Dicembre 2025

Concerto di solidarietà Lucca per Gaza

di Chiara Grace Di Vito   Lo scorso 19 dicembre, al Teatro Giovanni XXIII di San Cassiano a Vico (Lucca), si è tenuta la seconda edizione del concerto di solidarietà Lucca per Gaza, organizzato dal Forum per la pace di Lucca Ripudiamo la guerra, con il sostegno delle associazioni Amani Nyayo, Gaza FuoriFuoco-Palestina, la Scuola per la Pace della Provincia di Lucca, Palestine Children’s Relief Fund Italia. Più di 200 spettatori hanno partecipato all’evento e molti che non hanno potuto essere presenti hanno comunque contribuito con le proprie donazioni. In totale sono stati raccolti più di 3500 euro destinati a supportare le attività del Palestine Children’s Relief Fund Italia (PCRF), la principale organizzazione umanitaria che fornisce cure mediche e aiuti umanitari ai bambini e alle bambine palestinesi. Sotto la conduzione esperta e sempre piacevole di Michela Panigada, hanno portato la loro testimonianza Abu Sittah Amhed, cittadino palestinese, con l’aiuto della traduttrice Fatena Ahmad della Comunità Palestinese Toscana; Giancarlo Albori, Presidente di Gaza FuoriFuoco Palestina e Presidente Provinciale dell’Anpi di Massa Carrara; Stefano Luisi, Presidente di PCRF Italia e cardiochirurgo infantile; e Andrea Carobbi, Vicepresidente di PCRF Italia e Direttore UO Ch. S Luca e Dipartimento Chirurgia Generale AUSL Toscana Nord Ovest.   E poi, naturalmente, c’è stata la musica. Numerosi artisti si sono alternati sul palco, ciascuno con il proprio stile e la propria sensibilità: Enzo Girolami con il suo progetto cantautorale Cantiamoci Chiaro, Andrea Del Testa e Igor Vazzaz (La Serpe d’Oro) con i canti della tradizione toscana; i Progetto in La Minore con i loro arrangiamenti di Fabrizio De André; Martino Biondi che ha proposto un suo inedito; Maria Elena Lippi che ha dedicato un brano di Violeta Parra alla scomparsa Elisa Frediani; Igor Santini con la sua conoscenza del cantautorato italiano, accompagnato a sorpresa da Marco Bachi della Bandabardò; i Contratto Sociale Gnu – Folk con il loro combat elettro folk rock; gli Onda Acustica con le sonorità del Sud Italia; i CRP Collettivo Rivoluzionario Protosonico con il loro industrial post punk. Non sono mancati toccanti momenti teatrali, grazie a Igor Vazzaz e Marco Salotti, con interpretazione di brani e poesie. Fondamentale è stato il contributo dei tecnici del suono e delle luci, Roberto Micheletti e Claudio Di Paolo. La cifra artistica della serata è stata alta e condivisa, animata da un intento comune: mettere il proprio talento al servizio di una causa umanitaria. In un periodo storico come quello che stiamo vivendo, molti artisti in tutto il mondo stanno rispondendo alla violenza con gesti pacifici: come ricordato da Panigada, Brian Eno ed altri musicisti, tra cui Peter Gabriel, hanno realizzato una canzone, Lullaby, per raccogliere fondi che andranno a sostegno della campagna Together for Palestine dell’organizzazione benefica inglese Choose Love. Non molto tempo fa, a Firenze si è tenuto il concerto SOS Palestina, ideato da Piero Pelù per raccogliere fondi a sostegno di Medici Senza Frontiere (ve ne avevamo parlato qui: SOS Palestina! Da Firenze il grido contro la guerra – La settima base). Ogni realtà, ogni persona è importante. Quando un’ingiustizia si consuma e c’è bisogno di restituire voce a chi non ce l’ha, la partecipazione di tutti diventa necessaria. La serata Lucca per Gaza ha dimostrato che la cultura, la musica e la presenza possono ancora essere strumenti concreti di solidarietà. 28/12/2025

