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30 anni con Puccini, al via le celebrazioni

30 anni con Puccini, al via le celebrazioni

30 anni con Puccini: al via domani la tre giorni fra Lucca e Torre del Lago con cui il Centro studi Giacomo Puccini di Lucca festeggia trenta anni di attività.     Una tre giorni che cade in date bene precise: il Centro studi è infatti nato il 5 giugno del 1996 grazie alla passione per il compositore lucchese da parte dei fondatori Maurizio Pera, Arthur Groos, Michele Girardi, Gabriella Biagi Ravenni, Julian Budden e Gabriele Dotto. E la manifestazione non poteva che essere dedicata a uno di essi, Michele Girardi, scomparso a marzo scorso.   Questo il programma che si articola fra presentazioni, tavole rotonde e concerti.   Giovedì 4 giugno ore 17.00 – Torre del Lago, auditorium Simonetta Puccini –  presentazione del volume di Michele Girardi, Giacomo Puccini. Tra fin de siècle e modernità (Milano, Il Saggiatore, 2024). L’incontro sarà condotto da Guido Paduano e Federico Fornoni. ore 21.00 – Lucca, auditorium del Suffragio – concerto curato dall’Associazione Musicale Lucchese con il pianista Simone Soldati che eseguirà l’integrale delle Composizioni per pianoforte di Giacomo Puccini, basata sull’edizione curata da Virgilio Bernardoni per l’Edizione nazionale delle opere di Giacomo Puccini (Carus Verlag, 2024).   Venerdì 5 giugno ore 10.00 – auditorium della Cappella Guinigi (Lucca) – saluti delle istituzioni che sostengono e collaborano con il centro studi. A seguire, in occasione del centenario di Turandot, Gabriella Biagi Ravenni e Patrizia Mavilla terranno una comunicazione scientifica dal titolo Mise sossopra mezzo mondo per avere musica cinese. ore 14.30 – biblioteca della Scuola Imt Alti Studi Lucca – visita guidata alla collezione documentale e bibliografica del Centro studi Puccini che dal settembre 2025 è qui conservata. ore 15.30 – Cappella Guinigi – presentazione di due nuovi portali web: il sito Opera in Video, presentato da Alessandro Roccatagliati, Emanuele Senici e Andrea Balestri, e il nuovo catalogo online delle opere di Giacomo Puccini (Schickling 2), a cura di Marco Mangani, Virgilio Bernardoni e Siel Agugliaro. ore 18.00 – Puccini Museum, visita guidata (su prenotazione) alla mostra Turandot. O divina bellezza! O sogno! O meraviglia!, curata da Simonetta Bigongiari e Daniela Degl’Innocenti.   Sabato 6 giugno ore 10.00 – Cappella Guinigi –  focus interamente dedicato ai 30 anni di attività editoriale del Centro studi e dell’edizione nazionale delle opere di Giacomo Puccini. Virgilio Bernardoni dialogherà con i rappresentanti dei più prestigiosi centri di studio musicali italiani, tra cui la Fondazione G. Rossini, la Fondazione Bellini, la Fondazione Teatro Donizetti e l’Istituto nazionale di studi verdiani. L’incontro ospiterà anche la presentazione di due importanti novità editoriali del centro, pubblicate dalla casa editrice Olschki: il volume Musica, pensiero e interpretazione. Toscanini tra Puccini e Furtwängler, introdotto da Daniele Carnini, e l’uscita di Studi Pucciniani 8, introdotto da Raffaele Mellace. ore 12.00 – Conservatorio Luigi Boccherini – visita al Fondo Puccini, a cura di Paolo Giorgi.     Le iniziative per il trentennale sono realizzate in collaborazione e con il supporto, tra i vari partner, il Ministero della cultura (Direzione generale biblioteche e istituti culturali), la Scuola Imt Alti Studi Lucca, il Comune di Lucca, la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, la Fondazione Giacomo Puccini, la Fondazione Simonetta Puccini e l’Associazione Musicale Lucchese.   03/06/2026  

