punk

Il punk dei Ramones vive ancora con Marky

Un concerto emozionante a “Il pane e le rose” di Gallicano in provincia di Lucca, dove sabato 20 giugno si è esibita la band Marky Ramone’s Blitzkrieg. L’evento ha richiamato tantissimi fan dei Ramones ma anche tanti curiosi, dal momento che l’ingresso era gratuito.  C’è poco da dire: Marky Ramone è l’ultimo sopravvissuto della band di cui era batterista e che da molti è inidicata come quella dalla cui musica è poi nato il punk. Senza considerare C. J. Ramone e Richie Ramone  che hanno militato nella band per periodi più limitati, Marky è appunto l’unico dei Ramones “storici” ancora vivo. Lo spettacolo va alla grande, sul palco unicamente l’energia della musica. Non può non venire in mente Nick Mason: altro grandissimo batterista, in questo caso dei Pink Floyd, che ha riportato in giro per il mondo una parte di repertorio della sua band senza i compagni di viaggio storici ma con altri musicisti e che abbiamo visto a Pompei. Certo, con i Ramones il genere è completamente diverso e anche la storia è completamente diversa. La band comunque va alla grande e se chiudi gli occhi hai l’impressione di trovarti indietro nel tempo di una quarantina di anni.       Se apri gli occhi però non vedi Dee Dee al basso, non vedi Jhonny alla chitarra, e non vedi Joey, un cantante alto e paradossalmente timido che nasconde le proprie fragilità dietro lunghi capelli e grandi occhiali. Sul palco cioè non ci sono quei drammi interiori, quelle storie tragiche fra droghe, paroanoie, galere e problemi di salute, non c’è la tenerezza che scaturiva da una personalità complessa come quella di Joey. E tanti che hanno assistito al concerto, per quanto soddisfatti della serata, portano con sé un po’ di malinconia per le storie tragiche che hanno accompagnato gli ex componenti della band, tanti si chiedono come sarebbe stata diversa la loro storia se fossero sopravvissuti e si fossero ritrovati a suonare adesso tutti insieme. Lo spettacolo non può che chiudersi con Blitzkrieg Bop dopo un omaggio a Joey con What a Wonderful World, accolta da un’ovazione da parte del pubblico come atto di amore nei confronti del cantante storico della band trattandosi di un brano estratto dal suo album solista uscito postumo, Don’t Worry About Me. E non a caso Marky era stato chiamato a suonare la batteria in alcuni dei brani dell’album fra cui, appunto, What a wonderful World.     Rimangono la bellezza della musica e il ringraziamento che i fan trirbutano a Marky che continua a rendere vivi i capolavori dei Ramones e dei suoi ex compagni di viaggio. Un Marky nel cui sguardo, se lo incontri, vedi riassunta in un attimo una storia incredibile e in parte maledetta. Che magari non ti rivolge parola ma che, dopo averti squadrato capisce se c’è sintonia e ti dà una pacca sulla spalla. Marky sente l’amore del pubblico e alla fine non manca di abbracciarlo simbolicamente.   21 giugno 2026

Il punk dei Ramones vive ancora con Marky Leggi tutto »

