolo, non si ferma mai. I racconti sono quasi tutti concatenati e vanno dal 10.000 a.C. al 2024 d.C. È una frase di Leonardo Da Vinci ad avere dato all’autore lo spunto per questa opera: “L’acqua che tocchi dei fiumi è l’ultima di quella che andò e la prima di quella che viene, così il tempo presente.” Chimenti ci immerge in situazioni quotidiane, a volte banali e, senza che ce ne accorgiamo, ci trasporta in situazioni surreali, oniriche. Quello che stupisce e che fa piacere, è che tutto avviene per lo più in modo leggero, quasi naturale. I personaggi si trovano a evadere dal tempo, dalla situazione presente, per fondersi con un tutto cosmico, con il ritmo vitale dell’universo dal colore blu Klein protagonista della copertina. L’attenzione dell’autore, e del lettore, si sofferma su piccoli eventi, situazioni, gesti, che il tempo frenetico della società attuale non ci fa più vedere. Chimenti ci accompagna delicatamente, attraverso questi varchi –  in una realtà diversa da quella reale, in un tempo senza tempo che ci riconnette con il nostro io interiore e talvolta ci riporta all’innocenza dell’infanzia, ai sentimenti non corrosi e non corrotti dal tempo che stiamo vivendo. È una lettura che ci fa stare bene e di cui avevamo bisogno.   25/02/2026      

Eephus: ode e lamento per i “terzi spazi”

di Daniel Nelson *** Scroll down, to read the article in English. *** Il baseball è sempre stato un tema caro ai registi. D’altronde, la maggior parte dei film mainstream con un impatto globale proviene dagli Stati Uniti: non sorprende che lo sport noto come il “passatempo nazionale americano” abbia avuto un ruolo così significativo nella storia del cinema. Tuttavia, sebbene siano stati realizzati moltissimi film su questo sport, i temi e, spesso, anche la trama hanno poco a che fare direttamente con il baseball, che funge piuttosto da sfondo per raccontare altre storie. L’uomo dei sogni (1989), ad esempio, esplora il rapporto speciale tra padri e figli, mentre Il migliore (1984) indaga la lotta per mantenere la propria integrità personale. Ragazze vincenti (1992), poi, affronta il cambiamento del ruolo delle donne durante e dopo la Seconda guerra mondiale. In questa grande tradizione si inserisce Eephus (2024), il cui tema portante è il trascorrere del tempo e la perdita – molto contemporanea – dei “terzi spazi”, quei luoghi di socialità e incontro che stanno ormai svanendo dalle nostre città.     Eephus è il primo lungometraggio diretto da Carson Lund e vede come protagonista Keith William Richards, già apparso in Diamanti grezzi nel 2019. Il film racconta la storia di uno stadio di baseball locale che sta per chiudere per sempre e segue l’ultima partita che verrà disputata su quel campo. A sfidarsi sono due squadre amatoriali composte da uomini anziani con livelli molto diversi di abilità e forma fisica. La partita non ha alcuna importanza ufficiale: non c’è un trofeo in palio e il pubblico è una sparuta raccolta di passanti curiosi. Lo stadio non può essere salvato e non esiste nemmeno un malvagio costruttore immobiliare da contrastare, sconfiggere o almeno odiare. Non c’è neppure motivo di protesta, dato che lo stadio verrà demolito per costruire una nuova scuola. Tuttavia, non sarebbe corretto dire che la giornata non sia importante: è l’ultima occasione per riunirsi come comunità, l’ultima opportunità per ricordare i bei momenti trascorsi insieme e, con ogni probabilità, l’ultima volta in cui tutte quelle persone si ritroveranno nello stesso luogo.     