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Palabras para Violeta Parra

Il 5 febbraio 1967 poneva fine alla sua vita Violeta del Carmen Parra Sandoval, cantante, polistrumentista, compositrice, etnomusicologa, poetessa e tessitrice cilena. Nei suoi cinquant’anni sulla Terra, conobbe i tormenti della povertà, del lutto, del rifiuto, dell’abbandono e della depressione. Eppure, il suo genio è stato tale che ogni impresa artistica da lei intrapresa si è trasformata in eredità collettiva. Con la sua attività di ricerca sul territorio dei brani del folklore cileno, Violeta Parra è l’antesignana della Nueva Canción Chilena. La sua opera si muove nell’autobiografia come nello spazio politico, abbattendo i confini tra dimensione individuale e sociale e veicolando le istanze di cambiamento che animavano il Cile degli anni ’50 e ’60. Sono passati cinquantanove anni dal giorno in cui Parra chiuse gli occhi su un mondo a cui aveva mostrato l’importanza della musica come strumento chiave nei processi di lotta politica. Il suo testimone, già raccolto in Cile da artisti del calibro di Víctor Jara e degli Inti-Illimani, continua ad essere tramandato nell’universo folklorico e non solo. Il miglior modo per ricordarla è ascoltare le sue canzoni e soffermarsi sui suoi testi, che ne mostrano le straordinarie capacità poetiche. Un altro è leggere i volumi che la raccontano e hanno cercato di cogliere la sua essenza. Ve ne proponiamo tre.   1) Violeta. Corazón maldito di Virginia Tonfoni e Alessio Spataro (Bao Publishing, 2017)   Partiamo con una graphic novel i cui disegni, tutti in arancione, bianco e nero, hanno le rotondità rassicuranti di una storia per bambini. Ma la storia è la biografia di Violeta, dalla nascita a Chillán in una famiglia povera e numerosa e i primi passi nella musica fino al tragico epilogo, passando per la ricerca etnomusicologica, la morte dell’amata figlia Rosita Clara e gli amori, incluso quello immenso e tormentato per Gilbert Favre, il “Run-Run fuggito al Nord” di una delle sue canzoni più note. È (quasi) tutto racchiuso in queste pagine che, grazie a testi essenziali, delinea gli anni di Violeta come una sorta di lungo sogno animato da passioni e dolori, che il lettore può cogliere in tutta la loro intensità.   2) ¡REVOLUCIONARIA! di Lavinia Mancusi (Red Star Press, 2023)   In questo libro Lavinia Mancusi, cantante e polistrumentista romana, ha raccolto il frutto dei suoi studi non solo su Violeta Parra, ma anche su altre due grandi cantoras populares sudamericane: Mercedes Sosa e Chavela Vargas. Non si tratta di un saggio: sono le tre donne a parlare, a turno, narrando in prima persona le loro storie, con ampio ricorso ai testi delle loro canzoni. Nella parte dedicata a Parra si recuperano i dettagli della sua esistenza, si scende nelle tappe della sua esperienza umana e artistica, ma sempre con una prosa scorrevole, mai tediosa. Il tutto è impreziosito dalle illustrazioni di Giulia Ananìa. Un volume davvero imperdibile sia per gli appassionati sia per chi si avvicini per la prima volta al rivoluzionario mondo di Violeta.   3) Décimas: un’autobiografia in versi   Fuori dal Cile sono rare da trovare, anzi, rarissime. Tuttavia, potrebbero apparirvi in qualche mercatino dell’antiquariato o, molto meno avventurosamente, tramite una ricerca su Internet, che vi rimanderà senz’altro a qualche sito cileno (accademico o amatoriale). Merita davvero prendersi la briga di armeggiare con un dizionario o un traduttore online, perché le Décimas sono nientemeno che l’autobiografia in versi di Violeta Parra, composta tra il 1954 e il 1958 e pubblicata postuma nel 1970. Le décimas sono una forma poetica popolare cilena, la cui struttura è di dieci versi di otto sillabe ciascuno. Violeta le conobbe tramite il fratello Nicanor (anch’egli poeta) e le usò per dare testimonianza della propria vita e della Storia in cui era immersa, creando una sorta di diario che è sintesi degli ideali da lei perseguiti e cristallizzati nella sua musica:   Come tempesta di grandine devono sbocciare le parole, si deve stupire il diavolo con mille splendide ragioni come nelle conversazioni tra San Pietro e San Paolo.   Ma questa musica non è solo “sua”: è la musica del Cile, è il canto di tutti, el canto de todos, come dice lei stessa in Gracias a la vida. Non a caso, molte Décimas sono state musicate e adattate non solo da Parra, ma anche da altri artisti. Un esempio su tutti: La exiliada del Sur, musicata da Patricio Manns e resa famosa dagli Inti-Illimani.   Quelle delle Décimas sono parole a volte delicate, a volte crude, sempre profonde, spesso intrecciate in espressioni che assumono pieno significato solo per chi conosce la cultura cilena. Tuttavia, possono parlare a tutti, svelando quella che è stata la vicenda umana di Violeta Parra e, allo stesso tempo, fornendo immagini vivide in cui scorgere le proprie stesse sofferenze e le proprie gioie. Buona lettura e buon ascolto!     11/02/2026  

