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I Die Toten Hosen tra poche ore sul palco!

TRINK AUS! WIR MÜSSEN GEHEN – TOUR 2026 – AMICHEVOLE GERMANIA – ITALIA   La band icona del punk tedesco, i Die Toten Hosen, con l’unica data italiana all’Alcatraz di Milano il 28 maggio.   Una data eccezionale visto che si tratta di uno dei due warm up del loro nuovo tour nonché la serata nella quale la band festeggerà insieme al pubblico l’uscita del nuovo e ultimo album.   28/05/2026

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Claudio Calia racconta Kamaran Najm

Claudio Calia racconta Kamaran Najm

Anche se può sembrare incredibile, il primo fotoreporter di guerra iracheno, non è nato in tempi lontanissimi, bensì nel 1987. E non solo Kamaran Najm  è stato il primo fotoreporter di guerra iracheno, ma è stato anche fondatore di Metrography, la prima agenzia fotografica indipendente del Paese. Il suo scopo era raccontare con le fotografie l’orrore della guerra ma anche la bellezza del Kurdistan iracheno. Calia non è nuovo a questo tipo di opere che si inquadrano nell’ambito del graphic journalism, ne è un vero e proprio punto di riferimento e a questo proposito è anche autore di “Graphic Journalist – manuale per i reporter con la matita” edito da ComicOut. una sorta di manuale rivolto  agli autori per affrontare questo genere di fumetto che richiede un lavoro di reportage, indicando come inserire le informazioni documentate e suggerendo diverse metodologie di lavoro. La sua storia è stata raccontata in un fumetto da Claudio Calia , “Dov’è la bellezza?“, edita da Becco Giallo con una prefazione di Zerocalcare.     Najm scompare a soli 27 anni, ferito proprio mentre è impegnato a realizzare testimonianze fotografiche della guerra, e finisce nelle mani dell’ISIS. È stato il fratello di Najm a chiedere a Calia di raccontare questa storia, uscita ad aprile, convinto che il fumetto fosse il mezzo migliore per comunicarla. Lo abbiamo incontrato e intervistato a Lucca Comics & Games 2025.     Che cosa siginfica il titolo di questo volume? Najm è il primo fotografo di guerra iracheno. Il titolo del volume, “Dov’è la bellezza?“, è una frase che lui ripeteva stesso: “vengono da tutto il mondo, giustamente, a raccontare gli orrori della guerra ma non c’è nessuno che racconti la bellezza del nostro paese.”  Per questo ha fondato la sua agenzia fotografica, la prima riconosciuta come agenzia fotorgafica irakena, che oggi ha una grande attività di formazione con ben 75 fotografe donne. In Irak è un piccolo miracolo, e forma continuamente nuovi fotografi.   Come hai ricostruito la storia di Najm? L’ho ricostruita andando in Irak e intervistando molte persone che lo hanno conosciuto. Mentre io ero in Irak, una di queste persone era appena arrivata da New York dove aveva appena chiuso una propria mostra personale di fotografia. A 40 anni aveva deciso di mollare il lavoro: aveva trovato un volantino di un workshop dell’agenzia Metrography e grazie a questa si è appassionato ed è diventato fotografo davvero.     Quella di Najm è una storia bella, ma con un finale triste. Sì, lui è il primo esempio di fotografo di guerra irakeno che si trova in prima linea con l’esercito regolare curdo contro l’ISIS. Anche l’esercito non era abituato ad avere civili in prima linea, era una situazione complicata da gestire. La violenza dell’attacco fu terribile, Najm venne ferito al collo, caricato su un furgone dell’esercito, ma la fuga dai colpi di mortaio è talmente precipitosa che si dimenticano di chiuderlo. Il corpo di Najm cade.   Se ne è più saputo nulla? Il giorno dopo, da prigioniero, riuscirà a chiamare la sua famiglia. Da quel momento non si è più saputo nulla di lui. Anni di trattative da parte della sua famiglia, per sapere se era vivo, morto, eventualmente recupereare il corpo, sono finiti nel nulla. Dopo dieci anni i familiari hanno deciso di raccontare la sua storia e hanno deciso di farlo tramite il fumetto.   Come è avvenuto il contatto con te? Dal 2016 mi è un po’ cambiata la vita in quanto ho fatto un viaggio con la ONG “Un ponte per” realizzando workshop di fumetto in Irak. Da quel momento torno in Irak una o due volte l’anno per tenere dei laboratori. Quando è venuta fuori la volontà di raccontare la storia di Najim, i familiari hanno pensato di chiederlo a me.   Hai accettato subito? No, inizialmente ho risposto di no. Ho pensato: è dal 2016 che formo fumettistie e fmuenttisti irakeni. Che senso ha che lo faccia io? Mi hanno convinto con due argomenti: avevano bisogno di un prodotto fatto e finito e non volevano esordienti; inoltre da italiano posso permettermi più libertà visto che Najm ha fatto cose che in Irak sono discutibili, come un bacio in pubblico che è poi diventato famoso in tutto il mondo. Posso rappresentare certe situazioni senza rischiare.   C’è qualcosa che ti ha colpito nella stesura di questa storia? C’è una cosa strana che è accaduta. Il fratello di Najm quando ha visto il libro è venuto a trovarmi. In questa storia intervisto anche i suoi genitori. Il fratello per dieci anni si è chiesto come mai i genitori avessero smesso di cercare Najm. In realtà suoi genitori hanno continuato per anni a chiedere informazioni facendosi accompagnare dal fratello piccolo. Alla fine gli è stato detto che se avessero continuato a fare queste ricerche lo avrebbero ammazzato. Leggendo il libro, lui ha capito che i suoi genitori avevano interrotto le ricerche per proteggere lui.   03/11/2025

