La natura umana in “Sodoma Zombie” di Salvatore Amato

Come ormai ben sapete, al Salone del Libro di Torino di quest’anno abbiamo fatto incetta di titoli e autori. Tra questi ultimi abbiamo incontrato una nostra vecchia conoscenza: Salvatore Amato, stavolta non in veste di poeta, ma di romanziere.

È infatti appena uscito per Edikit il suo Sodoma zombie, che racconta un mondo (e un’Italia, nello specifico) devastato da un’epidemia di morti viventi.

 

“Sodoma zombie” allo stand di Edikit

 

Lo stile si divide tra passaggi non privi di lirismo, che accompagnano soprattutto i “buoni”, e i toni grotteschi e iperbolici delle losche vicende dei molti “cattivi” che affollano la trama e che, più che gli zombie, sono proprio gli umani.

Infatti, mentre le basi del vivere civile vengono completamente minate, il caos genera una sequela di turpitudini indicibili. È davanti al terrore e allo spaesamento degli indifesi che i violenti e i sadici possono scatenare i propri istinti crudeli e dare sfogo alle proprie perversioni, come nella Sodoma biblica e nei fotogrammi pasoliniani. C’è pure un’ulteriore complicazione: il progresso tecnologico usato per fini malevoli, che amplifica le potenzialità malvagie della natura umana, fotografata nei suoi eccessi più bestiali.

In questa storia, narrata in un incalzante presente, i malvagi sono malvagi sul serio. Sullo sfondo delle loro azioni infami, si staglia in forte contrasto l’eroismo e la tenacia di chi ancora sceglie di lottare non solo per mera sopravvivenza, ma per rendere più giusta la vita che continua a resistere anche in mezzo all’orrore.

 

Salvatore Amato con una copia di “Sodoma zombie”

 

Con una vividezza in bilico tra le versioni cinematografiche di World War Z e Caligola, Sodoma zombie non si inserisce soltanto nel genere horror, ma aggiunge qualcosa al discorso “sugli zombie” e lo fa con consapevolezza e padronanza degli strumenti a sua disposizione, dai tòpoi di genere alla cura del linguaggio, sempre funzionale alla sostanza.

 

Non a caso, lo stesso Amato ci ha raccontato che l’idea per questa storia è nata leggendo diversi libri di narrativa zombie e notando come tutti sembrassero simili tra loro, prevalentemente con un registro basso, di mero intrattenimento. L’autore ha perciò puntato a creare qualcosa di innovativo, cercando di «dire qualcosa che ancora non si era mai detto in questo tipo di letteratura». Pensiamo che ci sia ampiamente riuscito, perché, senza fare “spoiler”, queste pagine spiazzeranno il lettore e lo spingeranno a chiedersi non tanto che armi e strategie conviene usare in caso di attacco zombie, ma chi diventeremmo in uno scenario in cui legge e morale hanno perso la loro forza. 

 

Abbiamo infine chiesto ad Amato cosa gli piacerebbe che il lettore conservasse della lettura di Sodoma zombie. Con onestà ci ha risposto che è una domanda difficile: di sicuro, la dedica alla sua ragazza («Eleonora, importante come l’antifascismo»), ma anche semplice svago o, possibilmente, un sottotesto da trovare e portare con sé.

 

Cogliamo questo suo implicito invito. Ciò che è rimasto a noi di queste pagine è ciò che va oltre personaggi e trama e affonda le sue radici in quegli interrogativi costanti nella storia umana, in quelle domande di valore le cui risposte rischiano di essere molto più spaventose di qualsiasi mostro: davanti al dolore dell’altro ci trasformeremo in compagni o carnefici?

 

 

 

27/05/2026

 

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