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I Not Moving ricevono il Premio Capannori Underground Festival 2025 per la diffusione della cultura underground

I Not Moving accendono il Capannori Underground Festival ’25

AL CAPANNORI UNDERGROUND FESTIVAL 2025 LA PRIMA PRESENTAZIONE ASSOLUTA DI THAT’S ALL FOLKS DEI NOT MOVING   La prima serata del Capannori Underground Festival non poteva sperare in un inizio più esplosivo. Domenica 9 novembre il palco ha vibrato sotto i colpi di un’icona del panorama underground italiano: i Not Moving, tornati a incendiare la platea con la prima presentazione assoluta del loro attesissimo e purtroppo, ultimo disco, That’s all folks! E per l’occasione i Not Moving hanno ricevuto il Premio Capannori Underground Festival per la diffusione della cultura underground.      La serata è stata aperta da CRP Collettivo Rivoluzionario Protosonico, costola musicale del Festival, con l’esecuzione della sigla che ha composto appositamente per questa edizione. Subito dopo il saluto da parte dell’amministrazione del Comune di Capannori con il consigliere Francesco Cerasomma, il direttore artistico del Festival Gianmarco Caselli ha intervistato la band mentre, nella seconda parte della serata, i Not Moving hanno eseguito alcuni brani storici del loro repertorio e, soprattutto, brani del loro ultimo album “That’s all folks!”     Il successo è stato assolutamente travolgente. Il locale è stato inondato da un bagno di folla che ha confermato la vitalità e la fame di musica autentica. Non solo giovani curiosi, ma anche, e soprattutto, i fan della prima ora. Tantissimi volti emozionati tra il pubblico seguivano la band fin dagli anni ottanta, un fiume di nostalgici e appassionati che ha reso l’atmosfera elettrica e commovente. La band ha saputo unire le generazioni, trasformando la presentazione del loro congedo discografico in una vera e propria festa del rock.   L’energia sul palco era palpabile, ma la vera chiave è il messaggio della band. I Not Moving si sono sempre mossi su un binario di libertà espressiva, preferendo l’istinto e la pura emozione alle rigide etichette di genere.     La band ha sottolineato con forza come il loro lavoro nasca da un profondo bisogno interiore, definendolo una vera e propria “scarica emozionale”, un linguaggio che va oltre la semplice nota e che parla direttamente al cuore. La band, pur essendo alla presentazione della loro ultima fatica, ha dimostrato una potenza e una coesione da veterani, celebrando una carriera che è stata un inno all’autenticità e all’anti-convenzionale.   La frontwoman ha espresso la profonda gratitudine per il pubblico, l’elemento che ha permesso al loro progetto di crescere e di non sentirsi mai “solo in un sogno”. Ha ribadito l’importanza di questo album come chiusura di un cerchio, ma anche come un tributo a quella creatività pura che ha mosso ogni loro passo. Si percepiva chiaramente il mix di gioia, malinconia e adrenalina di chi sta celebrando un’intera carriera.       Il Capannori Underground Festival, sin dalla sua nascita, si impegna a dare spazio a quelle realtà “libere dai vincoli” dell’industria. La scelta di aprire l’edizione con i Not Moving, un esempio di coerenza artistica decennale, è stata vincente e ha fissato subito uno standard elevatissimo per gli eventi a seguire.   Il Capannori Underground Festival è organizzato da V.A.G.A. (Visioni Atipiche Giovani Artisti) con il contributo  della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e del Comune di Capannori in collaborazione con Artemisia, ARCI  Lucca e Versilia, Effeottica Lucca e la mediapartenrship di La Settima Base, Riserva Indie e Radio Sankara.    

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Capannori Underground Festival 2025