Il titolo si riferisce al lancio “eephus”, un tipo particolare di lancio talmente lento da mandare fuori tempo il battitore. È proprio questo ciò che il film intende esplorare: lo scorrere del tempo nel corso dei mesi e degli anni, che le persone faticano a misurare perché il ritmo ha alterato la loro percezione. Seguiamo i personaggi mentre giocano quest’ultima partita, a volte celebrando l’evento e altre lamentando la perdita del loro spazio condiviso e della comunità informale che vi ruotava attorno. In assenza di un conflitto evidente, il film sceglie di mostrare i personaggi impegnati a portare a termine la partita: i partecipanti lottano contro le numerose frizioni che minacciano di rovinare quest’ultimo incontro. La partita deve essere conclusa e deve accadere ora. Certo, vengono fatte promesse poco convinte di ritrovarsi di tanto in tanto e di spostare il campionato in un altro stadio a trenta minuti di distanza, ma tutti riconoscono la fine di un’epoca. Il peso degli impegni esterni finirà quasi certamente per schiacciare qualsiasi piano di far rivivere questa tradizione. Nonostante ciò, il tono del film è umoristico: amici si prendono in giro e si punzecchiano in modi che solo legami decennali possono permettere; osservatori distaccati offrono commenti divertenti; atleti che non hanno mai nemmeno sognato le grandi leghe regalano momenti di comicità fisica.     Il film è una celebrazione dei terzi spazi e contemporaneamente ne piange l’assenza nel mondo moderno. La storia è ambientata negli anni Novanta, ma è costellata di elementi visivi provenienti da decenni diversi: uniformi e automobili coprono da sole un ampio arco temporale e contribuiscono a creare quella sensazione nebulosa di riflessione sul tempo che pervade i personaggi, permettendo allo spettatore di immedesimarsi in loro e invitandolo a ripensare a un’attività o a uno spazio sociale amato. In definitiva, Lund riesce a intrattenere analizzando come lo sport offra alle persone un canale fondamentale per trovare un generale senso di condivisione. Lund comprende che, all’interno di questo contesto, il pubblico ritroverà personaggi e dinamiche riconoscibili con cui potersi identificare, e che in questo ambiente, dove i confini si dissolvono naturalmente, emergono commedia, dramma (talvolta meschino) e calore umano.   ***     Eephus: Ode and Lament for “Third Spaces” by Daniel Nelson   Baseball has always been a topic film has return to over the years. Besides, most mainstream films that have a worldwide impact are from America: it may not be a surprise that the sport referred to as “America’s past time” has had such a significant place in film history. However, although there has been so many movies about the sport, the themes and often the plot frequently has little to do with baseball, and simply acts as the background for other stories to be told.   “Field of Dreams” (1989) delves into the special relationship between fathers and sons, “The Natural” (1984) explores the struggle to maintain personal integrity and “A League of Their Own” (1992) looks at the changing role of women during and after WW2. Within this great tradition fits “Eephus” (2024), whose central theme is the passage of time and the distinctly contemporary loss of “third spaces”, those places of sociality and gathering that are gradually disappearing from our cities.   “Eephus” is the first feature directed by Carson Lund and stars Keith William Richards who previously appeared in “Uncut Gems” (2019). The movie is about the local baseball stadium that is about to close forever and follows the last game to ever be played on that field. The game is between two amateur teams filled with an assortment of aging men of various levels of skill and fitness. The game is of no significance: no trophy is on the line, the audience is a sparse collection of idly curious passers-by. The stadium can’t be saved and there isn’t even a villainous property developer to challenge and defeat or

Palabras para Violeta Parra