I Die Toten Hosen spaccano con l’unica data del tour in Italia

Concerto fenomenale, una scarica di energia ai massimi livelli grazie a Die Toten Hosen, la band icona del punk tedesco che si è esibita ieri, giovedì 28 maggio 2026, all’Alcatraz di Milano per l’unica data italiana eccezionale e indimenticabile: “TRINK AUS! WIR MÜSSEN GEHEN – TOUR 2026 – AMICHEVOLE GERMANIA – ITALIA.”    Una serata da incorniciare anche perché si è trattato non solo dell’unica data italiana del nuovo tour, ma di uno degli unici due warm up previsti; considerando poi che questo è il loro ultimo tour, a meno che non ci siano sorprese, si è trattato dell’ultima data in Italia nella storia dei Toten Hosen.   Ma come se non bastasse, a impreziosire la serata è stato anche il fatto che il concerto ha coinciso proprio con la data di uscita del nuovo e ultimo album che ha un titolo che non lascia spazio a ripensamenti riguardo alla chiusura della storia:  “Trink aus, wir müssen gehen!”. E visto che c’erano, i Toten hanno deciso di festeggiare facendo uscire in contemporanea anche un altro album, “Alles muss raus!” contenente cover di musicisti con cui hanno avuto qualcosa da condividere.     Fan di lunga data rigorosamente con magliette che ripercorrono l’intera carriera della band. Ma la cosa che incuriosisce e di più è la notevole quantità di seguaci dei Toten accorsi dalla Germania per questa data particolare. Quelli attorno a me sono tedeschi, le persone che trovo in bagno sono tedesche, in fila al bar sono tedeschi. Se qualcuno si rivolge a me, mi parla in modo del tutto naturale in tedesco. Mi pare di essere in Germania: per fortuna ho un lungo rapporto di amore con quel paese e mi sento a mio agio. Probabilmente sono stati attratti dal fatto che non solo è l’occasione per sentire i nuovi brani prima ancora che esca l’album ma è anche un warm-up che offre la possibilità di vedere i propri idoli in un ambiente più intimo rispetto ai grandi concerti cui sono abituati in Germania. Lo stesso Campino, dopo qualche parola in inglese, conscio del fatto che il pubblico sia quasi esclusivamente costituito da tedeschi, parla in tedesco.   Lo spettacolo è stato ai massimi livelli come sempre. I Toten sprigionano un’energia incredibile sul palco con quel misto fra divertimento, ironia, rabbia e testi politicamente impegnati che li ha resi unici. Entusiasmo da parte di un pubblico eterogeneo per quel che riguarda l’età essendo la band nata nei primissimi anni ’80.     Non saranno più ventenni i cinque signori sul palco ma l’energia rimane la solita, saltano e corrono da una parte e l’altra senza ripsarmiarsi . La scenografia praticamente non esiste: niente effetti speciali, niente trucchi, solo la forza coinvolgente dei cinque Toten sul palco: la voce di Campino non è per niente invecchiata mentre beffardamente continua a urlare, ringhiare sorridente e modulare sulle linee da ballata, e i quattro compari di viaggio non sono da meno con gli strumenti. Pubblico scatenato fra cori e pogo da sfinimento. Sono veri fan, conoscono le movenze che si devono fare per specifici brani, conoscono tutti i testi. In alcuni momenti un paio di ragazze vengono messe in piedi sulle spalle di altri a sventolare bandiere del gruppo senza accennare un minimo tentennamento nonostante il pogo. Vengono in mente gli atleti dell’Unione Sovietica. Non manca, fra l’altro, un grande gruppo di fan argentini.   Nella scaletta la band ha ripercorso i successi della propria carriera ma anche ben nove brani del nuovo album che abbiamo sentito in questa indimenticabile serata e che ascolteremo con calma nello stereo di casa traccia dopo traccia; di certo possiamo dire che si collocano nello stile dei Toten senza fare alcuno sconto a nessuno e senza fare alcun passo indietro.      Il live inizia subito alla grande con pezzi potenti, diretti al cuore del pubblico, si infiamma con Auswärtsspiel e si prosegue con altri che hanno fatto la storia dei Toten Hosen come Liebeslied, Wünsch dir was, Hier Kommt Alex, Bonnie & Clyde, Paradies. Brani che non hanno bisogno di presentazioni e fanno letteralmente impazzire i fan.    L’interazione fra i Toten Hosen e il pubblico è qualcosa che viene da sé, naturale potremmo dire, e del resto la band tedesca fin dagli esordi è ben abituata a questo tipo di rapporto, è quasi un dialogo alla pari, non un rito come accade in altri concerti: i Toten Hosen non si pongono su un piedistallo, i testi non sono verità calate dall’alto da parte di qualcuno che si sente dio, e questo rende il loro messaggio ancor più diretto e convincente.    Si chiude con ben tre bis e all’interno del secondo non poteva mancare la “cover” di Azzurro in versione punk introdotta da Campino che specifica come questo brano realizzato nel 1990, sia stato, da parte dei Toten, una “dichiarazione di amore”. Poi si dimentica alcune parole e se le inventa, ma probabilmente l’ha capito solo quella piccola percentuale di pubblico italiano. Una botta di vita incredibile, i Toten mancheranno sicuramente nel panorama del punk europeo, ma almeno hanno chiuso in bellezza. Un vero peccato non avere altre date nella penisola. Per la cronaca: il tour prosegue per tutto il 2027 ma le date del 2026, con l’eccezione delle tre aggiunte da poco in Argentina, sono già sold out da un bel po’.     29/05/2026