C’era una volta: storie passate per Natali presenti

di Maria Elena Lippi   Vi mancano gli ultimi acquisti di Natale per i piccoli, ma siete stufi dei soliti giocattoli e dei soliti marchi? Potreste progettare castelli in miniatura con abitanti meccanici, proprio come fa il signor Drosselmeier, abile orologiaio e padrino della piccola Marie nella fiaba Schiaccianoci e il re dei topi di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann. Il fai da te non vi appassiona? L’alternativa è regalare direttamente il libro di Hoffmann, in una delle tante edizioni disponibili, da quelle più colorate (come Rizzoli, 2022, con le illustrazioni di Iacopo Bruno) a quelle adatte anche ai più grandi, magari con il testo tedesco a fronte (La Vita Felice, 2025). Pubblicato nel 1816, Schiaccianoci ha ispirato tante opere successive, tra cui spiccano il racconto di Alexandre Dumas padre (1844) e il balletto di Pëtr Il’ič Čajkovskij (1892), con le coreografie di Marius Petipa e Lev Ivanov. Lo Schiaccianoci. Una fiaba di Natale edito da Donzelli (2018) raccoglie le versioni di Hoffmann e Dumas in un unico volume con le illustrazioni di Aurélia Fronty e con una sezione dedicata alla versione musicata dal grande compositore russo. Forse alcuni bambini conoscono già le avventure di Schiaccianoci in qualche formato cartoonesco o cinematografico. Tuttavia, l’originale di Hoffmann permette di immergersi in un mondo meraviglioso e allo stesso tempo inquietante che avvolge Marie Stahlbaum, la piccola protagonista, la sera della Vigilia di Natale. Buona e gentile, Marie si affeziona subito allo Schiaccianoci donatole dal padre e lo aiuterà nella sua battaglia contro il malvagio Re dei topi, un orribile ratto dalle sette teste che guida schiere di roditori. Gli adulti ridicolizzeranno le avventure raccontate dalla bambina, tutti tranne Drosselmeier, che a sua volta le narrerà la fiaba della principessa Pirlipat, della noce Krakatuk e di un bel giovane capace di schiacciare le noci coi denti e di spezzare la maledizione di cui Pirlipat è vittima.     In Schiaccianoci si intrecciano tutti gli elementi della fiaba: paesi incantati, oggetti all’apparenza inanimati dietro cui si celano splendidi principi, principesse da salvare e prove da superare. Ma non solo: accanto ai sogni infantili di intere città di zucchero, Hoffmann distilla un po’ dell’incubo che permea i suoi Notturni per adulti. Il mondo onirico si interseca con la realtà, rendendosi a tratti visibile anche “ai grandi”, benché questi cerchino di razionalizzarlo. L’enigmatica figura di Drosselmeier funge da punto di contatto tra le due dimensioni. Con il suo ingegno e i suoi modi a tratti burberi, il padrino di Marie rievoca i ben più malevoli inventori e alchimisti delle più perturbanti opere di Hoffmann. La stessa Marie, poi, è dolce, ma anche piena di iniziativa, pronta a sfidare la paura e la derisione per portare avanti una causa che ritiene giusta. Con queste premesse, Schiaccianoci è una lettura perfetta per unire alla magia natalizia un’atmosfera goticheggiante e una profondità psicologica che incantano e incuriosiscono al tempo stesso. Se, però, pensate che una sola fiaba non basti a soddisfare la voglia di lettura dei vostri bimbi, non resta che consigliare altri due classici.     Il primo, le Fiabe di Hans Christian Andersen, è una raccolta indispensabile per genitori pronti ad accompagnare i figli tra pagine in cui il fantastico e il meraviglioso si intrecciano alle malinconie e ai dolori della vita. A tal proposito, la Sirenetta dell’autore danese è senz’altro meno allegra di quella disneyana! Come per Schiaccianoci, troverete edizioni per tutti i gusti, tra volumi illustrati, riduzioni per i più piccoli e collezioni complete (qui si segnala quella integrale e recente della Newton Compton Editori, 2024). Il secondo libro è le Fiabe italiane di Italo Calvino, a cui dobbiamo un mastodontico lavoro di riordino del patrimonio narrativo folklorico nazionale. Calvino attinse ai testi redatti da autori precedenti «sotto dettatura delle nonne» e scelse fiabe dalle varie Regioni, comparandone le varianti e traducendole dai dialetti all’italiano. Grazie a questo lavoro, la tradizione diventa accessibile anche ai bambini, che gradiranno edizioni come quella illustrata da Emanuele Luzzati (Mondadori, 2019). Anche con queste fiabe, ogni tanto, ci si inquieta, ma si sogna anche molto, accanto a uno dei più grandi scrittori del Novecento.  

Mamma, ho perso il regalo!

