Daniel Nelson

Daniel Nelson He has two degrees, one a Masters in Enterprise Software Engineering and has spent more than a decade as a senior software developer working in FinTech. He has also been a member of two professional engineering institutions for 17 years. Currently a film quiz champion, he has the near impossible goal of watching every film ever released. He also runs an organisation for board games enthusiasts, which currently has over 10,000 members. Daniel Nelson Laureato in Ingegneria dei Software, ha un Master in Ingegneria del Software per l’Impresa e ha trascorso più di un decennio come sviluppatore senior di software lavorando nel settore FinTech. È inoltre membro di due istituzioni professionali di ingegneria da 17 anni. Attualmente è un campione di quiz cinematografici e ha l’obiettivo quasi impossibile di guardare ogni film mai uscito. Gestisce anche un’organizzazione per appassionati di giochi da tavolo, che conta attualmente oltre 10.000 membri.

Il successo silenzioso dei duo registici

*** Scroll down to read the article in English ***   Con il successo di L’ultima missione: Project Hail Mary (2026), i talenti registici di Phil Lord e Christopher Miller sono ormai sotto i riflettori. Il loro ultimo progetto è stato definito uno dei migliori film di fantascienza del decennio. Per molti, però, non è affatto una sorpresa. I due non sono diventati soltanto affermati produttori durante la loro esperienza a Hollywood, ma anche eccellenti registi, avendo diretto Piovono polpette (2009), 21 Jump Street (2012) e The LEGO Movie (2014). È chiaro che si tratta di una collaborazione estremamente proficua.     Le collaborazioni sono sempre state una parte integrante dell’industria cinematografica, ma forse il mondo del cinema dovrebbe dedicare più attenzione ai successi dei registi che lavorano in coppia. L’industria, infatti, è sempre stata rapida nel celebrare i sodalizi tra registi e compositori. Provereste le stesse emozioni per un classico di Steven Spielberg senza John Williams? Da Lo squalo (1975) a Jurassic Park (1993) i due hanno fatto la storia del cinema. Dopo una collaborazione che ha portato a 29 film, questo duo è probabilmente il sodalizio più prolifico della storia del cinema. Si può parlare di coppie di successo anche per figure come Wes Anderson, che ha sviluppato uno stile e un’estetica ormai iconici nei suoi film, condividendo però costantemente i riflettori con Robert Yeoman. Ingmar Bergman e Sven Nykvist, Alfonso Cuarón e Emmanuel Lubezki, Christopher Nolan e Hans Zimmer, Alfred Hitchcock e Bernard Herrmann, Sergio Leone e Ennio Morricone, Tim Burton e Danny Elfman: esiste una lista pressoché infinita di celebri sodalizi tra registi e coloro che modellano l’estetica e il suono dei loro film.     Le collaborazioni tra registi e montatori sono meno conosciute, come quella tra Martin Scorsese e Thelma Schoonmaker, che lavorano insieme dalla metà degli anni Sessanta. Nonostante ciò, occupano ancora un posto ben visibile nell’immaginario dei cinefili. Scorsese è ampiamente considerato uno dei più grandi registi della storia e Schoonmaker è stata al suo fianco raccogliendo premi e riconoscimenti. Ha ricevuto nove candidature agli Academy Awards e ne ha vinti tre. Il fatto che tutte e tre le vittorie siano arrivate per film diretti da Scorsese dimostra l’importanza e il peso della loro collaborazione.     