Capannori Underground Festival 2025

DOMENICA 9 NOVEMBRE AD ARTEMISIA INIZIA IL ‘CAPANNORI UNDERGROUND FESTIVAL 2025 ‘ In programma la prima presentazione assoluta  di “That’s all folks”, l’ultimo album dei Not Moving   Al via Capannori Underground Festival 2025  organizzato da V.A.G.A. (Visioni Atipiche Giovani Artisti) con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e del Comune di Capannori con un altro cartellone ricco di nomi della scena alternativa italiana e due prime presentazioni assolute.  “Questo festival rappresenta una proposta culturale importante, perché ha al centro la diffusione della cultura underground, in particolare per quanto riguarda la musica, con la partecipazione sia di artisti di fama nazionale, sia di artisti locali – afferma l’assessora alla cultura, Claudia Berti -.  Proponendo linguaggi creativi originali ed alternativi rispetto alla cultura tradizionale particolarmente interessanti per i giovani,  ci dà la possibilità di ampliare l’offerta culturale proposta dalla nostra amministrazione alla cittadinanza”. Il Festival inizia domenica 9 novembre con la prima presentazione assoluta di “That’s all folks” (LaPop/La Tempesta Dischi), l’ultimo album dei Not Moving, una delle band più rappresentative della storia della musica underground italiana.  Si prosegue domenica  23 novembre con un pomeriggio dedicato agli artisti del territorio: saranno infatti presenti l’attore Marco Brinzi, l’attrice Elisa D’Agostino, il fumettista Bigo, e verrà proiettata l’edizione 2025 di Visioni Underground. Gli ultimi due appuntamenti sono in programma a gennaio 2026: sabato 17 gennaio sarà ospite del Festival  Davide Toffolo, cantante dei Tre Allegri Ragazzi Morti e fumettista, con la partecipazione di Marco Bachi, bassista della Bandabardò. L’ultimo appuntamento in programma sabato 31 gennaio  è con Andrea Chimenti, già cantante dei Moda, con la prima presentazione assoluta del suo libro “Senza fermata” (Ronzani editore) con la partecipazione di Michele Rossi, direttore del Gabinetto scientifico letterario Vieusseux di Firenze e Antonio Aiazzi, storico tastierista dei Litfiba. A Not Moving, Toffolo e Chimenti sarà conferito il Premio Capannori Underground Festival per la diffusione della cultura underground. Presente alle varie serate la costola musicale del Festival, la band CRP Collettivo Rivoluzionario Protosonico che ha composto la sigla di questa edizione. Anche quest’anno il Festival si avvale di un manifesto d’autore realizzato come sempre nelle ultime edizioni da Enrica Giannasi.  Tutti gli appuntamenti si terranno al polo culturale Artemisia di Tassignano alle ore 17.15. L’ingresso è gratuito su prenotazione fino ad esaurimento posti scrivendo una mail a  associazionevaga@gmail.com  Il Capannori Underground Festival vede la collaborazione di  ARCI Lucca e Versilia, Effeottica Lucca e la mediapartenrship di La Settima Base, Riserva Indie e Radio Sankara.    

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30 anni di Sky Stone & Songs

Trent’anni di musica e un’intera città a festeggiarli   Una domenica che resterà nella memoria della città. Lo scorso 7 settembre dalle 13 alle 22, Lucca ha celebrato i trent’anni di Sky Stone & Songs, il negozio di dischi che ormai da tre decenni pulsa nel cuore del centro storico, trasformandosi per l’occasione in un vero e proprio palco urbano.   La vetrina del negozio si è trasformata in un piccolo palcoscenico, il marciapiede in platea: nove ore di musica senza sosta, un flusso ininterrotto che ha visto alternarsi nove tra band e musicisti tra i più rappresentativi della scena lucchese e provinciale. In ordine di apparizione: Devid Winter, Colectivo di Marco Panattoni, Solo1981, Luca Giovacchini, Moonari, C.R.P. Collettivo Rivoluzionario Protosonico, Staindubatta, Esterina e The Garden of Love.   Generi diversi, linguaggi differenti, dal cantautorato al post punk, passando per l’industrial e le sperimentazioni più ardite. Un mosaico sonoro che ha reso evidente la vitalità di un territorio e la sua gratitudine verso chi, per trent’anni, ha custodito e alimentato questa passione. Il pubblico ha risposto con entusiasmo: tantissime persone si sono accalcate in strada e hanno affollato il negozio, trasformando via Veneto in una festa collettiva. Non era solo il compleanno di un negozio di dischi: era il riconoscimento a un luogo che è diventato spazio culturale, punto di incontro, laboratorio creativo.   Il titolare René Bassani, visibilmente emozionato, lo ha raccontato così: «In questi 30 anni Sky Stone & Songs è stato (e ancora lo è), un piccolo territorio libero dove la musica incontra l’arte, la poesia, si mescola alla cultura e le storie di fanno suono. Dove succedono cose strane, dove si racconta la storia e le storie della musica che ci piace, dove si sono esposte poesie in barattoli di marmellata, viste performance tra gioco e arte contemporanea, dove si sono inventati dischi, fumetti, appesi quadri con lo scotch e perfino aperto una farmacia musicale e seppellito vinili». Un’energia che appare ancora più significativa se si pensa che, quando Sky Stone aprì, a Lucca c’erano sei negozi di dischi; oggi è rimasto solo lui, unico superstite nella città che ha dato i natali a Boccherini, Puccini e Giani Luporini.   La maratona musicale di domenica è stata dunque molto più di una festa: è stata una dichiarazione d’amore alla musica, alla città e a uno spazio che, controcorrente, continua a essere presidio culturale. Un compleanno che suona come una promessa: la storia di Sky Stone non si ferma qui.  