Le 6 idee della Settima Base per regalare cultura anche a Natale di Chiara Di Vito   Eccoci qui: è il fine settimana prima di Natale e, come ogni anno, ci ritroviamo all’ultimo momento a cercare qualcosa da mettere sotto l’albero. Un po’ come in Mamma, ho perso l’aereo, solo che qui l’urgenza non è prendere un volo ma trovare il regalo giusto. Senza troppo tempo per riflettere, la scelta rischia di ricadere sul solito regalo destinato a finire in soffitte, cantine o sugli scaffali più remoti di amici e parenti. Ma attenzione: quest’anno sarà diverso. Noi della Settima Base siamo qui per darvi una mano con cinque idee regalo pensate proprio per voi, i nostri lettori. E dato che di arte e cultura scriviamo (e viviamo), cosa potevamo scegliere secondo voi?!   Un libro (o più di uno) Uno dei regali più semplici e allo stesso tempo più personali. È un’idea per tutti i portafogli e si adatta a ogni tipo di lettore. Può essere uno solo (scelto con cura), oppure più di uno: una lettura che ci ha colpito durante l’anno, un romanzo da consigliare, una graphic novel o un libro fotografico da sfogliare senza fretta. Il nostro consiglio è di cercarlo nelle librerie di quartiere: entrare, chiedere, lasciarsi suggerire. Anche il gesto della scelta diventa parte del regalo, un segno di attenzione che va oltre l’oggetto.     Un biglietto a… Regalare un biglietto significa regalare un appuntamento. Che sia un posto in platea al San Carlo o un prato Gold a San Siro, un concerto heavy metal, una serata al cinema per il sequel del Diavolo veste Prada, uno spettacolo teatrale o un musical, poco importa. Sono tutte esperienze che iniziano prima dell’evento e continuano dopo, nei racconti e nei ricordi. Un biglietto è un regalo che non si consuma subito e che spesso resta impresso più a lungo di qualsiasi cosa materiale.     Una tessera museale o culturale La tessera annuale del FAI, una card museale regionale o cittadina sono un invito continuo alla scoperta. Permettono di entrare più volte, tornare su un’opera, esplorare luoghi magari già visti ma mai davvero osservati. È il regalo ideale per chi ama l’arte, ma anche per chi ha solo bisogno di una piccola spinta per cominciare.     Un cd o un vinile (meglio se in edizione speciale) In un’epoca dominata dallo streaming, regalare un cd o un vinile è un gesto che torna ad avere un valore particolare. Non è solo musica, ma un oggetto da tenere, aprire, ascoltare con attenzione. Se poi si vuole rendere il regalo davvero speciale, il consiglio è di cercare un’edizione limitata dell’album più amato dalla persona a cui è destinato il dono. Chi ama la musica lo sa: avere tra le mani il disco giusto, scelto con cura, significa sentirsi visti e capiti. E anche qui vale la regola d’oro: meglio ancora se acquistato in negozi di dischi indipendenti, dove spesso si trovano chicche introvabili e consigli preziosi.     Un buono viaggio per una città d’arte Non serve andare lontano: a volte basta un treno per una città italiana o un volo per una capitale europea ricca di musei, librerie e musica. Un buono viaggio lascia libertà, apre possibilità e accende l’immaginazione. È un regalo che promette scoperta, senza imporre tempi o itinerari rigidi.     Un’esperienza culturale da fare insieme Una visita guidata a un archivio o a una biblioteca storica, una proiezione speciale al cinema d’essai, un reading musicale, un festival, una rassegna culturale o anche un corso breve (di scrittura, fotografia, stampa, illustrazione). Sono esperienze che troppo spesso passano sottotraccia, ma che sono capaci di creare legami e storie condivise.   In fondo, gli oggetti prima o poi si consumano. Le esperienze restano. E il regalo più grande che possiamo fare a Natale è il nostro tempo: i momenti passati insieme, quelli che riempiono le giornate e non solo gli scaffali. E forse è proprio questo, più di ogni altra cosa, il pensiero che conta davvero.  