Il riconoscimento più vicino che di solito diamo a una coppia di registi è, in modo piuttosto curioso, quello tra regista e attore. Coppie come Ryan Coogler e Michael B. Jordan, Akira Kurosawa e Toshiro Mifune, oppure Alfred Hitchcock con sia Cary Grant che James Stewart, illustrano il profondo impatto che gli attori hanno avuto sui registi. Spesso vengono etichettati con termini come “musa” o “fonte d’ispirazione”, per sottolineare l’influenza che possono avere sui progetti cinematografici. Questo confine sempre più sfumato è arrivato al punto in cui Noah Baumbach ha lavorato così a stretto contatto con Greta Gerwig in film come Frances Ha (2012) e Mistress America (2015), che lei ha ottenuto il credito di sceneggiatrice in entrambi ed è considerata una co-regista dei film. Gerwig avrebbe poi iniziato a dirigere autonomamente i propri progetti a partire da Lady Bird (2017), ottenendo un notevole successo come attrice diventata regista.     Fin dai primi giorni del cinema, i duo registici sono sempre esistiti. La leggendaria collaborazione britannica tra Michael Powell e Emeric Pressburger ha prodotto opere ancora oggi molto apprezzate. Scarpette rosse (1948) e Scala al paradiso (1946) sono due esempi della loro perdurante rilevanza. Negli ultimi anni, coppie di fratelli hanno condiviso la sedia da regista con grande successo. I fratelli Russo sono entrati a far parte del Marvel Cinematic Universe dopo anni di lavoro in televisione. I due hanno diretto Avengers: Infinity War (2018) e Avengers: Endgame (2019), due dei film con i maggiori incassi di tutti i tempi. Le sorelle Wachowski, poi, hanno cambiato il panorama cinematografico con il loro debutto in Matrix (1999). La combinazione di azione e filosofia, insieme a numerose innovazioni tecniche, stupì il pubblico al momento dell’uscita, dando origine a un’ondata di film imitativi che cercavano di replicarne lo stile. Lo scorso anno, dopo anni di collaborazione, i fratelli Safdie hanno realizzato film sportivi che hanno finito per competere per molti degli stessi premi. Tuttavia, questi due talenti emergenti hanno iniziato la loro carriera come duo registico, ottenendo rapidamente notorietà, con Good Time (2017) e Diamanti grezzi (2019). Hanno lasciato la porta aperta a future collaborazioni.     Ad ogni modo, la coppia più iconica è senz’altro quella dei fratelli Coen: Fargo (1996), Il grande Lebowski (1998) e Non è un Paese per vecchi (2007), insieme ad altri titoli, si sono guadagnati lo status di nomi entrati nell’immaginario collettivo. Avendo padroneggiato numerosi stili e generi, i fratelli Coen si sono solidamente inseriti nella discussione sui più grandi registi viventi. Daniel Kwan e Daniel Scheinert (i Daniels) probabilmente guardano con una certa invidia al successo dei Coen. I Daniels hanno iniziato realizzando videoclip musicali per poi passare ai lungometraggi, ottenendo enorme successo di critica e un trionfo agli Oscar con Everything Everywhere All at Once (2022). Con una creatività apparentemente infinita e un arsenale di soluzioni cinematografiche senza limiti, il duo ha lasciato l’industria in trepidante attesa di nuovi progetti.   Tutti questi duo hanno aperto numerosi possibili percorsi per i talentuosi Lord e Miller, percorsi che speriamo decidano di percorrere ancora insieme, magari a braccetto.   ***   The Quiet Success of Directing Duos by Daniel Nelson   With the success of Project Hail Mary (2026), the directing talents of Phil Lord and Christopher Miller are now front and centre. Their latest project has been labelled one of the best Sci-fi film of the decade. However, for many this isn’t a surprise. The duo have not just become accomplished producers during their time in Hollywood but also excellent directors having directed Cloudy with a Chance of Meatballs (2009), 21 Jump Street (2012) and The Lego Movie (2014). Clearly this is a fruitful partnership.   Partnerships have always been an integral part of the film industry, but perhaps

Il successo silenzioso dei duo registici Leggi tutto »

