Ottobre è un mese di transizione: le ombre si infittiscono presto durante il giorno, le serate si fanno più fredde e, mentre la natura aggiusta il proprio cammino verso l’inverno, il consumismo rende alquanto peculiari gli scaffali dei supermercati (zucche di Halloween o primi panettoni?). Per tenersi alla larga dal mercato e recuperare un pizzico di atmosfera autunnale, malinconica e dorata allo stesso tempo, tra foglie che cadono ed echi di feste dedicate ai defunti, un modo sicuro è rifugiarsi all’interno di un buon libro. Non un libro qualsiasi, ovviamente: il suggerimento per queste settimane è quello di tuffarsi in una raccolta di racconti dell’orrore e affini.

Il racconto, per sua conformazione, si presta a diventare un gustoso manicaretto letterario, se il suo breve spazio viene ben gestito dall’autore. D’altronde, la letteratura orrorifica è stata padroneggiata da maestri arcinoti come Mary Shelley, Edgar Allan Poe, Bram Stoker, H.P. Lovecraft e, in tempi più recenti, Shirley Jackson, Anne Rice e Stephen King. Tra generi e sottogeneri, poi, l’horror si è arricchito notevolmente nelle ultime decadi e sono tanti i titoli che potremmo consigliarvi, pescando nel mare magnum delle raccolte che escono mensilmente. A noi, però, piace il vintage e chi lo recupera: per questo vi proponiamo una serie di titoli “di altri tempi” per esplorare un genere che è tutt’altro che minore nel panorama letterario mondiale.
1. Signore in nero: le raccolte di Blackie Edizioni

Negli ultimi anni la Blackie Edizioni ha realizzato due perle che non possono mancare sui vostri scaffali da amanti dell’horror. Stiamo parlando di Dark Ladies. Racconti di scrittrici vittoriane che vi faranno morire di paura (2022) e Regine del brivido. Storie del mistero dalle più spaventose scrittrici del passato (2023), entrambe tradotte da Sabrina Bottari. In questi volumi troverete nomi notissimi come Charlotte Brontë ed Elizabeth Gaskell insieme ad una pletora di autrici meno conosciute dal grande pubblico, ma non meno valide sia per l’abilità nello strutturare i racconti che per la capacità di bilanciare clichés del genere e qualità artistica. Apprezzabilissima, inoltre, la scelta di introdurre in Dark Ladies tre (immense) scrittrici italiane: Luisa Saredo, Matilde Serao e Grazia Deledda, che danno prova di non avere niente da invidiare alle loro colleghe britanniche, tra folklore, superstizioni e l’orrore che si cela non solo nel mondo ultraterreno, ma anche nella realtà più banale.
Nelle loro pagine, inoltre, come ci ricorda l’introduzione, queste “dark ladies” si sono prese la loro rivincita in una società pensata per gli uomini: nelle loro storie, infatti, sono prevalentemente gli uomini a dare prova di quelle forme di isteria e svenevolezza che si tendeva ad attribuire alle brave e delicate signore vittoriane. Ma, più che una vendetta, è una lucida presa d’atto di come il terrore non guardi proprio in faccia a nessuno.
2. Incubi italiani nelle raccolte de L’Alcova Letteraria

C’è tanta cura e passione nelle scelte che hanno portato alla nascita di questi due piccoli, ma importanti volumi, curati dal collettivo L’Alcova Letteraria e disponibili online: Incubi d’autore e Florilegio oscuro. L’obiettivo che il collettivo si è posto è stato raccogliere e riproporre le opere di autori italiani che, tra l’Ottocento e il Novecento, hanno animato la letteratura gotica, grottesca e dell’orrore, con risultati che, come già nel sopracitato caso delle dark ladies nostrane, tengono degnamente testa alle opere anglosassoni. Le penne coinvolte sono del calibro di Luigi Capuana, Luigi Pirandello, Emilio Salgari, Igino Ugo Tarchetti e, di nuovo, Grazia Deledda e Matilde Serao. Ciascuno di loro dà il proprio contributo al genere nel rispetto della propria sensibilità artistica e umana, restituendo sguardi allo stesso tempo noti e inediti al lettore abituato a incontrarli in altre vesti. Un segno di come un racconto horror non debba necessariamente ridursi a un mero esercizio di stile, ma possa riflettere un pezzo (magari quello più oscuro e inquieto) dell’identità del suo autore.
3. I fantasmi di Dickens

Il binomio “Dickens-fantasmi” non si limita a “Canto di Natale”. Forse i nostri più fedeli lettori ricorderanno la “moda” vittoriana delle storie di spettri (ne avevamo parlato qui). Dickens non ne fu esente: il soprannaturale occupa un grande spazio anche nella produzione di uno degli scrittori più fotografici e socialmente impegnati dell’età vittoriana. I suoi racconti li trovate in innumerevoli edizioni. Per la vostra collezione, vi consigliamo Storie di fantasmi. Edizione integrale (Rusconi, 2026), nella traduzione di Francesca Gallo. Tra atmosfere gotiche e l’immancabile ironia che caratterizza lo stile dickensiano, questo orrorifico tuffo nel passato vi suonerà familiare e inquietante allo stesso tempo.
Sempre a proposito di Dickens, infine, se vi trovate a Londra nel periodo halloweenesco, il Charles Dickens Museum (da noi già esplorato in passato) vi darà la possibilità di assistere direttamente alla messa in scena di alcuni racconti dickensiani, nello spirito del loro autore, che dedicò ampio spazio della sua carriera alla lettura scenica delle sue opere (qui i dettagli logistici).
Il 28 e il 29 ottobre al Museo troverete Nancy’s Murder and Other Horrifying Tales, interpretati da Dominic Gerrard: oltre alla celebre e drammatica scena dell’omicidio di Nancy in Oliver Twist, Gerrard proporrà anche altri racconti di Dickens, come The Lawyer and the Ghost, insieme ad alcuni racconti di Wilkie Collins, l’autore di The Woman in White che di Dickens fu grande amico. Una curiosità: dal 1868 Dickens stesso introdusse l’assassinio di Nancy tra le sue letture pubbliche in teatro, scioccando non solo il pubblico, ma provando un tale coinvolgimento emotivo da entrare in uno stato di forte tachicardia e rimanere pressoché paralizzato dopo le performance.
Dal 30 ottobre al 1° novembre, poi, le esperienze al museo continuano con The Signal-Man e The Trial for Murder, interpretati da James Swanton ed entrambi pervasi da una profonda inquietudine e dall’incombere del soprannaturale: il primo narra di una misteriosa figura che appare all’entrata di un tunnel ferroviario ed elabora il trauma di Dickens, sopravvissuto all’incidente ferroviario di Staplehurst, mentre il secondo recupera il tema della giustizia, tanto caro allo scrittore, tingendolo di tinte ultraterrene e sfruttando il potenziale di una narrativa “di genere” per fini di critica sociale.
Per avvicinare i bambini all’universo fantasmagorico di Dickens e alla passione vittoriana per gli spettri, il 29 ottobre il museo ospiterà anche Tales from the Haunted House, ispirate alle opere dickensiane e interpretate da Emily Hanna-Grazebrook, la storyteller del podcast per l’infanzia Dragonfly Tales.
Si potrebbe ancora scrivere tanto e consigliare ancora tanti altri volumi, ma, per ora, ci fermiamo qui. Dopo avervi fornito queste brevi indicazioni stradali nel mondo dell’orrore, vi invitiamo a fare le valigie (vere o immaginarie) e ad avviarvi nell’oscurità a lume di candela.