Non solo Marley: fantasmagorie natalizie

– di Maria Elena Lippi Prima dell’avvento di Babbo Natale, dei jingle pubblicitari e degli abeti esposti fin da inizio novembre, il Natale è stato per lungo tempo una faccenda oscura. È noto come le celebrazioni cristiane della nascita di Gesù abbiano soppiantato i culti pagani legati al periodo invernale, appropriandosi fin dal IV secolo d.C. della data del 25 dicembre e condannando all’oblio il Sol invictus di età imperiale. Tuttavia, lontano da Roma, le tradizioni europee hanno resistito nelle abitudini e nei racconti della gente, che ai dogmi ecclesiastici ha continuato ad affiancare per secoli le proprie credenze e i propri riti, spesso non privi di elementi spaventosi e soprannaturali. Alcuni vengono celebrati ancora oggi, per affetto o turismo: dai demoniaci Krampus di area tedesca alla Mari Lwyd gallese, che, anticamente connessa a riti di fertilità, altro non è che un teschio di cavallo sorretto da un bastone e ornato da nastrini.   Non va poi dimenticato che, tra i rituali di tempi svaniti e le nostre lucine al led, nell’Ottocento del Volksgeist e della fascinazione per lo spiritismo e l’occulto, le gelide notti natalizie offrivano l’atmosfera perfetta a chi volesse conservare una parvenza di mistero anche nel bel mezzo delle neonate metropoli industriali. Nella puritana epoca della Regina Vittoria, infatti, si riscoprì il fascino (e la moda) dei racconti di fantasmi, la cui aura intrinsecamente pagana era in genere mitigata dalla presenza di una morale a beneficio del pubblico, proprio come in Canto di Natale di Charles Dickens. «Tanto per cominciare, Marley era morto» è l’incipit più natalizio che possa venire in mente a chi scrive, preludio della vicenda di redenzione di Ebenezer Scrooge, l’avaro per eccellenza. Ma, nel vasto panorama della letteratura vittoriana, il Natale non è infestato solo dallo spettro di Jacob Marley e dai tre spiriti dickensiani, pronti a risalire le scale con fragor di catene e ad affacciarsi da dietro le tende di un letto a baldacchino. Chi volesse trascorrere qualche ora come si faceva una volta, leggendo o condividendo ad alta voce storie di fantasmi e suspense, potrà cimentarsi con più di una raccolta a tema. Di particolare pregio è il voluminoso A Merry Victorian Christmas (Mondadori, 2025), in cui, oltre al citato Canto di Natale, il lettore troverà una collezione di racconti di più di trenta autori che sono oggi per noi fondamentali testimoni dell’età vittoriana, da Elizabeth Gaskell a Wilkie Collins, senza dimenticare Robert Louis Stevenson e Arthur Conan Doyle.   Con il Natale come sfondo, ciascuno di loro ci restituisce vividi stralci della sua epoca e tormenti che superano il mero timore del soprannaturale, che pur alberga in molte di queste pagine. Troveremo le vicissitudini di sognatori sconfitti dalla vita, il terrore della madre davanti alla malattia del figlio, la lotta interiore tra il bene e il male che imperversa nell’uomo in una società sempre più progredita e moderna, ma anche sempre più violenta e sorda ai bisogni dei poveri. Allo stesso tempo, non mancheranno il tono confidenziale e la vena sagace che caratterizzano la letteratura britannica, contribuendo a trasportare il lettore odierno in un salotto del 1843 e dintorni. I racconti di questa raccolta, così come di altre confezionate per le Feste, sono dunque il frutto di menti colte, capaci di bilanciare realtà e sogno, da bravi eredi degli artifici gotici di Horace Walpole e dell’attenzione di Mary Shelley per la potenza e le ombre dell’animo umano. Chi volesse celebrare un Natale vittoriano con un’atmosfera ben più torbida potrà farlo con Sweeney Todd. Il diabolico barbiere di Fleet Street (Newton Compton Editori, 2024), macabro esempio di penny dreadful, pubblicato originariamente a puntate tra il 1846 e il 1847. I penny dreadful erano storie a puntate acquistabili alla modica cifra di un penny, dai temi scabrosi e sconvolgenti, di relativo valore letterario, ma senz’altro ricche di tensioni e colpi di scena. Tutti elementi che non mancano nelle vicende del signor Todd, abituato a trucidare i propri clienti, poi trasformati in pasticci di carne dall’industriosa signora Lovett. La fortuna attuale di Sweeney Todd è legata al musical di Stephen Sondheim e alla versione cinematografica di Tim Burton, che hanno avuto il merito di riscoprire questo piccolo pezzo di antiquariato londinese. Nelle prossime notti natalizie si potrebbe pure strafare, saltando dal libro allo schermo (o viceversa, a seconda dei gusti). Ad ogni modo, Sweeney Todd ci lascia comunque ancorati alla Londra della rivoluzione industriale, con orrori molto concreti e a noi sempre più vicini. E gli spiriti e i mostri dell’inconscio che la mente umana ha partorito per secoli, dando forma e nome all’ignoto? Per raggiungerli una via sicura è rappresentata dalle Fiabe irlandesi raccolte nella seconda metà dell’Ottocento da William Butler Yeats (nella versione che più vi aggrada, incluse quelle disponibili gratuitamente online). Dai folletti alle fate alle banshee al pooka, conoscerete tutte quelle creature che per gli Irlandesi di un tempo non erano solo personaggi letterari, ma compagni invisibili della vita di ogni giorno, nati dalle ceneri delle antiche religioni e dalla costante fede umana in un altrove che affianca anche la più ordinaria delle esistenze. Certo, sarete lontani dai confortevoli salotti di Londra, ma amerete le storie di quanti, a Natale, senza nemmeno un soldo da spendere in carta stampata, si sarebbero dovuti accontentare della propria voce e della propria memoria.