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Gianni Maroccolo, il Sonatore di Basso

Cosa si può dire di Gianni Maroccolo? Di tutto di più. Una vita immersa nel libero fluire della musica, quella di Maroccolo, uno dei personaggi più influenti e rappresentativi della musica alternativa italiana. Difficile definire o inquadrare Maroccolo (chiamato dagli amici anche Marok) in un ambito definito, perché è una personalità che si rinnova continuamente, non è inchiodato a stilemi che possano caratterizzarlo una volta per tutte. Forse chi può riuscirci meglio è proprio lui, e lo fa in “Memorie di un Sonatore di basso” (edito da Libri Aparte), un libro in cui racconta se stesso, le esperienze che più lo hanno segnato artisticamente arricchite con riflessioni e considerazioni di chi sembra non avere mai fatto un vero pensiero organico per la costruzione del proprio futuro.     Maroccolo pare vivere un eterno presente con la meravigliosa arte di inventarsi ogni giorno, lasciarsi fluire nel ritmo di una vita quasi panica come un elemento naturale di questo mondo. In “Memorie di un Sonatore di basso” emerge proprio questa dimensione di Marok che sottolinea più volte come anche il suo approccio alla musica sia più naturale e artigianale rispetto a tanti altri musicisti che si affidano alla tecnologia: la sua è la ricerca di un suono vivo, vissuto, non asettico, che contempli la partecipazione emotiva nell’atto della registrazione in studio evitando che la tecnologia ingabbi la cretività. Già il titolo del libro suggerisce un approccio particolare di Marok: non un bassista, ma appunto un “sonatore di basso”.   In questo libro Gianni si racconta, racconta la sua avventura prima nei Litfiba, poi nei CCCP, nei CSI e nei PGR fino alle più recenti collaborazioni. E non mancano i contributi di alcuni dei musicisti che hanno lavorato o tuttora lavorano con lui, come – per citarne alcuni – il fedele Antonio Aiazzi (storico tastierista dei Litfiba), Claudio Rocchi, Giovanni Lindo Ferretti, Giorgio Canali. Il libro ha preso anche forma di performance: “Il sonatore di basso” è un concerto con Gianni Maroccolo e Andrea Chimenti (chitarra e voce) cui noi abbiamo assistito a Santo Stefano di Magra il 5 luglio scorso nell’ambito di “Parole liberate”. Presente anche Mur Rouge che, oltre ad affiancare sul palco Chimenti e Maroccolo, ha trascritto più di cento linee di basso di Maroccolo raccolte in “Il sonatore di basso”, sempre per Libri Aparte.   Un concerto durante il quale non solo sono state eseguite musiche che hanno ripercorso la carriera artistica di Marok, ma durante il quale lo stesso “sonatore di basso” ha raccontato aneddoti e pensieri che si possono trovare anche nel libro. Dalla lettura emerge una carriera straordinaria e intensa e che talvolta  sembra quasi non essere del tutto presente nella sua importanza neppure a Maroccolo stesso che, non solo come musicista, ma anche come produttore di tantissimi gruppi, è un protagonista più che fondamentale per la musica alternativa italiana. Maroccolo è come il vento: passa, sconquassa con tranquillità ciò che incontra grazie alla propria musica e sembra non accorgersene, senza voltarsi a osservare ciò che ha lasciato dietro di sé.   14/07/2025

