Le Ninfee (Les Nymphéas), Claude Monet, Musée de l'Orangerie

Le premier dimanche du mois à Paris

La prima domenica del mese a Parigi ogni amante d’arte detiene una fortuna inaspettata: il museo gratuito. Il volume della prorompente, ma pur sempre elegante, caoticità di Parigi può essere attenuato entrando gratuitement in alcuni tra i più famosi musei parigini e mondiali. Varcata la soglia, al di là dei muri, al di là delle vetrate, si viene trasportati in un mondo di cultura, colori, ingegni e vita che dovrebbero ispirare ammirazione, pace e stupore tutt’insieme.     L’unico cruccio parrebbe essere lo scegliere ciò che si vuol visitare ed il consiglio, in tal caso, è di sfogliare il libro dei propri interessi. Le possibilità spaziano dai grandi classici, come il Musée de l’Orangerie e il Musée d’Orsay, all’arte moderna, dall’arte asiatica, con il Musée Guimet, alla natura. E poi ancora immigrazione, archeologia, ceramica, per un totale di oltre venti musei nell’intera regione dell’Île-de-France. È sufficiente recarsi sul sito dell’Ufficio del Turismo – Paris je t’aime – al fine di consultare l’elenco completo delle gallerie aderenti all’iniziativa, ricordando che, per quelle più richieste, la prenotazione rimane obbligatoria ed effettuabile sulle pagine web ufficiali nei giorni antecedenti la visita.     Che il viaggiatore non si scoraggi, qualora il suo museo prediletto non fosse in quell’elenco: alcuni tra i più famosi siti estendono l’apertura domenicale gratuita solo nei periodi di minore affluenza (da ottobre/novembre a marzo). Tra i più conosciuti potremmo citare il Musée Rodin, la Sainte-Chapelle, il Panthéon, l’Arc de Triomphe e lo Château de Versailles. E se volessimo ammirare la Nike di Samotracia o rivivere i primi minuti de Il Codice da Vinci – omicidio a parte, s’intende? Ecco che ci si apre un’ulteriore possibilità: ogni primo venerdì del mese, ad eccezione dei mesi di Luglio ed Agosto, è possibile prenotare una visita al Musée du Louvre con ingresso dalle 18 e permanenza fino a regolare chiusura del museo.     «Senza immaginazione non v’è salvezza» disse cinquant’anni fa il critico d’arte Giulio Carlo Argan parlando della corrente impressionista di cent’anni prima. Un’affermazione sorprendentemente veritiera anche al giorno d’oggi, in cui ci troviamo afflitti da una grave crisi culturale, climatica e finanziaria. Verrebbe pertanto da chiedersi se i grandi capolavori di Parigi e la loro lettura in chiave contemporanea potrebbero, una volta ancora, radicare nel tessuto sociale riflessioni e futuri cambiamenti. 7/10/2026

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