di Maria Elena Lippi Il 5 febbraio 1967 poneva fine alla sua vita Violeta del Carmen Parra Sandoval, cantante, polistrumentista, compositrice, etnomusicologa, poetessa e tessitrice cilena. Nei suoi cinquant’anni sulla Terra, conobbe i tormenti della povertà, del lutto, del rifiuto, dell’abbandono e della depressione. Eppure, il suo genio è stato tale che ogni impresa artistica da lei intrapresa si è trasformata in eredità collettiva. Con la sua attività di ricerca sul territorio dei brani del folklore cileno, Violeta Parra è l’antesignana della Nueva Canción Chilena. La sua opera si muove nell’autobiografia come nello spazio politico, abbattendo i confini tra dimensione individuale e sociale e veicolando le istanze di cambiamento che animavano il Cile degli anni ’50 e ’60. Sono passati cinquantanove anni dal giorno in cui Parra chiuse gli occhi su un mondo a cui aveva mostrato l’importanza della musica come strumento chiave nei processi di lotta politica. Il suo testimone, già raccolto in Cile da artisti del calibro di Víctor Jara e degli Inti-Illimani, continua ad essere tramandato nell’universo folklorico e non solo. Il miglior modo per ricordarla è ascoltare le sue canzoni e soffermarsi sui suoi testi, che ne mostrano le straordinarie capacità poetiche. Un altro è leggere i volumi che la raccontano e hanno cercato di cogliere la sua essenza. Ve ne proponiamo tre.   1) Violeta. Corazón maldito di Virginia Tonfoni e Alessio Spataro (Bao Publishing, 2017)   Partiamo con una graphic novel i cui disegni, tutti in arancione, bianco e nero, hanno le rotondità rassicuranti di una storia per bambini. Ma la storia è la biografia di Violeta, dalla nascita a Chillán in una famiglia povera e numerosa e i primi passi nella musica fino al tragico epilogo, passando per la ricerca etnomusicologica, la morte dell’amata figlia Rosita Clara e gli amori, incluso quello immenso e tormentato per Gilbert Favre, il “Run-Run fuggito al Nord” di una delle sue canzoni più note. È (quasi) tutto racchiuso in queste pagine che, grazie a testi essenziali, delinea gli anni di Violeta come una sorta di lungo sogno animato da passioni e dolori, che il lettore può cogliere in tutta la loro intensità.   2) ¡REVOLUCIONARIA! di Lavinia Mancusi (Red Star Press, 2023)   In questo libro Lavinia Mancusi, cantante e polistrumentista romana, ha raccolto il frutto dei suoi studi non solo su Violeta Parra, ma anche su altre due grandi cantoras populares sudamericane: Mercedes Sosa e Chavela Vargas. Non si tratta di un saggio: sono le tre donne a parlare, a turno, narrando in prima persona le loro storie, con ampio ricorso ai testi delle loro canzoni. Nella parte dedicata a Parra si recuperano i dettagli della sua esistenza, si scende nelle tappe della sua esperienza umana e artistica, ma sempre con una prosa scorrevole, mai tediosa. Il tutto è impreziosito dalle illustrazioni di Giulia Ananìa. Un volume davvero imperdibile sia per gli appassionati sia per chi si avvicini per la prima volta al rivoluzionario mondo di Violeta.   3) Décimas: un’autobiografia in versi   Fuori dal Cile sono rare da trovare, anzi, rarissime. Tuttavia, potrebbero apparirvi in qualche mercatino dell’antiquariato o, molto meno avventurosamente, tramite una ricerca su Internet, che vi rimanderà senz’altro a qualche sito cileno (accademico o amatoriale). Merita davvero prendersi la briga di armeggiare con un dizionario o un traduttore online, perché le Décimas sono nientemeno che l’autobiografia in versi di Violeta Parra, composta tra il 1954 e il 1958 e pubblicata postuma nel 1970. Le décimas sono una forma poetica popolare cilena, la cui struttura è di dieci versi di otto sillabe ciascuno. Violeta le conobbe tramite il fratello Nicanor (anch’egli poeta) e le usò per dare testimonianza della propria vita e della Storia in cui era immersa, creando una sorta di diario che è sintesi degli ideali da lei perseguiti e cristallizzati nella sua musica:   Come tempesta di grandine devono sbocciare le parole, si deve stupire il diavolo con mille splendide ragioni come nelle conversazioni tra San Pietro e San Paolo.   