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La musica collettiva e resistente degli Yo Yo Mundi

– di Chiara Venturini – Sabato 11 gennaio al Capannori Underground Festival sarà protagonista Paolo Archetti Maestri, cantante dello storico gruppo Yo Yo Mundi. Archetti Maestri sarà intervistato dal mitico Dome La Muerte e dal direttore artistico del Festival, Gianmarco Caselli. L’ingresso è libero su prenotazione fino ad esaurimento posti scrivendo una mail a associazionevaga@gmail.com Per l’occasione riproponiamo l’intervista che abbiamo fatto qualche mese fa ad Archetti Maestri   La musica collettiva e resistente degli Yo Yo Mundi  Intervista con Paolo Enrico Archetti Maestri   Yo Yo Mundi: uno dei tanti gruppi emersi nei primi anni ‘90, gli ultimi momenti di gloria della musica alternativa italiana; nati in un periodo in cui appunto tutto sembrava possibile e la creatività sprizzava da tutte le parti, gli Yo Yo Mundi proseguono tuttora la loro attività musicale con tenacia e passione, tra collettivismo e impegno. Abbiamo intervistato Paolo Enrico Archetti Maestri, il cantante, chitarrista e portavoce del gruppo. Gli Yo Yo Mundi, una realtà degli anni ‘90 che va avanti con continuità senza mai fermarsi. Te lo saresti mai aspettato? Lo abbiamo voluto fortemente ed è così ancora oggi, anzi oggi più che mai! Quando io e gli altri componenti degli Yo Yo Mundi ci siamo messi insieme, dissi loro che il mio sogno era sempre stato quello di scrivere canzoni e di suonare da professionista (avevo già sfiorato questa possibilità con due band). Il gruppo nasce con  Eugenio Merico (batterista), praticamente subito abbiamo coinvolto Andrea Cavalieri (bassista), e dopo un anno di prove e composizione nella band è entrato Fabio Martino (fisarmonica e tastiere), all’epoca quindicenne. Questa è la formazione originaria degli Yo Yo, il nostro compleanno cade il 5 marzo 1989, in occasione del nostro primo live in quattro. Abbiamo subito avuto la percezione che poteva funzionare, perché noi quattro funzionavamo prima di tutto come persone e poi anche come musicisti, ognuno con la propria peculiarità, ma con la grande attitudine di aiutarci, sempre. E poi perché avevamo gli occhi che brillavano quando si parlava di musica. Infine ci voleva coraggio, spensieratezza, tenacia, determinazione e tanta voglia di emergere e a noi non mancava nulla di tutto questo. Ci siamo fatti i primi anni ‘90, con dei semplici demo e con quelli abbiamo ottenuto recensioni su diversi giornali nazionali (all’epoca c’erano tanti giornali specializzati e quasi tutti avevano uno spazio dedicato alla musica indipendente e ai demotape). E poi suonavamo ovunque senza avere neppure un disco, ma solo una grande intraprendenza e parecchia faccia tosta. Ed Eugenio già all’epoca si dimostrava abilissimo a trovare date e organizzare le continue trasferte.   