I Die Toten Hosen spaccano con l’unica data del tour in Italia Leggi tutto »

I Die Toten Hosen tra poche ore sul palco!

TRINK AUS! WIR MÜSSEN GEHEN – TOUR 2026 – AMICHEVOLE GERMANIA – ITALIA   La band icona del punk tedesco, i Die Toten Hosen, con l’unica data italiana all’Alcatraz di Milano il 28 maggio.   Una data eccezionale visto che si tratta di uno dei due warm up del loro nuovo tour nonché la serata nella quale la band festeggerà insieme al pubblico l’uscita del nuovo e ultimo album.   28/05/2026

I Die Toten Hosen tra poche ore sul palco! Leggi tutto »

30 anni di Sky Stone & Songs

Trent’anni di musica e un’intera città a festeggiarli   Una domenica che resterà nella memoria della città. Lo scorso 7 settembre dalle 13 alle 22, Lucca ha celebrato i trent’anni di Sky Stone & Songs, il negozio di dischi che ormai da tre decenni pulsa nel cuore del centro storico, trasformandosi per l’occasione in un vero e proprio palco urbano.   La vetrina del negozio si è trasformata in un piccolo palcoscenico, il marciapiede in platea: nove ore di musica senza sosta, un flusso ininterrotto che ha visto alternarsi nove tra band e musicisti tra i più rappresentativi della scena lucchese e provinciale. In ordine di apparizione: Devid Winter, Colectivo di Marco Panattoni, Solo1981, Luca Giovacchini, Moonari, C.R.P. Collettivo Rivoluzionario Protosonico, Staindubatta, Esterina e The Garden of Love.   Generi diversi, linguaggi differenti, dal cantautorato al post punk, passando per l’industrial e le sperimentazioni più ardite. Un mosaico sonoro che ha reso evidente la vitalità di un territorio e la sua gratitudine verso chi, per trent’anni, ha custodito e alimentato questa passione. Il pubblico ha risposto con entusiasmo: tantissime persone si sono accalcate in strada e hanno affollato il negozio, trasformando via Veneto in una festa collettiva. Non era solo il compleanno di un negozio di dischi: era il riconoscimento a un luogo che è diventato spazio culturale, punto di incontro, laboratorio creativo.   Il titolare René Bassani, visibilmente emozionato, lo ha raccontato così: «In questi 30 anni Sky Stone & Songs è stato (e ancora lo è), un piccolo territorio libero dove la musica incontra l’arte, la poesia, si mescola alla cultura e le storie di fanno suono. Dove succedono cose strane, dove si racconta la storia e le storie della musica che ci piace, dove si sono esposte poesie in barattoli di marmellata, viste performance tra gioco e arte contemporanea, dove si sono inventati dischi, fumetti, appesi quadri con lo scotch e perfino aperto una farmacia musicale e seppellito vinili». Un’energia che appare ancora più significativa se si pensa che, quando Sky Stone aprì, a Lucca c’erano sei negozi di dischi; oggi è rimasto solo lui, unico superstite nella città che ha dato i natali a Boccherini, Puccini e Giani Luporini.   La maratona musicale di domenica è stata dunque molto più di una festa: è stata una dichiarazione d’amore alla musica, alla città e a uno spazio che, controcorrente, continua a essere presidio culturale. Un compleanno che suona come una promessa: la storia di Sky Stone non si ferma qui.  

