Il nuovo graphic novel dedicato a Egon Schiele ed edito da Becco Giallo non è la solita biografia lineare. È un’opera a quattro mani che unisce la sceneggiatura di Marina Valenti e lo stile realistico dell’autrice al tratto dinamico e “nervoso” del noto illustratore Ernesto Anderle. Nato quasi per caso da un video youtube, il volume mette in parallelo il viaggio di due giovani del nostro tempo con le vicende umane e artistiche del pittore austriaco: un ragazzo e una ragazza che hanno avuto una storia d’amore, si incontrano per caso mentre vanno a visitare una mostra, una antologica di Schiele. Si sviluppa così un dialogo sospeso tra passato e presente, dove l’arte incontra le debolezze umane, un racconto a specchio tra i giovani di oggi e il mito di Schiele: le nevrosi della Vienna di inizio secolo si riflettono con le fragilità e le insicurezze della giovinezza contemporanea. Gli autori scavano nei traumi dal pittore, nella sua tormentata ricerca della figura paterna attraverso l’erotismo e in quella scelta fatale che farà alla fine, “borghese”, che spengerà la luce dell’ispirazione poco prima della morte avvenuta prestissimo, a soli 28 anni.
Abbiamo incontrato Marina Valenti a Lucca Comics and Games 2026 che ha rilasciato un’intervista per noi.

Questa graphic novel è a tutti gli effetti un lavoro a quattro mani. Com’è nata l’idea originaria e come si è sviluppata la vostra collaborazione?
L’idea è partita da Ernesto che voleva realizzare un graphic novel su Schiele. Navigando su YouTube si è imbattuto in un mio video intitolato “Egon Schiele. Gli artisti vivranno eternamente”, in cui condividevo a braccio una serie di riflessioni personali sulla sua vita. Mi ha contattata su Instagram, ha scoperto che sono anche io una pittrice e illustratrice, e mi ha proposto di unire le forze.
Tu hai curato la sceneggiatura e parte dei disegni, mentre Ernesto si è concentrato esclusivamente sulla parte visiva. Come avete fatto convivere due stili che avete definito molto diversi?
Ernesto ha uno stile molto fresco, istintivo e “nervoso” – potremmo dire molto vicino alla sensibilità di Schiele. Io, al contrario, ho un approccio molto più realistico. Poteva sembrare una scelta azzardata per lo stesso volume, ma abbiamo sfruttato la struttura del racconto nel racconto.
La cornice narrativa segue due ragazzi dei giorni nostri su un treno diretto a una mostra di Schiele. Tutta la loro linea temporale è gestita con il mio stile più cinematico e lineare, quasi giornalistico. Quando la narrazione si sposta sulla vita di Schiele e sulle sue opere, subentra il tratto poetico e libero di Ernesto. In questo modo i due stili si fondono ed evolvono anche attraverso il colore: all’inizio le tavole sono cupe, ma diventano sempre più luminose man mano che i protagonisti si aprono tra loro.

Entrando nel merito della storia, qual è il focus di questa biografia?
Non volevamo fare la classica cronistoria accademica dall’inizio alla fine. Il fumetto scava nel lato emotivo e strettamente umano di Schiele, mettendolo a specchio con le insicurezze dei ragazzi di oggi. Pur essendo un genio assoluto, Schiele era un ragazzo come tutti gli altri, che ha commesso i suoi errori, condizionato dal contesto storico e dalle sue vicende familiari. L’obiettivo del libro è spingere il lettore a guardarsi dentro proprio attraverso i suoi errori.
C’è qualche aspetto meno noto della sua vita che è emerso durante le vostre ricerche e che avete deciso di inserire?
Sicuramente il legame profondo tra la sua arte e i traumi familiari. Suo padre è morto di sifilide dopo aver frequentato a lungo le prostitute. È un dettaglio noto agli esperti, ma raramente approfondito sotto questo aspetto: tutta la produzione di Schiele legata al nudo, alla sessualità esasperata e all’intimità può essere letta quasi come una ricerca inconscia della figura paterna.
Un altro punto cruciale è la scelta “barbina” che fece alla fine della sua vita, quando decise di abbandonare Wally – la sua storica compagna e musa – per sposare una donna della borghesia, classe sociale che inseguiva da sempre. Una svolta che ha spento la sua arte: i quadri successivi mostrano un Egon compiacente.
È diventato mainstream, diremmo oggi.
Sì, quasi mainstream. Cercò di trasformare la moglie nella nuova Wally, forte anche la somiglianza tra le due donne, senza mai riuscirci. Segno che non l’aveva mai dimenticata.
Per ironia della sorte, è morto appena un anno dopo il matrimonio.