Erano altri tempi, altre situazioni, contesti molto diversi da quelli in cui viviamo oggi. Erano situazioni in cui ci si doveva adattare a tutte le cose più pazzesche e bizzarre ma allo stesso tempo creative perché ci permettevano di crescere e diventare più abili e potenti ogni volta che riuscivamo a suonare da qualche parte (facevamo anche tutti i concorsi possibili vincendone diversi, era molto istruttivo parteciparvi perché spesso c’erano impianti belli e un pubblico vergine, non quello delle solite birrerie, c’era, all’epoca molta curiosità e molta disponibilità da parte del pubblico). A proposito di situazioni bizzarre… A volte non c’era neppure il palco e ricordiamo certi impianti audio luci… davvero spaventosi!! A un certo punto avevamo un po’ esaurito birrerie e pub in cui suonare e non ci piacevano neppure più tanto. Ci mancava qualcosa, allora abbiamo cominciato a suonare in strada e siamo arrivati anche in Francia, prima la Costa Azzurra e poi addirittura quindici giorni a Parigi, mantenendoci quasi completamente con quello che ci offrivano per strada mentre suonavamo le nostre canzoni e quelle di Paolo Conte (che anni dopo definì “selvatica” la nostra musica!). Quando siamo tornati ci siamo guadagnati dei palchi più importanti. Non avevamo letteralmente più paura di niente. Nel ‘91 abbiamo realizzato un album completamente autoprodotto intitolato “Nuovi oggetti di culto”, un disco che non è mai uscito perché noi volevamo fortemente essere prodotti da Gianni Maroccolo (Litfiba, CSI) e riuscimmo grazie a un amico giornalista, Marco Baratti, a incontrarlo e nacque immediatamente una simpatia, oltre a stima reciproca. Lui preferiva, giustamente, lavorare da zero con noi e le registrazioni acerbe di “Nuovi oggetti di culto” diventarono vecchie e inutili in un battibaleno. Con lui abbiamo realizzato prima un demo con alcuni inediti e poi, finalmente, l’anno successivo, cinque anni dopo la nascita del gruppo abbiamo registrato e dato alle stampe il primo album ufficiale del gruppo.  Quanto sono rimasti gli Yo Yo Mundi di un tempo? Quanto e come sono cambiati? I Litfiba dicevano: “Siamo cinque dita della stessa mano che sul palco si trasformano in pugno.” Noi eravamo in quattro e abbiamo voluto assolutamente trovare il quinto Yo Yo. Il desiderio si è materializzato nella persona di Fabrizio Barale (chitarra), che era l’assistente di studio dove registrammo l’album “Percorsi di musica sghemba” (Columbia – Sony, 1996). Finalmente anche noi potevamo diventare un pugno chiuso! Questa formazione a cinque è durata fino al 2013, poi Fabri cominciò a essere meno presente perché aveva cominciato a fare tour con l’amico Ivano Fossati (che fu nostro ospite ne “L’Impazienza”, 1999 e scrisse per noi la canzone “Il sud e il nord” e noi Yo Yo fummo ospiti nel suo album “La disciplina della terra”). Poi anche Fabio è andato a vivere in Svizzera (suona con i Vad Vuc, grande band ticinese!), la distanza e gli impegni, lavorativi e familiari, hanno  limitato assai la frequentazione artistica e così nel 2013 ci siamo trasformati in un collettivo. Fabio inizialmente è stato affiancato e poi sostituito da Chiara Giacobbe, violinista e cantante con noi da undici anni. A seguire abbiamo ospitato Simone Lombardo, suonatore di strumenti etnici che è a tutti gli effetti uno Yo Yo ad honorem. Così come Dario Mecca Aleina il nostro ingegnere del suono e Daniela Tusa l’attrice che collabora con noi da quasi dieci anni o ancora Ivano A. Antonazzo che non suona, ma è un artista che si occupa delle