30 anni di Sky Stone & Songs Leggi tutto »

CCCP – Tour alla conclusione: cosa accadrà dopo?

Con la data del 27 agosto al Festival Settembre Prato è Spettacolo, organizzato da Fonderia Cultart in collaborazione con il Comune di Prato, rimane un’ultima data – a Mantova il 29 agosto – per il tour dei CCCP Fedeli alla Linea: “In fedeltà la linea c’è.”. Un tour che abbiamo seguito fin dalla sua prima epica data il 21 maggio a Bologna con quasi novemila persone ad assistere allo storico ritorno sulle piazze italiane della band simbolo del punk italiano. Una reunion preceduta dall’imponente mostra ai Chiostri di San Pietro a Reggio Emilia sulla storia del gruppo.   Il ritorno dei CCCP, che si erano sciolti nel 1990 con quattro album all’attivo che hanno segnato indelebilmente la storia del punk italiano, è stato tanto atteso quanto incredibile.     Il tour ha avuto un successo strepitoso, e forse è andato anche oltre le previsioni del gruppo stesso, accompagnato da un merchandising notevole, nonché dalla pubblicazione di un nuovo album, Altro che nuovo nuovo: il primo live dei CCCP risalente al 1983. Quello che sicuramente ha funzionato è stato vedere sui palchi un gruppo vivo, non l’imitazione di se stesso: chi è stato ad almeno una data del tour, ha visto i CCCP, con Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Zamboni, Annarella Giudici e Danilo Fatur, affiatati e coinvolgenti come se non ci fosse stata una pausa lunga più di trenta anni.   La storia dopo i CCCP la conosciamo tutti: nell’ultimo disco del 1990, Epica Etica Etnica Pathos erano entrati nella formazione alcuni ex Litfiba come Gianni Maroccolo e lo storico batterista Ringo De Palma (per la cronaca sarà l’unico album dei CCCP con una batteria vera poi, ultimato l’album, Ringo purtroppo lascerà la nostra valle di lacrime) e da questa formazione “allargata” con ben otto musicisti, sciolti i CCCP, nacquero i CSI – Consorzio Suonatori Indipendenti. Con la clamorosa fuoriuscita di Zamboni e lo scioglimento dei CSI, nasceranno i PGR Per Grazia Ricevuta e, in un lancinante e inesorabile gioco al massacro di sottrazione di componenti dalla formazione, i PG3R costituiti solo da Ferretti, Maroccolo e Giorgio Canali.     In ogni caso, i CSI non erano i CCCP: questi non esistevano più dal 3 ottobre del 1990, data della riunificazione tedesca.  Un’assenza che sembrava definitiva, durata più di trenta anni e durante la quale, finiti anche i CSI e i PGR, soprattutto Zamboni e Ferretti hanno proseguito con le loro carriere soliste. A questo proposito, se vi piacciono le sonorità alla CSI, se non lo avete ancora fatto ascoltate La mia patria attuale, album solista di Zamboni del 2022, e rimarrete piacevolmente sorpresi. Non mancano le polemiche ovviamente, per i prezzi dei biglietti e del merchandising, ma del resto i CCCP sono sempre stati in grado di sollevarle, a partire da quando firmarono il contratto con la Virgin che fu sicuramente determinante nel proiettare il gruppo in un’orbita meno di nicchia ma che – allo stesso tempo – sollevava malumori fra i fan duri e puri della scena alternativa. Per non parlare, ovviamente, delle prese di posizione politiche e religiose di Ferretti. Ma del resto il punk è anche questo, provocazione: basti pensare ai Sex Pistols con Sid Vicious che ostentava la svastica, al contratto con la EMI, al Filthy Lucre Tour (il tour reunion dichiaratamente fatto a scopo di lucro). E comunque tutto ciò ha permesso di far conoscere al grande pubblico un gruppo, i CCCP, con una musica completamente nuova per il panorama musicale italiano, e unico anche per i testi e le performance di Annarella e Fatur. Sul palco la band per il tour ideato da Musiche Metropolitane è stata accompagnata da Luca Rossi, Simone Filippi, Ezio Bonicelli, Simone Beneventi e Gabriele Genta   Adesso manca la data di Mantova per chiudere il tour.   La domanda fatidica è cosa accadrà dopo.   Se da una parte molti immaginano che venga pubblicato un disco live testimonianza di questo tour, quello che tutti i fan sperano veramente è che la band non scompaia nuovamente (e definitivamente) e che riprenda la propria attività realizzando magari un nuovo album di inediti. Una speranza forse esagerata, ma a questo punto tutto è possibile. 28/08/2024  