I 3 migliori film di Catherine O’Hara che potresti aver perso

*** Scroll down to read the article in English. ***   È un triste inizio per il 2026: la famosa comica, attrice e sceneggiatrice canadese Catherine O’Hara è scomparsa all’età di 71 anni il 30 gennaio. Il momento dell’anno è particolarmente significativo, poiché per le famiglie di tutto il mondo O’Hara è stata una presenza fissa durante molte festività natalizie. Se il pubblico non l’ha vista aggiungere un tocco di macabro al Natale prestando la voce al personaggio di Sally in The Nightmare Before Christmas (1993), allora è probabile che molti appassionati di cinema abbiano trascorso innumerevoli feste a fare il tifo per lei mentre cerca di ricongiungersi con il dispettoso Kevin McCallister in Mamma, ho perso l’aereo (1990). Perciò, senza dubbio, in quel periodo Catherine O’Hara era nella mente degli amanti del cinema. Diverse generazioni hanno apprezzato il suo lavoro sul grande e piccolo schermo in progetti come SCTV, Schitt’s Creek e The Studio, per non dimenticare la sua interpretazione della madre yuppie di Lydia Deetz, il personaggio di Winona Ryder in Beetlejuice (1988). Tuttavia, poiché ha trascorso decenni tra schermo e palcoscenico, molti spettatori potrebbero essersi persi alcuni dei suoi migliori film. Ecco tre gemme nascoste della sua carriera che dovreste vedere.   1. Campioni di razza di Christopher Guest (2000)     Una commedia in stile mockumentary su una serie di coppie che allevano cani per prestigiose esposizioni canine. Uscito nelle sale nel settembre 2000, è diventato un classico sia per la critica che per il pubblico. Christopher Guest non ha inventato il mockumentary, ma lo ha certamente reso popolare con film come Sognando Broadway (1996), lo stesso Campioni di razza e For Your Consideration (2006). O’Hara è diventata presto una delle sue collaboratrici più assidue, insieme a nomi come Eugene Levy. O’Hara e Levy hanno lavorato insieme più volte negli anni, non solo in diversi film di Guest ma anche in altri progetti (probabilmente Schitt’s Creek è il più noto tra quelli condivisi). La loro collaborazione non diventa mai monotona, e la loro familiarità porta a momenti sempre più esilaranti. In Campioni di razza O’Hara e Levy interpretano una coppia che attraversa il Paese con il loro terrier, Winky. Durante il viaggio incontrano numerosi ex amanti del personaggio interpretato da O’Hara, dando vita a molte comiche conversazioni che il suo attuale partner deve sopportare. Si tratta di un film speciale, considerato uno dei migliori mockumentary di Guest, che mette in evidenza lo straordinario talento comico di O’Hara. L’attrice non ha mai deriso le persone, ma ha sempre reso credibili personalità sopra le righe, mettendo in luce con delicatezza stranezze e frustrazioni personali. Questo film dimostra proprio la sua capacità di interpretare personaggi eccentrici facendoli sembrare persone reali.   