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Gianni Maroccolo, il Sonatore di Basso

Cosa si può dire di Gianni Maroccolo? Di tutto di più. Una vita immersa nel libero fluire della musica, quella di Maroccolo, uno dei personaggi più influenti e rappresentativi della musica alternativa italiana. Difficile definire o inquadrare Maroccolo (chiamato dagli amici anche Marok) in un ambito definito, perché è una personalità che si rinnova continuamente, non è inchiodato a stilemi che possano caratterizzarlo una volta per tutte. Forse chi può riuscirci meglio è proprio lui, e lo fa in “Memorie di un Sonatore di basso” (edito da Libri Aparte), un libro in cui racconta se stesso, le esperienze che più lo hanno segnato artisticamente arricchite con riflessioni e considerazioni di chi sembra non avere mai fatto un vero pensiero organico per la costruzione del proprio futuro.     Maroccolo pare vivere un eterno presente con la meravigliosa arte di inventarsi ogni giorno, lasciarsi fluire nel ritmo di una vita quasi panica come un elemento naturale di questo mondo. In “Memorie di un Sonatore di basso” emerge proprio questa dimensione di Marok che sottolinea più volte come anche il suo approccio alla musica sia più naturale e artigianale rispetto a tanti altri musicisti che si affidano alla tecnologia: la sua è la ricerca di un suono vivo, vissuto, non asettico, che contempli la partecipazione emotiva nell’atto della registrazione in studio evitando che la tecnologia ingabbi la cretività. Già il titolo del libro suggerisce un approccio particolare di Marok: non un bassista, ma appunto un “sonatore di basso”.   In questo libro Gianni si racconta, racconta la sua avventura prima nei Litfiba, poi nei CCCP, nei CSI e nei PGR fino alle più recenti collaborazioni. E non mancano i contributi di alcuni dei musicisti che hanno lavorato o tuttora lavorano con lui, come – per citarne alcuni – il fedele Antonio Aiazzi (storico tastierista dei Litfiba), Claudio Rocchi, Giovanni Lindo Ferretti, Giorgio Canali. Il libro ha preso anche forma di performance: “Il sonatore di basso” è un concerto con Gianni Maroccolo e Andrea Chimenti (chitarra e voce) cui noi abbiamo assistito a Santo Stefano di Magra il 5 luglio scorso nell’ambito di “Parole liberate”. Presente anche Mur Rouge che, oltre ad affiancare sul palco Chimenti e Maroccolo, ha trascritto più di cento linee di basso di Maroccolo raccolte in “Il sonatore di basso”, sempre per Libri Aparte.   Un concerto durante il quale non solo sono state eseguite musiche che hanno ripercorso la carriera artistica di Marok, ma durante il quale lo stesso “sonatore di basso” ha raccontato aneddoti e pensieri che si possono trovare anche nel libro. Dalla lettura emerge una carriera straordinaria e intensa e che talvolta  sembra quasi non essere del tutto presente nella sua importanza neppure a Maroccolo stesso che, non solo come musicista, ma anche come produttore di tantissimi gruppi, è un protagonista più che fondamentale per la musica alternativa italiana. Maroccolo è come il vento: passa, sconquassa con tranquillità ciò che incontra grazie alla propria musica e sembra non accorgersene, senza voltarsi a osservare ciò che ha lasciato dietro di sé.   14/07/2025

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Gran finale Capannori Underground Festival