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La mostra Giovani Visioni Underground

Taglio del nastro per la mostra Giovani Visioni Underground, il secondo appuntamento del Capannori Underground Festival che si è tenuto sabato 30 novembre al Museo Athena di Capannori. Protagonisti gli studenti del Liceo Artistico Musicale “A. Passaglia” di Lucca.      «Coinvolgere le ragazze e i ragazzi – afferma Gianmarco Caselli, direttore artistico del Capannori Underground Festival – per noi è fondamentale. Vogliamo che i giovani sappiano che la nostra è una realtà in cui trovare possibilità di esprimersi!».     Con più di 40 opere pensate appositamente per il Festival, all’inaugurazione erano presenti i giovani artisti della classe 5B del Liceo Artistico Musicale “A. Passaglia” di Lucca: Lisa Alfani, Sara Bacci, Elena Bargellini, Giulia Biasci, Maria Virginia Bonini, Melissa Bruno, Dario Cortopassi, Chiara Cugia, Maximiliano Fierro, Erika Ghilardi, Duccio Lazzareschi, Benedetta Lo Bianco, Giulia Matteucci, Ambra Meschi, Ismael Messaoud, Amy Pandolfi, Maria Snegiana Puglia, Gaia Querchi, Alessia Rosellini, Loreline Silvi. Opere senza una linea comune se non quella dell’Underground, dell’espressione del proprio io senza mercificazione. «Per noi – affermano gli studenti coinvolti nella mostra – questa è un’occasione per esprimere la nostra arte, senza alcun vincolo o imposizione. Ogni opera è un’istantanea dell’urgenza espressiva di una generazione che si trova sempre più priva di posti dove esprimersi». In un momento storico in cui la società sembra perdersi tra guerre, pandemie globali e la costante ricerca di produttività, competizione ed efficienza è stato veramente emozionante vedere così tanti giovani impegnati nella realizzazione di una mostra artistica collettiva. Dedicare parte del proprio tempo al “bello” è uno degli strumenti che come società abbiamo a disposizione per riaffermare la centralità dell’umanità, non intesa in contrapposizione al digitale, ma come espressione della costante ricerca di se stessi nell’imprescindibile relazione con gli altri.     Dopo il taglio del nastro, è intervenuta Claudia Berti, assessora alla cultura del Comune di Capannori: «Il fatto che oggi ci troviamo circondati da così tante opere d’arte che sono espressione comunicativa dei giovani, rende questo luogo ancora più vivo. Lo spazio culturale riservato agli studenti del Passaglia all’interno del festival ‘Capannori Underground Festival’ ci offre l’opportunità di ascoltare le aspirazioni dei giovani, che non rappresentano un futuro da attendere, ma un presente da comprendere. Essi hanno colto segnali spesso sfuggiti agli adulti, mostrando una crescente volontà di ridefinire i valori della società. A livello individuale, emerge il desiderio di essere riconosciuti nella loro specificità e di apportare un valore nuovo attraverso ciò che sono, rifiutando modelli che li riducono a caselle predefinite. Questa proposta artistica dimostra come le nuove generazioni siano protagoniste di una trasformazione sociale che merita di essere ascoltata e valorizzata». A seguire l’intervento di uno degli studenti coinvolti nella mostra: «Ringraziamo la prof.ssa Boccasso e Gianmarco Caselli che, in un periodo storico che sembra privilegiare una mente omologata, ha voluto dare uno spazio a tutti quei ragazzi che si sentono un po’ “bizzarri” o che hanno qualcosa da esprimere».     In chiusura la performance musicale del CRP Collettivo Rivoluzionario Protosonico cui si sono aggiunti, per l’occasione, Elena Tonelli ed Elettra. Una performance dai ritmi trascinanti, fra il tribalismo e l’elettronica, tratto caratteristico dello sperimentalismo del gruppo: chitarre elettriche, tastiere, timpani e rullanti che fanno coesistere sonorità primitive con lancinanti squarci sul futuro.     La mostra, a ingresso libero, sarà visitabile fino al 14 dicembre nell’orario di apertura del Museo Athena di Capannori: martedì e giovedì 9-13, venerdì 13-19, sabato 10-13 e 16-19.     L’ingresso per i prossimi eventi del Capannori Underground Festival è  gratuito su prenotazione fino ad esaurimento posti scrivendo una mail a associazionevaga@gmail.com. Il Capannori Underground Festival – Luccca Underground Festival  è organizzato da V.A.G.A. (Visioni Atipiche Giovani Artisti) con il contributo  della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e del Comune di Capannori, in collaborazione con ARCI  Lucca e Versilia, Museo Athena, Artemisia, Sistema Museale Territoriale della Provincia di Lucca, Anffas, Il Restauro, Effeottica Lucca e la mediapartenrship di La Settima Base, Riserva Indie e Radio Sankara.