Ma questa musica non è solo “sua”: è la musica del Cile, è il canto di tutti, el canto de todos, come dice lei stessa in Gracias a la vida. Non a caso, molte Décimas sono state musicate e adattate non solo da Parra, ma anche da altri artisti. Un esempio su tutti: La exiliada del Sur, musicata da Patricio Manns e resa famosa dagli Inti-Illimani.   Quelle delle Décimas sono parole a volte delicate, a volte crude, sempre profonde, spesso intrecciate in espressioni che assumono pieno significato solo per chi conosce la cultura cilena. Tuttavia, possono parlare a tutti, svelando quella che è stata la vicenda umana di Violeta Parra e, allo stesso tempo, fornendo immagini vivide in cui scorgere le proprie stesse sofferenze e le proprie gioie. Buona lettura e buon ascolto!     11/02/2026  

Mal d’Arte – Follia e delirio: in mostra le opere dei giovani

Mal d’Arte – “Follia e Delirio”, un vero e proprio successo la mostra inaugurata domenica scorsa al Palazzo delle Esposizioni di Lucca. Mal d’Arte è il gruppo di giovani che si propone appunto di valorizzare i propri lavori in modo indipendente e il tema di quest’anno è appunto Follia e delirio. La peculiarità di Mal d’Arte è che si tratta di un gruppo di giovani ideato e organizzato da studenti del Liceo Artistico Musicale “A. Passaglia”, un gruppo nato come esperienza formativa ma sviluppato come iniziativa culturale autonoma, che coinvolge diverse discipline artistiche: arti visive, fotografia, musica, performance e pratiche espressive contemporanee. L’obiettivo è offrire ai giovani uno spazio reale in cui confrontarsi con il pubblico e con professionisti del settore culturale. La stessa curatrice della mostra nonché nostra collaboratrice, Amy Pandolfi è fresca del Liceo Artistico Musicale “A. Passaglia” dove ha terminato gli studi nel 2025: “Mal d’Arte – spiega – nasce da un’urgenza semplice e radicale: creare uno spazio reale per chi sente il bisogno di esprimersi senza chiedere il permesso. È un progetto collettivo portato avanti da giovani artisti, nato tra le mura di una scuola ma pensato per uscire fuori, contaminare, incontrare un pubblico vero. “ L’inaugurazione si è tenuta nell’Auditorium della Fondazione Banca del Monte con gli interventi introduttivi della stessa Amy Pandolfi del prof. Andrea Marchetti, di Elisabetta Linda Balsamo, dirigente medico psichiatra, la prof.ssa Ilaria Borelli Boccasso, il prof. Alessandro Romanini. La mostra sarà arricchita da un ciclo di quattro conferenze, durante il mese di febbraio, ciascuna pensata per approfondire diverse sfaccettature della creatività e della condizione dell’artista contemporaneo.  La mostra resterà aperta fino al 22 febbraio, dal martedì alla domenica, dalle 15 alle 19, all’interno del Palazzo delle Esposizioni. L’evento si svolge con la collaborazione del Liceo Artistico Musicale Passaglia di Lucca e del Palazzo delle Esposizioni e gode del patrocinio della Provincia e della Città di Lucca, di CNA Lucca e del Centro Studi e Ricerche Prof.Guglielmo Lippi Francesconi, con il supporto di IAAPs e ALAP. 10/02/2026

“Senza fermata” di Chimenti: prima tappa al Festival Underground

di Maria Elena Lippi Sabato 31 gennaio il Capannori Underground Festival ha registrato l’ultimo successo della stagione. Un’edizione cominciata con la prima presentazione assoluta del nuovo album dei Not Moving, proseguita con il fumettista Bigo e gli attori Elisa D’Agostino e Marco Brinzi e, a gennaio con Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti e conclusa appunto con Chimenti. Il tutto con la partecipazione di altri grandi nomi come Antonio Aiazzi dei Litfiba, Michele Rossi del Gabinetto Vieusseux, Marco Bachi della Bandabardò e lo scrittore horror Paolo D’Orazio. Il polo culturale Artemisia si è gremito di persone per Andrea Chimenti e la prima presentazione in assoluto del suo nuovo libro, la raccolta di racconti Senza fermata (Ronzani editore, 2026). Nel corso degli anni Chimenti ha portato avanti una duplice carriera di successo, in