Gran finale per il Capannori Underground Festival che – lo scorso 18 febbraio al Polo Culturale Artemisia di Capannori – ha chiuso questa edizione con un incontro davvero speciale. Protagonista della serata è stato Andy dei Bluvertigo, intervistato dal direttore artistico del Festival, Gianmarco Caselli, e dal noto conduttore di Videomusic, Rick Hutton. Una conversazione che ha rapito il pubblico, unendo aneddoti, risate e riflessioni sulla carriera e la vita di uno degli artisti più iconici degli anni ’90. L’incontro è stato preceduto dai saluti istituzionali di Claudia Berti, assessora alla cultura del Comune di Capannori e da un intervento dell’artista Enrica Giannasi, presentata da Chiara Venturini, che ha condiviso il suo approccio creativo nella realizzazione delle locandine per le ultime edizioni del festival, nonché per il CRP Collettivo Rivoluzionario Protosonico. Le sue opere, sempre originali e ricche di significato, hanno aggiunto una dimensione visiva unica all’atmosfera del Festival, creando un legame forte tra arte e musica.   Quando Andy è entrato in scena, l’entusiasmo della platea è stato palpabile. Era evidente che per molti, essere così vicini a uno dei propri idoli musicali fosse un momento da non dimenticare. La serata è volata via in un attimo, tra risate e chiacchiere sui mitici anni ’90, un periodo che ha segnato la vita di molti presenti. Eppure, non sono mancati momenti di grande intensità emotiva, come quando Andy ha parlato, con grande sincerità, del suo rapporto complicato con il padre. È stato un momento toccante, che ha reso la serata ancora più speciale, evidenziando la profonda umanità di questo artista.   Al termine dell’intervista, Erika Citti ha consegnato ad Andy il prestigioso Premio Capannori Underground Festival, un riconoscimento che celebra la sua carriera e il suo contributo alla musica.     Ma la serata non si è conclusa con la premiazione: Andy ha voluto regalare al pubblico un’esperienza unica, suonando dal vivo alcuni dei suoi brani preferiti, da Battiato a Bowie, confermando ancora una volta la sua versatilità e passione per la musica. Il gran finale ha superato ogni aspettativa: un’esibizione esplosiva che ha visto Andy e Rick Hutton unirsi al CRP Collettivo Rivoluzionario Protosonico per una performance inedita di uno dei nuovi pezzi che saranno presenti nel nuovo album del gruppo presto in uscita.     Insieme, hanno suonato un brano che mescolava tribalismo e psichedelia, con Andy che alternava elettronica e sax, Hutton e Andrea Ciolino alle chitarre elettriche, Gianmarco Caselli alle percussioni e Chiara Venturini alle tastiere. Il risultato è stato un mix di sonorità avvolgenti e sperimentali che ha coinvolto il pubblico in un viaggio musicale indimenticabile. La serata si è conclusa con un’esplosione di energia, un segno indelebile del successo di questa edizione del Festival.     Un bilancio positivo per il Capannori Underground Festival, che anche quest’anno ha saputo coniugare musica, arte e cultura, creando un’atmosfera unica e coinvolgente. Il Festival non è solo una rassegna di spettacoli, ma un luogo dove la musica e l’arte si incontrano e si arricchiscono reciprocamente, offrendo al pubblico un’esperienza che va oltre il semplice intrattenimento.       Il Capannori Underground Festival – Lucca Underground Festival è organizzato da V.A.G.A. (Visioni Atipiche Giovani Artisti) con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e del Comune di Capannori in collaborazione con ARCI Lucca e Versilia, Museo Athena, Artemisia, Sistema Museale Territoriale della Provincia di Lucca, Anffas, Il Restauro, Effeottica Lucca e la media partnership di La Settima Base, Riserva Indie e Radio Sankara.  

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Archetti Maestri al Capannori Underground Festival