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Le opere dei giovani in mostra a Capannori Underground Festival

Sabato 30 novembre alle ore 17.15 SECONDO EVENTO DI ‘CAPANNORI UNDERGROUND FESTIVAL’ CON UNA MOSTRA DEI LAVORI DEGLI STUDENTI DEL LICEO ARTISTICO ’PASSAGLIA’ AL MUSEO ATHENA Dopo il successo di apertura con la Bandabardò e la partecipazione di Antonio Aiazzi, al Capannori Underground Festival sabato 30 novembre saranno protagonisti i ragazzi del Liceo Artistico “A. Passaglia” di Lucca. Le studentesse e gli studenti della classe 5B esporranno infatti le proprie opere guidati dalla professoressa Ilaria Borelli Boccasso nel contesto della rassegna “Giovani Visioni Underground” che si terrà al Museo Athena di Capannori. “Per noi – dicono gli studenti – questa è un’occasione per esprimere la nostra arte, senza alcun vincolo o imposizione. Ogni opera è un’istantanea dell’urgenza espressiva di una generazione che si trova sempre più priva di posti dove esprimersi.”   “Crediamo fermamente – afferma Gianmarco Caselli, direttore artistico del Festival – che sia necessario e doveroso dare spazi ai ragazzi per esprimere artisticamente il momento storico così complesso e inquietante in cui stiamo vivendo.” In mostra ci saranno le opere di: Lisa Alfani , Sara Bacci , Elena Bargellini ,Giulia Biasci , Maria Virginia Bonini , Melissa Bruno, Dario Cortopassi, Chiara Cugia, Maximiliano Fierro, Erika Ghilardi, Duccio Lazzareschi, Benedetta Lo Bianco, Giulia Matteucci , Ambra Meschi , Ismael Messaoud , Amy Pandolfi, Maria Snegiana Puglia, Gaia Querchi , Alessia Rosellini, Loreline Silvi. L’esposizione sarà visitabile al museo Athena di via Carlo Piaggia a Capannori a partire dalle ore 17.15 e verrà aperta da una breve performance di CRP Collettivo Rivoluzionario Protosonico, la costola musicale del Festival, con la partecipazione di Elena Tonelli e Elettra. L’ingresso è libero.     Il Capannori Underground Festival è organizzato da V.A.G.A. (Visioni Atipiche Giovani Artisti) con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e del Comune di Capannori in collaborazione con ARCI Lucca e Versilia , Museo Athena, Artemisia, Sistema Museale Territoriale della Provincia di Lucca, Anffas, Il Restauro, Effeottica Lucca e la mediapartenrship di La Settima Base, Riserva Indie e Radio Sankara.

