Ottobre 2026

Le Ninfee (Les Nymphéas), Claude Monet, Musée de l'Orangerie

Le premier dimanche du mois à Paris

La prima domenica del mese a Parigi ogni amante d’arte detiene una fortuna inaspettata: il museo gratuito. Il volume della prorompente, ma pur sempre elegante, caoticità di Parigi può essere attenuato entrando gratuitement in alcuni tra i più famosi musei parigini e mondiali. Varcata la soglia, al di là dei muri, al di là delle vetrate, si viene trasportati in un mondo di cultura, colori, ingegni e vita che dovrebbero ispirare ammirazione, pace e stupore tutt’insieme.     L’unico cruccio parrebbe essere lo scegliere ciò che si vuol visitare ed il consiglio, in tal caso, è di sfogliare il libro dei propri interessi. Le possibilità spaziano dai grandi classici, come il Musée de l’Orangerie e il Musée d’Orsay, all’arte moderna, dall’arte asiatica, con il Musée Guimet, alla natura. E poi ancora immigrazione, archeologia, ceramica, per un totale di oltre venti musei nell’intera regione dell’Île-de-France. È sufficiente recarsi sul sito dell’Ufficio del Turismo – Paris je t’aime – al fine di consultare l’elenco completo delle gallerie aderenti all’iniziativa, ricordando che, per quelle più richieste, la prenotazione rimane obbligatoria ed effettuabile sulle pagine web ufficiali nei giorni antecedenti la visita.     Che il viaggiatore non si scoraggi, qualora il suo museo prediletto non fosse in quell’elenco: alcuni tra i più famosi siti estendono l’apertura domenicale gratuita solo nei periodi di minore affluenza (da ottobre/novembre a marzo). Tra i più conosciuti potremmo citare il Musée Rodin, la Sainte-Chapelle, il Panthéon, l’Arc de Triomphe e lo Château de Versailles. E se volessimo ammirare la Nike di Samotracia o rivivere i primi minuti de Il Codice da Vinci – omicidio a parte, s’intende? Ecco che ci si apre un’ulteriore possibilità: ogni primo venerdì del mese, ad eccezione dei mesi di Luglio ed Agosto, è possibile prenotare una visita al Musée du Louvre con ingresso dalle 18 e permanenza fino a regolare chiusura del museo.     «Senza immaginazione non v’è salvezza» disse cinquant’anni fa il critico d’arte Giulio Carlo Argan parlando della corrente impressionista di cent’anni prima. Un’affermazione sorprendentemente veritiera anche al giorno d’oggi, in cui ci troviamo afflitti da una grave crisi culturale, climatica e finanziaria. Verrebbe pertanto da chiedersi se i grandi capolavori di Parigi e la loro lettura in chiave contemporanea potrebbero, una volta ancora, radicare nel tessuto sociale riflessioni e futuri cambiamenti. 7/10/2026

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Il Freud Museum di Londra: la casa dell’esilio

Che siano piccoli o grandi, gli spazi di Londra raccontano sempre una storia, come abbiamo visto quest’estate su La Settima Base. Nel caso del Freud Museum a Hampstead, nella parte settentrionale della città, si tratta di una vicenda individuale e familiare intrecciata alle più tragiche vicende del Novecento.   Sigmund Freud, il padre della psicanalisi, ateo, ma di origine ebraica, subì la minaccia del regime nazista e fu tra coloro ai quali, prima dell’avvio della “soluzione finale”, fu concesso di abbandonare Vienna per trovare rifugio in Inghilterra. Fu così che Freud giunse a Londra nel 1938, insieme a ben diciassette persone, tra cui la moglie e i figli, ma anche le domestiche e il medico personale.     Le condizioni di salute del neurologo austriaco, infatti, erano già ampiamente compromesse alla partenza: Freud morirà di lì a un anno, in esilio e apolide, in quanto privato della cittadinanza dal regime.     In questo breve lasso di tempo, tuttavia, la dimora londinese del dottore si riempì di ricordi e di oggetti che oggi ci permettono di entrare in contatto con la vita quotidiana di quei giorni. Al pianoterra, infatti, oltre al divano, ai libri e ad effetti personali come i famosi occhiali dalla montatura tonda, si trova una ricchissima collezione di oggetti antichi, dall’Antico Egitto al Giappone, dalla Cina al Nord America, testimonianza di una passione (o una vera e propria ossessione) coltivata per decenni dal medico.       Se la sala e lo studio di Freud colpiscono per la loro apparenza di “museo nel museo”, è però al piano superiore della casa che si ha modo di mettere meglio a fuoco i tasselli della vicenda di una famiglia in fuga dal nazismo, uscendo del tutto dal mito e incontrando la Storia. Il vero e proprio pezzo forte del museo, infatti, è, a parere di chi scrive, il filmato in cui la voce di un’anziana Anna Freud, la figlia di Sigmund, ricorda i giorni della fuga e l’ultimo compleanno del padre a Maresfield Gardens. Freud appare fragile nei fotogrammi catturati dalla macchina da presa e le scene sono i momenti di un gruppo di amici e familiari felici davanti allo scampato pericolo. Un privilegio che non spetterà a tutti i membri della famiglia Freud: in una sala vicina a quella dove si può visionare il filmato, un piccolo memoriale ricorda le quattro sorelle del medico, Rosa, Mitzi, Dolphi e Paula, deportate e trucidate ad Auschwitz.     Alla figura di Anna Freud sono dedicate anche altre sezioni del museo, che riesce a valorizzarla alla pari del padre. Anna, infatti, fu tutt’altro che una figura secondaria: non solo raccolse l’eredità paterna, ma contribuì al suo sviluppo e trovò la propria strada nello studio della psicoanalisi infantile. Il museo conserva non solo le decine di migliaia di lettere e documenti del “Sigmund Freud archive”, ma conserva anche uno specifico “Anna Freud archive” che va dal 1895 al 1982, ovvero l’intero arco della vita della psicoanalista.     Fino al 14 febbraio 2027 il museo ospiterà la mostra 40 Objects, 40 Years, per celebrare i quaranta anni di attività con un’esposizione degli oggetti più preziosi tra le antichità collezionate da Freud, nonché di alcuni cimeli familiari che racconteranno la vita tra le mura della casa di Maresfield Gardens e che verranno mostrati al pubblico per la prima volta. Un modo per entrare ancora a più stretto contatto con una figura che, con i suoi studi, tra apprezzamenti e critiche, ha contribuito a plasmare la Storia del Novecento, dalla medicina alla letteratura.       01/10/2026

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