Archetti Maestri e Dome La Muerte protagonisti del terzo appuntamento del Capannori Underground Festival tenutosi lo scorso sabato 11 gennaio, eccezionalmente nella sala del Consiglio Comunale in Piazza Aldo Moro a Capannori.     Un evento di grande impatto per coloro che hanno avuto l’opportunità di parteciparvi e che conferma la grande forza attrattiva di un festival che in pochi anni è diventato un punto di incontro per artisti così diversi tra loro ma uniti dalla voglia di fare musica insieme. Il Capannori Underground Festival – grazie al prezioso lavoro del suo direttore artistico Gianmarco Caselli e di tutte le persone che collaborano al progetto – è riuscito a creare una comunità e quello spazio di libertà d’espressione di cui le nuove generazioni hanno sempre più bisogno.     Il terzo appuntamento, dicevamo, ha visto protagonista lo storico cantante degli Yo Yo Mundi Paolo Enrico Archetti Maestri – intervistato da Gianmarco Caselli, Chiara Venturini e Dome La Muerte, che al festival è ormai di casa essendo stato ospite di tutte le ultime edizioni. Ripercorrendo la storia degli Yo Yo Mundi, che proseguono tuttora la loro attività musicale con passione e tenacia, Archetti Maestri ha raccontato al numeroso pubblico presente moltissimi aneddoti con la vitalità di chi ha fatto della musica la propria esistenza. In chiusura, il cantante ha inoltre presentato Amorabilia, il suo primo lavoro da solista di cui ha eseguito alcuni brani. Archetti Maestri ha ricevuto il Premio Capannori Underground Festival per la diffusione della cultura Underground.     A seguire, il CRP Collettivo Rivoluzionario Protosonico ha accompagnato musicalmente la proiezione di Visioni Underground – la rassegna di fotografie degli attivisti del Festival – per l’occasione arricchita dalle opere dei ragazzi del Liceo Artistico “A. Passaglia” di Lucca. Opere, quelle dei ragazzi, esposte in una mostra allestita al Museo Athena di Capannori tra novembre e dicembre dello scorso anno, e che sono state protagoniste del secondo appuntamento di questa edizione del Capannori Underground Festival. Una serata ricca di sorprese quella dello scorso sabato, che è riuscita a mettere insieme diverse generazioni di artisti, uniti dalla voglia di esprimersi per costruire, insieme, uno spazio di ricerca espressiva libera dall’omologazione culturale e da pregiudizi di ogni forma.     Una voglia di collaborare, unire le forze, che si è sintetizzata nel finale quando, per accompagnare musicalmente la performance di Enzo Correnti – l’Uomo Carta, Archetti Maestri e Dome La Muerte hanno suonato insieme al CRP un brano dell’album di prossima uscita, la coinvolgente e tribale Baccante.   Il quarto e ultimo appuntamento di questa edizione del Capannori Underground Festival si terrà sabato 18 gennaio alle ore 17.15, sempre al Polo Culturale Artemisia di Capannori, e vedrà protagonisti Andy dei Bluvertigo. Ingresso libero su prenotazione fino ad esaurimento posti scrivendo una mail a associazionevaga@gmail.com.   Il Capannori Underground Festival – Lucca Underground Festival è organizzato da V.A.G.A. (Visioni Atipiche Giovani Artisti) con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e del Comune di Capannori in collaborazione con ARCI Lucca e Versilia, Museo Athena, Artemisia, Sistema Museale Territoriale della Provincia di Lucca, Anffas, Il Restauro, Effeottica Lucca e la media partnership di La Settima Base, Riserva Indie e Radio Sankara.  

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La musica collettiva e resistente degli Yo Yo Mundi