CCCP – Tour alla conclusione: cosa accadrà dopo? Leggi tutto »

Nuova data a Prato per il tour dei CCCP

Si aggiunge a Prato una nuova data per il tour dei CCCP Fedeli alla Linea il 27 agosto prossimo nella programmazione del Festival Settembre Prato è Spettacolo. Un ritorno alla grande, quello della band icona del punk italiano, con un tour che è già storia, iniziato con l’ormai leggendaria data a Bologna del 21 maggio scorso.   Un tour, quello dei CCCP, che non è un’operazione nostalgica ma un vero e proprio evento che dà una scossa alla stagnante musica italiana. La formazione è al completo, quello che per i fan sembrava un sogno irrealizzabile è diventato incredibilmente realtà: Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Zamboni, Danilo Fatur e Annarella Giudici danno voce non solo alla generazione che li ha visti in auge negli anni ’80, ma anche alle nuove leve che non vogliono omologarsi alla musica mainstream.     Sul palco di Piazza Duomo a Prato i CCCP daranno vita a un evento che va quindi oltre il tradizionale concetto di concerto grazie alle performances di Annarella e Danilo Fatur, coinvolgenti e instasncabili. In scaletta i grandi classici della band, alcuni dei quali rivisitati, da 1964-1985 Affinità-divergenze fra il compagno Togliatti e noi – Del conseguimento della maggiore età del 1985 a Epica Etica Etnica Pathos del 1990. Il Festival Settembre Prato è Spettacolo, è organizzato da Fonderia Cultart in collaborazione con il Comune di Prato.   31/07/2024

Nuova data a Prato per il tour dei CCCP Leggi tutto »