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La Bandabardò apre il Capannori Underground Festival

Tutto esaurito per la serata di apertura dell’edizione 2024 del Capannori Underground Festival con  Finaz, Nuto e Don Bachi della Bandabardò. “Una band che non ha certo bisogno di presentazioni – afferma Gianmarco Caselli, direttore artistico del Festival – e che negli anni ha fatto e fa ballare nelle piazze migliaia di giovani intrecciando voglia di stare insieme, di divertirsi, con valori e ideali per una società migliore.” La Bandabardò ha una storia che è quasi una fiaba: si è fatta le ossa macinando concerti su concerti, i componenti del gruppo sono quasi una famiglia che ha viaggiato insieme per anni sul furgone spostandosi da un palco all’altro ed è cresciuta e si è fatta notare proprio grazie ai suoi numerosi live prima ancora che sul mercato discografico. È il rapporto con i fan che,  alimentandosi concerto dopo concerto, ha decretato la solidità di un gruppo che con la piazza, con il pubblico, è stato fin dall’inizio legato in un sodalizio quasi immediato e spontaneo. Una band che ha proposto una musica nuova, gioiosa, fresca e viva. La Bandabardò non si è fermata nonostante la triste scomparsa di Erriquez, lo storico cantante del gruppo, una scomparsa improvvisa che ha sconvolto il panorama musicale italiano. La Bandabardò però ha proseguito grazie anche all’amico Cisco Bellotti, e noi l’abbiamo seguita in questa loro nuova storia come vi abbiamo raccontato anche l’estate scorsa nel nostro servizio.     Quello del Capannori Underground Festival evento imperdibile per tutti gli appassionati della band: durante l’incontro che si terrà al Polo Culturale Artemisia (Tassignano-Capannori) i tre componenti del gruppo presenteranno il libro “Se mi rilasso collasso” edito da Baldini e Castoldi. E per l’evento sarà presente, ad affiancare Gianmarco Caselli, direttore artistico del Festival, anche Antonio Aiazzi, lo storico tastierista dei Litfiba che l’anno scorso era presente come ospite insieme a Gianni Maroccolo.   Nel libro sono raccontati i trenta anni di storia della  band nata nel ’93, in anni gloriosi per la musica alternativa italiana. Così la raccontano gli stessi membri della Bandabardò: “Trent’anni di storia, la nostra, fatta di percorsi quasi mai semplici e spesso lontani dalle strade maestre, una storia che si intreccia con gli ultimi trent’anni di questo Paese meraviglioso e contraddittorio e che ci rammenta cosa sono state la musica, la politica, la vita in tour, la gavetta, la discografia e come tutte queste cose sono cambiate con noi, accanto a noi.”   L’ingresso è libero su prenotazione fino ad esaurimento posti scrivendo una mail a associazionevaga@gmail.com. Lo staff invita a prenotare e a mettersi in lista d’attesa nonostante l’evento sia già sold out. Il Capannori Underground Festival è organizzato da V.A.G.A. (Visioni Atipiche Giovani Artisti) con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e del Comune di Capannori in collaborazione con ARCI LUCCA E VERSILIA, Museo Athena, Artemisia, Sistema Museale Territoriale della Provincia di Lucca, Anffas, Il Restauro, Effeottica Lucca e la mediapartenrship di La Settima Base, Riserva Indie e Radio Sankara.

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OOOHM Festival

Al via OOOMH Festival (Out Of Ordinary Music Hills Festival) da un’idea di Antonio Aiazzi!