2. Fuori Orario di Martin Scorsese (1985)     Qui O’Hara si unisce al suo co-protagonista di Mamma, ho perso l’aereo e marito sullo schermo John Heard (Peter McCallister) per una rara commedia diretta da Martin Scorsese. Questa dark comedy racconta una singola notte in cui il personaggio di Griffin Dunne, Paul Hackett, cerca di tornare a casa dopo un appuntamento fallito con una donna incontrata in un diner. Hackett deve attraversare Manhattan per rincasare e poter tornare al suo lavoro d’ufficio il giorno dopo. Tuttavia, il destino e una serie di bizzarri personaggi, tra cui Gail, interpretata da O’Hara, fanno di tutto per ostacolarlo. Il film mette in luce alcuni degli aspetti più strani della New York degli anni ’80 e catapulta il protagonista in un viaggio contorto, simile a quello del Mago di Oz, attraverso la città. Vale la pena vederlo anche solo per osservare un regista leggendario alle prese con un genere che ha esplorato raramente. Lo stile di Scorsese non risente affatto del cambio di genere: offre numerose occasioni a un gruppo di attori comici di brillare nei panni di eccentrici yuppie degli anni ’80. Il personaggio di O’Hara, Gail, appare nella seconda metà del film come autista di camion/vigilante, aggiungendo non solo comicità, ma anche un maggiore senso di pericolo. Fuori Orario è un’opportunità per vedere quanto l’attrice sapesse adattarsi a diversi stili di comicità, in un film che oscilla tra dark comedy e film noir. Il tono diventa a tratti surreale, esplorando una New York fuori dagli schemi – o meglio, una “New York dopo l’orario di chiusura” – dimostrando perfettamente l’intelligenza di O’Hara nell’interpretare il materiale e nel mantenere il pubblico sospeso tra risate e tensione.   3. Il robot selvaggio di Chris Sanders (2024)     Un film di animazione e il più recente con Catherine O’Hara, escludendo il documentario John Candy: I Like Me (2025). O’Hara era abituata alle performance vocali, avendo doppiato numerosi personaggi animati nel corso degli anni (come in Chicken Little, 2005; Frankenweenie, 2012; Elemental, 2023). Il robot selvaggio vanta un cast ricco di nomi famosi, come Lupita Nyong’o e Pedro Pascal. Racconta la storia di un robot smarrito in una foresta remota insieme a diversi animali selvatici, costretto dalle circostanze a prendersi cura di un’oca orfana. O’Hara interpreta un’opossum alle prese con il proprio percorso verso la maternità. Temi come l’ambientalismo, la maternità e la famiglia “ritrovata” sono tra i più forti del film. Sebbene la narrazione offra tutte le risate e i momenti toccanti tipici di un film per famiglie, tra i film di animazione a cui O’Hara ha partecipato questo è uno dei più apprezzati. Nel corso della sua carriera, l’attrice ha spesso recitato in film con cast folti e importanti, senza mai lasciare che ciò riducesse il suo impatto in alcuna storia. Il robot selvaggio lo dimostra chiaramente. È un esempio perfetto dell’eredità che O’Hara lascerà nell’industria cinematografica. La sua carriera è stata ricca di sceneggiature, interpretazioni dal vivo, ruoli di doppiaggio e performance comiche tra sketch e improvvisazione. Una vita intera trascorsa a far ridere il pubblico in modi apparentemente infiniti.    ***         The 3 Best Catherine O’Hara Films you may have missed   by Daniel Nelson   It’s a sad way to start 2026ː the