I CCCP infiammano Bologna

I CCCP Fedeli alla linea di nuovo insieme sul palco in Piazza Maggiore a Bologna. Chi era presente in quella piazza martedì 21 maggio sa di avere partecipato a uno spettacolo unico, indimenticabile e potrà dire un giorno: io c’ero. Una piazza gremita all’inverosimile, quasi novemila persone, accorse per assistere a un evento a dir poco storico per la musica italiana. Non si tratta infatti “solo” della riunione del gruppo simbolo del punk italiano, ma anche della prima data del tour nella penisola e, cosa assolutamente non secondaria, si è tenuto a Bologna (cosa non indifferente essendo i CCCP un gruppo punk emiliano). Un’emozione che lascia quasi sconvolti pervade il pubblico quando sul palco salgono i quattro CCCP: Massimo Zamboni, Giovanni Lindo Ferretti, Danilo Fatur, Annarella Giudici. Difficile dire se il tempo si è fermato o ha ripreso a muoversi. Una sensazione ovviamente ancor più forte di quella che abbiamo potuto provare visitando la mostra “Felicitazioni” a Reggio Emilia. Di certo, per chi ha minimo una quarantina di anni, si tratta di una sensazione strana, stranissima. Da un lato è ovviamente fantastico, soprattutto per chi è cresciuto con la musica dei CCCP e magari li ha visti suonare, rivederli insieme, rivivere quelle emozioni. Però è anche straniante soprattutto sentire certi testi in un contesto storico culturale completamente diverso. Quando la band attacca con “Depressione caspica” il pubblico realizza che tutto è vero, i CCCP stanno suonando di nuovo insieme. E dal secondo brano, “Rozzemilia”, si scatena l’inferno con un pogo che non si placa quasi mai dall’inizio alla fine del concerto.     Ferretti si è sbarbato, non ci sono più i baffoni con cui lo vedevamo negli ultimi tempi e questo particolare ci fa credere ancor più di essere tornati ai vecchi tempi; canta per la maggior parte del concerto con le mani in tasca, spesso con gli occhi chiusi: la tensione per un evento del genere è palpabile, sembra sciogliersi con mezzi sorrisi solo quando, un paio di volte, Annarella va da lui per fargli una carezza o per offrirgli una sigaretta. Anche Fatur a un certo punto gli dà una pacca. Zamboni è più a suo agio, si diverte sul palco e si vede; quando poi prende il microfono e si mette a cantare Kebabträume dei DAF saltellando, esprime tutta la sua voglia e la sua felicità di avere di nuovo i CCCP riuniti. Il sorriso è costantemente stampato sulla sua faccia.La chitarra di Zamboni è perfetta, il sound è quello che i fan vogliono, quello originario della band, anche quando le musiche vengono presentate in vesti nuove, in rielaborazioni. Annarella cambia più volte personaggio, ora vestita in un burka, ora avvolta nel tricolore italiano, ora con la bandiera del PCI, e corre imperturbabile alternando il tutto a brevi letture. E che brividi sentirla introdurre, urlando, “Emilia paranoica”; che emozione lancinante quando tira il suo grido a “bombardieri su Beirut.” Fatur è semplicemente meraviglioso:  sfodera il suo fisico che non è propriamente scultoreo come una volta, e interagisce con il pubblico anche con espressioni facciali che solo quelli nelle prime file come noi – nonostante il pogo allucinante – hanno avuto la fortuna di ammirare nella sua interezza.     Ferretti si rivolge direttamente al pubblico solo nel finale quando esprime, a nome del gruppo, il proprio piacere di essere lì, con una sua tipica, breve risata rilassata e liberatoria. Sono quasi una trentina i brani che sono stati eseguiti per più di due ore di concerto. Un’immersione surreale e allucinante. Se ne esce sconvolti e consapevoli che non tutto è finito, un’esperienza che va oltre il concerto, un rito ancestrale che ci fa sentire che una parte di Italia ancora c’è, e chi era presente sa di farne parte. Forse alcuni di noi realizzeranno solo in questi giorni di avere partecipato a qualcosa di epico. E ora i fan si augurano di vedere presto il vinile e il dvd di questa serata. 24/05/2024

I CCCP infiammano Bologna Leggi tutto »

CCCP Felicitazioni: il punk non è morto!