– di Chiara Venturini – Sabato 11 gennaio al Capannori Underground Festival sarà protagonista Paolo Archetti Maestri, cantante dello storico gruppo Yo Yo Mundi. Archetti Maestri sarà intervistato dal mitico Dome La Muerte e dal direttore artistico del Festival, Gianmarco Caselli. L’ingresso è libero su prenotazione fino ad esaurimento posti scrivendo una mail a associazionevaga@gmail.com Per l’occasione riproponiamo l’intervista che abbiamo fatto qualche mese fa ad Archetti Maestri   La musica collettiva e resistente degli Yo Yo Mundi  Intervista con Paolo Enrico Archetti Maestri   Yo Yo Mundi: uno dei tanti gruppi emersi nei primi anni ‘90, gli ultimi momenti di gloria della musica alternativa italiana; nati in un periodo in cui appunto tutto sembrava possibile e la creatività sprizzava da tutte le parti, gli Yo Yo Mundi proseguono tuttora la loro attività musicale con tenacia e passione, tra collettivismo e impegno. Abbiamo intervistato Paolo Enrico Archetti Maestri, il cantante, chitarrista e portavoce del gruppo. Gli Yo Yo Mundi, una realtà degli anni ‘90 che va avanti con continuità senza mai fermarsi. Te lo saresti mai aspettato? Lo abbiamo voluto fortemente ed è così ancora oggi, anzi oggi più che mai! Quando io e gli altri componenti degli Yo Yo Mundi ci siamo messi insieme, dissi loro che il mio sogno era sempre stato quello di scrivere canzoni e di suonare da professionista (avevo già sfiorato questa possibilità con due band). Il gruppo nasce con  Eugenio Merico (batterista), praticamente subito abbiamo coinvolto Andrea Cavalieri (bassista), e dopo un anno di prove e composizione nella band è entrato Fabio Martino (fisarmonica e tastiere), all’epoca quindicenne. Questa è la formazione originaria degli Yo Yo, il nostro compleanno cade il 5 marzo 1989, in occasione del nostro primo live in quattro. Abbiamo subito avuto la percezione che poteva funzionare, perché noi quattro funzionavamo prima di tutto come persone e poi anche come musicisti, ognuno con la propria peculiarità, ma con la grande attitudine di aiutarci, sempre. E poi perché avevamo gli occhi che brillavano quando si parlava di musica. Infine ci voleva coraggio, spensieratezza, tenacia, determinazione e tanta voglia di emergere e a noi non mancava nulla di tutto questo. Ci siamo fatti i primi anni ‘90, con dei semplici demo e con quelli abbiamo ottenuto recensioni su diversi giornali nazionali (all’epoca c’erano tanti giornali specializzati e quasi tutti avevano uno spazio dedicato alla musica indipendente e ai demotape). E poi suonavamo ovunque senza avere neppure un disco, ma solo una grande intraprendenza e parecchia faccia tosta. Ed Eugenio già all’epoca si dimostrava abilissimo a trovare date e organizzare le continue trasferte.   Erano altri tempi, altre situazioni, contesti molto diversi da quelli in cui viviamo oggi. Erano situazioni in cui ci si doveva adattare a tutte le cose più pazzesche e bizzarre ma allo stesso tempo creative perché ci permettevano di crescere e diventare più abili e potenti ogni volta che riuscivamo a suonare da qualche parte (facevamo anche tutti i concorsi possibili vincendone diversi, era molto istruttivo parteciparvi perché spesso c’erano impianti belli e un pubblico vergine, non quello delle solite birrerie, c’era, all’epoca molta curiosità e molta disponibilità da parte del pubblico). A proposito di situazioni bizzarre… A volte non c’era neppure il palco e ricordiamo certi impianti audio luci… davvero spaventosi!! A un certo punto avevamo un po’ esaurito birrerie e pub in cui suonare e non ci piacevano neppure più tanto. Ci mancava qualcosa, allora abbiamo cominciato a suonare in strada e siamo arrivati anche in Francia, prima la Costa Azzurra e poi addirittura quindici giorni a Parigi, mantenendoci quasi completamente con quello che ci offrivano per strada mentre suonavamo le nostre canzoni e quelle di Paolo Conte (che anni dopo definì “selvatica” la nostra musica!). Quando siamo tornati ci siamo guadagnati dei palchi più importanti. Non avevamo letteralmente più paura di niente. Nel ‘91 abbiamo realizzato un album completamente autoprodotto intitolato “Nuovi oggetti di culto”, un disco che non è mai uscito perché noi volevamo fortemente essere prodotti da Gianni Maroccolo (Litfiba, CSI) e riuscimmo grazie a un amico giornalista, Marco Baratti, a incontrarlo e nacque immediatamente una simpatia, oltre a stima reciproca. Lui preferiva, giustamente, lavorare da zero con noi e le registrazioni acerbe di “Nuovi oggetti di culto” diventarono vecchie e inutili in un battibaleno. Con lui abbiamo realizzato prima un demo con alcuni inediti e poi, finalmente, l’anno successivo, cinque anni dopo la nascita del gruppo abbiamo registrato e dato alle stampe il primo album ufficiale del gruppo.  Quanto sono rimasti gli Yo Yo Mundi di un tempo? Quanto e come sono cambiati? I Litfiba dicevano: “Siamo cinque dita della stessa mano che sul palco si trasformano in pugno.” Noi eravamo in quattro e abbiamo voluto assolutamente trovare il quinto Yo Yo. Il desiderio si è materializzato nella persona di Fabrizio Barale (chitarra), che era l’assistente di studio dove registrammo l’album “Percorsi di musica sghemba” (Columbia – Sony, 1996). Finalmente anche noi potevamo diventare un pugno chiuso! Questa formazione a cinque è durata fino al 2013, poi Fabri cominciò a essere meno presente perché aveva cominciato a fare tour con l’amico Ivano Fossati (che fu nostro ospite ne “L’Impazienza”, 1999 e scrisse per noi la canzone “Il sud e il nord” e noi Yo Yo fummo ospiti nel suo album “La disciplina della terra”). Poi anche Fabio è andato a vivere in Svizzera (suona con i Vad Vuc, grande band ticinese!), la distanza e gli impegni, lavorativi e familiari, hanno  limitato assai la frequentazione artistica e così nel 2013 ci siamo trasformati in un collettivo. Fabio inizialmente è stato affiancato e poi sostituito da Chiara Giacobbe, violinista e cantante con noi da undici anni. A seguire abbiamo ospitato Simone Lombardo, suonatore di strumenti etnici che è a tutti gli effetti uno Yo Yo ad honorem. Così come Dario Mecca Aleina il nostro ingegnere del suono e Daniela Tusa l’attrice che collabora con noi da quasi dieci anni o ancora Ivano A. Antonazzo che non suona, ma è un artista che si occupa delle

La musica collettiva e resistente degli Yo Yo Mundi Leggi tutto »

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