ambito musicale e letterario. Dal 1983 al 1989 è stato il cantante dei Moda, pietra miliare del rock italiano, e, da solista, ha collaborato con artisti del calibro di Mick Ronson, David Sylvian e Piero Pelù. Sul fronte letterario, Chimenti aveva già al suo attivo Yuri (Zona, 2014) e L’organista di Mainz (Lorusso Editore, 2022), a riprova di un talento instancabile che ha travolto anche il pubblico di Capannori in un pomeriggio coinvolgente e ricco di ospiti. La serata di sabato, infatti, si è aperta con uno special guest: a sorpresa era nel pubblico lo scrittore Paolo D’Orazio, il cui nome è sinonimo della rivista Splatter, già ospite in precedenti edizioni del Festival. Dopo i saluti del Comune di Capannori, portati da Claudia Berti, Assessora alla Cultura, il direttore artistico del Festival, Gianmarco Caselli, ha invitato D’Orazio a prendere la parola. D’Orazio ha così introdotto Enrica Giannasi, grafica ufficiale del Festival e dei CRP Collettivo Rivoluzionario Protosonico, che ha illustrato le locandine del Capannori Underground. Dopo questo tuffo nelle arti visive, è entrato in scena Chimenti che, senza indugio, ha intrapreso la lettura recitata di uno dei racconti di Senza fermata. Si è trattato di un dialogo fra due personaggi, di cui uno interpretato da Chimenti e l’altro diffuso tramite una registrazione audio, in uno scambio tra voce “presente” e voce “in differita” che ha creato un’atmosfera teatrale e suggestiva. È giunto poi il momento dell’intervista, durante la quale sono intervenuti Antonio Aiazzi, lo storico tastierista dei Litfiba, e Michele Rossi, direttore del Gabinetto scientifico letterario Vieusseux di Firenze. L’intervista è stata quindi in felice equilibrio tra musica (grazie ad Aiazzi) e letteratura (grazie a Rossi), ricalcando appieno la doppia anima artistica di Chimenti. Inoltre, Caselli, che ha moderato l’intervista, ha posto a Chimenti domande su curiosità di carattere generale. C’è stata anche un’altra sorpresa: a un certo punto è intervenuto Marco Bachi, già ospite del Festival, che ha voluto ricordare il ruolo importante giocato da Chimenti nella formazione della Bandabardò. Infine, al termine dell’intervista e dopo la lettura di un altro estratto del libro da parte di Chimenti, c’è stato il momento cruciale dell’evento. All’artista è stato conferito il Premio Capannori Underground Festival per la diffusione della cultura underground. Per l’occasione è tornata sul palco Enrica Giannasi, che ha omaggiato Chimenti, Rossi, Aiazzi e Bachi con una delle linoleografie da lei realizzate per l’uscita di Al Diavolo, il nuovo album dei CRP  Collettivo Rivoluzionario Protosonico. Per il finale, con la sigla del Festival, ai  CRP che l’hanno composta si sono uniti al pianoforte lo stesso Chimenti e Aiazzi, con Bachi al basso, Paolo D’Orazio alle percussioni ed Erika Citti con un tamburello. In questo momento di profonda condivisione musicale, Aiazzi e Chimenti si sono esibiti suonando insieme sullo stesso pianoforte. Si è trattato davvero di un gran finale per un’edizione straordinaria e partecipatissima. Il coinvolgimento di tanti artisti di alto profilo, che, come visto, spesso tornano come special guest, rende il Capannori Underground Festival un inestimabile punto di riferimento e di incontro per gli artisti che vivono e promuovono la cultura underground e per il pubblico intenzionato a conoscerla e celebrarla. Fa molto piacere notare come, ad ogni incontro, siano stati presenti anche molti giovani, a riprova di come il Festival abbia saputo costruire un linguaggio condiviso e intergenerazionale. Il Capannori Underground Festival è organizzato da V.A.G.A. (Visioni Atipiche Giovani Artisti) con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e del Comune di Capannori in collaborazione con ARCI Lucca e Versilia, Effeottica Lucca e la mediapartenrship di La Settima Base, Riserva Indie e Radio Sankara Alla prossima!