Ultimissimi giorni per visitare la grande mostra “FELICITAZIONI! CCCP – Fedeli alla linea. 1984 – 2024” allestita ai Chiostri di San Pietro di Reggio Emilia: la mostra ha superato le 25.000 presenze nei primi tre mesi di apertura e la chiusura è stata prorogata al 10 marzo.   Una mostra che va in parallelo con il ritorno sulle scene dello storico gruppo punk emiliano. Una reunion che ha subito registrato il sold out con tre date a Berlino e che presto arriverà sui palchi italiani. Un ritorno che sembrava impensabile fino a che non sono apparsi i primi rumors nel 2022, anche se lo stesso Massimo Zamboni, al Lucca Capannori Underground Festival 2022 di cui era uno degli ospiti di punta, non si era allora pronunciato.     Della mostra si è detto e scritto di tutto e di più ma vi consigliamo vivamente, se non siete ancora andati a visitarla, di affrettarvi e farvi la vostra personale idea di questo viaggio che sicuramente sarà anche un po’ il vostro personale viaggio nell’universo musicale, ideologico e culturale che forse avete vissuto in quegli anni insieme alla band icona del punk italiano. L’ allestimento, fuori dall’ordinario senza ombra di dubbio, proietta il visitatore nel mondo dei CCCP attraverso ben 25 sale in un percorso che merita almeno due ore di visita. E non si tratta ovviamente di una sola esposizione di cimeli, anzi: si tratta soprattutto di una mostra immersiva, che fa sentire il visitatore parte di quel mondo, più o meno come può accadere durante un concerto o uno spettacolo.     Sono tanti e diversificati gli allestimenti nelle diverse stanze di questa mostra, così come sfaccettato, poliedrico e variegato era il mondo dei CCCP. Un mondo che si è complicato ancora di più dopo la rottura fra Zamboni e Ferretti e le  varie prese di posizione politiche del secondo (mentre invece Zamboni è sempre rimasto fedele alla linea). Così si passa da stanze dove possiamo ammirare cimeli e fotografie dei CCCP, ad altre in cui siamo immersi nella loro musica a tutto volume con altoparlanti che calano dal soffito, o in cui siamo sommersi da proiezioni video delle loro esibizioni o, ancora, dove dobbiamo passare in mezzo a gigantografie dei dirigenti dell’URSS e dei suoi stati satellite mentre siamo avvolti dalle note dell’Inno Sovietico. Perché sì, c’è anche questo ovviamente: la Storia, quella con la S maiuscola, e non potrebbe non essere presente in una mostra dedicata a un gruppo che già nel nome dà una chiara indicazione del proprio indirizzo ideologico. E questo è forse il primo vero impatto che abbiamo quando, nel chiostro principale subito poco dopo l’entrata, vediamo una Trabant accanto a un blocco del Muro di Berlino.     Tutto lascia una sensazione strana, stranissima. Ma emozionante. Per chi ha vissuto quei tempi, c’è sicuramente una punta di nostalgia che si affaccia, soprattutto pensando ai nostri, di tempi, con la musica italiana tendenzialmente appiattita su cliché e falsa provocazione. Difficilissimo pensare a un gruppo oggi che non nasca da una mera logica di mercato. Certo è che si prova anche un brivido pensando a quante analogie ci sono oggi con gli anni ’80, con il ritorno alla minaccia nucleare, al mondo diviso in due blocchi con una Russia antagonista dell’occidente. E allora forse non è un caso che appunto siano tornati i CCCP. E non importa se i nostri sono naturalmente invecchiati, anzi: il messaggio è ancora più potente, tornano da dove avevano finito senza cambiare una virgola, come se nel frattempo non fosse accaduto nulla. Sembra quasi che il messaggio sia che la band è tornata perché sono tornati tempi analoghi a quelli degli anni ’80 ma non c’è nessuno a fare quello che facevano loro, e qualcuno deve pur farlo: i CCCP. E questo conforta coloro che, ai tempi già li seguivano: il punk non è morto, i CCCP non sono morti, e pure i visitatori che sono cresciuti con loro e con la loro musica non si sentono più morti. Si sentono vivi, più vivi che mai come i CCCP. Impossibile rimanere indifferenti.   La mostra è stata prodotta e organizzata dalla Fondazione Palazzo Magnani e dal Comune di Reggio Emilia. La grafica della pubblicazione e i loghi della mostra sono stati creati da Matteo Torcinovich per Interno4 edizioni. Il progetto allestitivo è curato da Stefania Vasques e si arricchisce dei contributi artistici di Arthur Duff, Roberto Pugliese, Stefano Roveda e Luca Prandini; il light design è firmato da Pasquale Mari. Il progetto espositivo è realizzato grazie ai Fondi europei della Regione Emilia-Romagna. Hanno contribuito alla realizzazione della mostra Coopservice e Coop Alleanza 3.0. 04/03/2024      