I 3 migliori film di Catherine O’Hara che potresti aver perso Leggi tutto »

Eephus: ode e lamento per i “terzi spazi”

*** Scroll down, to read the article in English. *** Il baseball è sempre stato un tema caro ai registi. D’altronde, la maggior parte dei film mainstream con un impatto globale proviene dagli Stati Uniti: non sorprende che lo sport noto come il “passatempo nazionale americano” abbia avuto un ruolo così significativo nella storia del cinema. Tuttavia, sebbene siano stati realizzati moltissimi film su questo sport, i temi e, spesso, anche la trama hanno poco a che fare direttamente con il baseball, che funge piuttosto da sfondo per raccontare altre storie. L’uomo dei sogni (1989), ad esempio, esplora il rapporto speciale tra padri e figli, mentre Il migliore (1984) indaga la lotta per mantenere la propria integrità personale. Ragazze vincenti (1992), poi, affronta il cambiamento del ruolo delle donne durante e dopo la Seconda guerra mondiale. In questa grande tradizione si inserisce Eephus (2024), il cui tema portante è il trascorrere del tempo e la perdita – molto contemporanea – dei “terzi spazi”, quei luoghi di socialità e incontro che stanno ormai svanendo dalle nostre città.     Eephus è il primo lungometraggio diretto da Carson Lund e vede come protagonista Keith William Richards, già apparso in Diamanti grezzi nel 2019. Il film racconta la storia di uno stadio di baseball locale che sta per chiudere per sempre e segue l’ultima partita che verrà disputata su quel campo. A sfidarsi sono due squadre amatoriali composte da uomini anziani con livelli molto diversi di abilità e forma fisica. La partita non ha alcuna importanza ufficiale: non c’è un trofeo in palio e il pubblico è una sparuta raccolta di passanti curiosi. Lo stadio non può essere salvato e non esiste nemmeno un malvagio costruttore immobiliare da contrastare, sconfiggere o almeno odiare. Non c’è neppure motivo di protesta, dato che lo stadio verrà demolito per costruire una nuova scuola. Tuttavia, non sarebbe corretto dire che la giornata non sia importante: è l’ultima occasione per riunirsi come comunità, l’ultima opportunità per ricordare i bei momenti trascorsi insieme e, con ogni probabilità, l’ultima volta in cui tutte quelle persone si ritroveranno nello stesso luogo.     Il titolo si riferisce al lancio “eephus”, un tipo particolare di lancio talmente lento da mandare fuori tempo il battitore. È proprio questo ciò che il film intende esplorare: lo scorrere del tempo nel corso dei mesi e degli anni, che le persone faticano a misurare perché il ritmo ha alterato la loro percezione. Seguiamo i personaggi mentre giocano quest’ultima partita, a volte celebrando l’evento e altre lamentando la perdita del loro spazio condiviso e della comunità informale che vi ruotava attorno. In assenza di un conflitto evidente, il film sceglie di mostrare i personaggi impegnati a portare a termine la partita: i partecipanti lottano contro le numerose frizioni che minacciano di rovinare quest’ultimo incontro. La partita deve essere conclusa e deve accadere ora. Certo, vengono fatte promesse poco convinte di ritrovarsi di tanto in tanto e di spostare il campionato in un altro stadio a trenta minuti di distanza, ma tutti riconoscono la fine di un’epoca. Il peso degli impegni esterni finirà quasi certamente per schiacciare qualsiasi piano di far rivivere questa tradizione. Nonostante ciò, il tono del film è umoristico: amici si prendono in giro e si punzecchiano in modi che solo legami decennali possono permettere; osservatori distaccati offrono commenti divertenti; atleti che non hanno mai nemmeno sognato le grandi leghe regalano momenti di comicità fisica.     Il film è una celebrazione dei terzi spazi e contemporaneamente ne piange l’assenza nel mondo moderno. La storia è ambientata negli anni Novanta, ma è costellata di elementi visivi provenienti da decenni diversi: uniformi e automobili coprono da sole un ampio arco temporale e contribuiscono a creare quella sensazione nebulosa di riflessione sul tempo che pervade i personaggi, permettendo allo spettatore di immedesimarsi in loro e invitandolo a ripensare a un’attività o a uno spazio sociale amato. In definitiva, Lund riesce a intrattenere analizzando come lo sport offra alle persone un canale fondamentale per trovare un generale senso di condivisione. Lund comprende che, all’interno di questo contesto, il pubblico ritroverà personaggi e dinamiche riconoscibili con cui potersi identificare, e che in questo ambiente, dove i confini si dissolvono naturalmente, emergono commedia, dramma (talvolta meschino) e calore umano.   ***     Eephus: Ode and Lament for “Third Spaces” by Daniel Nelson   Baseball has always been a topic film has return to over the years. Besides, most mainstream films that have a worldwide impact are from America: it may not be a surprise that the sport referred to as “America’s past time” has had such a significant place in film history. However, although there has been so many movies about the sport, the themes and often the plot frequently has little to do with baseball, and simply acts as the background for other stories to be told.   “Field of Dreams” (1989) delves into the special relationship between fathers and sons, “The Natural” (1984) explores the struggle to maintain personal integrity and “A League of Their Own” (1992) looks at the changing role of women during and after WW2. Within this great tradition fits “Eephus” (2024), whose central theme is the passage of time and the distinctly contemporary loss of “third spaces”, those places of sociality and gathering that are gradually disappearing from our cities.   “Eephus” is the first feature directed by Carson Lund and stars Keith William Richards who previously appeared in “Uncut Gems” (2019). The movie is about the local baseball stadium that is about to close forever and follows the last game to ever be played on that field. The game is between two amateur teams filled with an assortment of aging men of various levels of skill and fitness. The game is of no significance: no trophy is on the line, the audience is a sparse collection of idly curious passers-by. The stadium can’t be saved and there isn’t even a villainous property developer to challenge and defeat or at least hate.

Eephus: ode e lamento per i “terzi spazi” Leggi tutto »

Torna in alto