Prende il via la prima edizione di OOOMH Festival (Out Of Ordinary Music Hills Festival), un festival musicale di “suoni diversi dal solito, ricercati, che vanno dall’elettronica all’ambient, dall’art rock alla sperimentazione” nato da un’idea di Antonio Aiazzi e Simone Stefanini. Tre giorni di musica in cui si esibiranno a Guardistallo, dal 19 al 21 gennaio 2024, artisti come il duo costituito dal membro fondatore degli  Einsturzende Neubauten, Alexander Hacke, con Danielle De Picciotto, e lo stesso Antonio Aiazzi con l’amico, nonché collega musicale dai tempi dei Litfiba, Gianni Maroccolo. Il Festival è organizzato da Arte Residente e Ass. Piccola Parigi. Abbiamo intervistato Antonio Aiazzi che, insieme a Gianni Maroccolo, a novembre scorso, è stato ospite di Lucca Capannori Underground Festival 2023. Durante l’evento, co-condotto da Master Mixo, Aiazzi e Maroccolo hanno ricevuto il Premio Lucca Capannori Underground Festival per la diffusione della cultura Underground.     Aiazzi, un Festival nuovo ha bisogno di una presentazione. Avevamo iniziato a ragionare all’interno dell’associazione Arte Residente di cominciare a fare un festival. L’occasione si è presentata perché abbiamo dei partner sulla costa, e uno di questi aveva ricevuto la proposta del concerto di Hacke-De Picciotto. È stata la scintilla per organizzare un festival a Guardistallo, un festival il cui titolo fa già capire che andiamo a fare cose fuori dall’ordinario.   OOOMH si terrà nel contesto del teatro Marchionneschi, un teatro di fine Ottocento nel borgo toscano di Guardistallo (PI), in una collina a due passi dal mare. Sì, a Guardistallo mi sono legato al Teatro Marchionneschi dove, quasi tre anni fa, abbiamo portato delle prove di Mephisto Ballad con Maroccolo, e da quel momento ho cominciato a fare una progettazione di gestione molto sperimentale: è un vero e proprio centro di produzione. Abbiamo acquistato varie tecnologie – come i mixer digitali – e i camerini sono stati trasformati in regie audio. Non è un teatro come si concepisce solitamente con la compagnia teatrale, gli spettacoli e gli abbonati. È un luogo dove si registrano dischi, si fanno residenze musicali, e abbiamo costituito una rete intorno al teatro che riguarda gli appartamenti per le residenze, convenzioni con ristoranti etc. È la forza del borgo. Tutto questo per adesso senza fondi istituzionali.   Fare un festival del genere oggi non è proprio facile. Ma è anche la sua forza. È anche una prova per capire il territorio, che fra l’altro ora, essendo sul mare, è anche al minimo della presenza. Ma dovevamo iniziare. Ci tenevo perché vorrei provare a fare anche un’edizione estiva. In questi primi tre eventi si passa dalla musica di Satie e Glass con il primo appuntamento che vede esibirsi Alessandra Celletti, a Hacke-De Picciotto con il mondo musicalmente sperimentale che si portano dietro; il terzo appuntamento, di pomeriggio, sarà con Fabio Capanni – musicista molto particolare che ha suonato tanto all’estero – insieme a me, Gianni Maroccolo e Luca Fucci. In questa occasione eseguirò due brani  “nuovi”: erano nel computer da anni e riascoltandoli li ho trovati bellissime.           Con Maroccolo proseguono amicizia e collaborazione. Dopo il bellissimo “Mephisto Ballad” avete già in mente altro? Qui arriverà una produzione per un progetto con lo scienziato Telmo Pievani e faremo uno spettacolo con la band di “Nulla è andato perso” su cui lavoreremo per almeno un mese, ma è solo una delle tante. Pensi che la musica alternativa stia ricostruendo un proprio habitat? Mah… secondo me è un problema che va oltre la musica. Si deve capire come riportare un pubblico a vedere un concerto. Se vai alla ricerca di cose fuori dagli schemi questo è un bacino ancora piccolo. Bisogna lavorarci tanto. Iniziamo un investimento. speriamo che possa venire supportato maggiormente durante l’estate.   17/01/2024                

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