CCCP Felicitazioni: il punk non è morto! Leggi tutto »

Spazio G43: la galleria alternativa di Prato, festeggia i suoi quattro anni con CRP Collettivo Rivoluzionario Protosonico

Lo SPAZIO G43, la più piccola galleria alternativa di Prato compie quattro anni e ha voluto festeggiarli sabato 3 febbraio con la musica dal vivo del gruppo industrial punk CRP Collettivo Rivoluzionario Protosonico che per la prima volta si è esibito con la nuova formazione.   Lo Spazio G43 è una galleria alternativa con una particolarità: nata durante il periodo pandemico, è piccolissima, misura solo 210 x 180 cm. La G43 è stata concepita da Enzo Correnti – noto artisticamente come Uomo Carta – in un disimpegno del proprio appartamento, ed è diventata in poco tempo un punto di riferimento per gli artisti alternativi.   Enzo Correnti è un artista performer, poeta visivo, mail artista, collagista, ideatore e curatore di “Esserci senza esserci” e molto altro ancora, e ha partecipato alle due ultime edizioni del Lucca Capannori Underground Festival.   Tornando allo Spazio G43, in questo “disimpegno” collocato tra le camere e il bagno, ci sono 5 porte e un frigo in disuso che diventano parte attiva della mini-galleria.   Può sembrare incredibile viste le sue piccole dimensioni, ma la galleria in questi anni è stata molto attiva: «Nei quattro anni di vita dello Spazio G43 − spiega Correnti − sono state ospitate quattro mostre personali, quattro collettive, letture di poesie, danza butoh, video-art, video performance, performance, ascolto di musica da vinili rari e musica dal vivo. Con questa mostra raccontiamo quattro anni di intenso lavoro di partecipazione, di sperimentazione, di incontri avvenuti allo Spazio G43: _guroga, artista venezuelana, ha realizzato tutte le locandine degli eventi esposte».   L’esibizione del CRP Collettivo Rivoluzionario Protosonico con la nuova formazione   Sorprese anche da parte dell’ospite d’onore, il gruppo industrial punk  di Capannori, CRP Collettivo Rivoluzionario Protosonico che ha aperto il live con un brano inedito e che si è esibito per la prima volta con la nuova formazione. Lo scorso dicembre, infatti, Chiara Venturini è stata annunciata sui social del CRP come nuova componente del gruppo: «Non vedevo l’ora di esibirmi come membro effettivo dei CRP, e averlo fatto per la prima volta in un contesto così particolare è stato ancor più siginficativo». «Lo Spazio G43 è una piccola grande realtà − affermano i CRP − capace di attrarre e coinvolgere numerosi artisti della scena culturale alternativa. Sono situazioni che ti aspetteresti di trovare a Berlino, e non in città italiane».     Spazio G43 polo di attrazione di artisti alternativi       Presenti al festeggiamento dei quattro anni della G43 numerosi artisti della scena culturale alternativa: Murat Onol che ha curato l’allestimento, Ina Ripari, Mattia Crisci e Lauraballa che operano a Prato, Ubaldo Molesti dell’area fiorentina e Maya Lopez Muro molto attiva nel mondo della mail art, Claudio Balducci fondatore e caporedattore di SCHEDA Metropolitana di Prato e infine l’esperto d’arte Contemporanea Piero Cantini che è stato anche l’allestitore delle mostre al Centro Pecci di Prato per una ventina di anni. Ha partecipato anche l’assessore alla cultura del Comune di Prato, Simone Mangani.   

Spazio G43: la galleria alternativa di Prato, festeggia i suoi quattro anni con CRP Collettivo Rivoluzionario Protosonico Leggi tutto »

Torna in alto