opera lirica

Gabriella Biagi Ravenni: l'anima del Centro studi Giacomo Puccini

Gabriella Biagi Ravenni: l’anima del Centro studi Giacomo Puccini

Dopo l’intervista a Balestri continua il nostro viaggio nel Centro studi Giacomo Puccini di Lucca che ha compiuto 30 anni. Una realtà associativa nata come tante, grazie all’amore per il compositore lucchese di un manipolo di appassionati che poi però è diventata qualcosa di veramente grande e importante. Una realtà che è stata capace non solo di rivalorizzare a pieno la figura di Puccini ma anche di cambiare la vita di tante persone che si sono tuffate nel Centro studi spinte dalla stessa passione dei fondatori e che in questa dimensione hanno potuto portare a fondo le proprie ricerche in un contesto di altissimo livello. Nel frattempo sono purtroppo scomparse figure di riferimento importantissime come lo storico presidente Julian Budden, Dieter Schikling e, recentemente, Michele Girardi cui è stata dedicata proprio la tre giorni dal 4 al 6 giugno ideata per festeggiare il trentennale. In questa occasione Gabriella Biagi Ravenni prima vicepresidente, poi presidente del Centro studi, ha non ha rinnovato la disponibilità a essere presidente lasciando il posto a Virgilio Bernardoni, già vicepresidente ma rimane nel consiglio, la cabina di regia del Centro studi. Un cambiamento nel segno della continuità.     Abbiamo intervistato Gabriella Biagi Ravenni.   Quando il Centro studi Giacomo Puccini è nato, immaginavate sinceramente di arrivare ai livelli a cui effettivamente è arrivato? Assolutamente no. Quando siamo andati dal notaio per costituire l’associazione le ambizioni c’erano, certo, ma non avremmo mai immaginato di arrivare a certi livelli. Il nostro modello era l’Istituto nazionale di studi verdiani, ma non si sperava di andare avanti trenta anni e di fare tante cose come abbiamo poi invece fatto. È stata una sorpresa piacevole.   Se dovessi individuare un momento decisivo nella storia del Centro studi, quale considereresti il vero punto di svolta e perché? Sicuramente il punto di svolta è stato quello economico che c’è stato quando siamo entrati nella tabella triennale del ministero della cultura. Nel 2024 abbiamo realizzato tante cose che se non avessimo avuto quel contributo non avremmo potuto fare. Una vera svolta sotto altri punti di vista non c’è stata, è sempre stato un progressivo crescendo di iniziative. Una vera svolta può essere il fatto che sono entrati i giovani: i giovani sono il futuro.   Gli obiettivi raggiunti in trent’anni sono stati tanti. Se tu dovessi indicarne uno, qual è stato il più importante? Come progetto di ricerca quello che ha dato più soddisfazione è sicuramente il progetto dell’epistolario. Dopo la difficoltà iniziale per il primo volume, i successivi sono stati realizzati più velocemente. Dal punto di vista di altre cose la biblioteca è diventata importantissima per gli studiosi ed è stata collocata in una sede prestigiosa, nella biblioteca della Scuola IMT Alti Studi Lucca.     Fra tutte le cose che hai scoperto in questi anni, qual è la cosa che ti ha stupito di più? Mi fa sempre un’emozione grandissima ogni scoperta. Aver ritrovato la cantata che tutti davano per dispersa e che poi era qui al Conservatorio Boccherini di Lucca devo dire che è stata una grande soddisfazione. Dal punto di vista musicale anche la scoperta delle musiche per organo, che poi è stata una scoperta quasi casuale: tramite il socio Aldo Berti e altri, entrammo in contatto con discendenti che avevano il cognome Della Nina; non erano i discendenti di Carlo Della Nina cui Puccini aveva dato le musiche, ma tramite loro entrammo in contatto con quelli. Si sapeva che erano andate all’asta molti anni fa, ma non si sapeva dove erano andate a finire. Per fortuna però c’erano le fotocopie. Erano tutte mescolate ma fu un lavoro entusiasmante, ricostruirle.   Ci sono stati altri episodi particolari e casuali, immagino. Una curiosa fu quando si presentarono due signore – una era Paola Luzzatto che col marito Lucio ne sono proprietari – che mi fecero vedere una pagina di musica per capire se era veramente di Puccini. Non solo lo era, ma era quel brano era “Torre del lago” per pianoforte. Era stato scritto nel 1904 dopo il fiasco di Butterfly. L’autografo è un’opera d’arte anche come scrittura, tutto corredato da disegni e scritte cancellate: è un brano concepito a Torre del Lago in un clima anche goliardico ma allo stesso tempo è anche di grande profondità. Puccini spesso attua un certo distacco: quando la musica si fa “densa”, o ci mette una bestemmia, o una parolaccia o un’allusione pornografica. Quell’autografo è proprio un emblema di questo comportamento.   La decisione di lasciare la presidenza è ovviamente nell’ottica del cambiamento, ma ci sono anche altre ragioni? Ho deciso di lasciare la presidenza anche perché sono andata in pensione nel 2017 quando mio nipote Gabriele aveva 5 anni. Essendo andata in pensione ho potuto dedicarmi sempre di più al Centro studi, e ho pensato a quando mio nipote, vedendomi così indaffarata su Puccini, mi chiedeva: “Nonna, ma quando vai in pensione-pensione?”   11/06/2026

Gabriella Biagi Ravenni: l’anima del Centro studi Giacomo Puccini Leggi tutto »

Andrea Balestri racconta "Giacomo Puccini - Video delle opere"

Andrea Balestri racconta “Giacomo Puccini – Video delle opere”

Il nuovo portale del Centro studi Puccini raccoglie oltre 550 video delle opere del compositore lucchese   Nel corso della sua storia il teatro d’opera ha lasciato dietro di sé una quantità immensa di tracce: partiture, bozzetti, fotografie, recensioni, lettere. Più complesso è invece ricostruire e studiare il percorso delle opere quando escono dal palcoscenico e incontrano il linguaggio audiovisivo, dando vita a riprese teatrali, produzioni televisive, film-opera e altre forme di trasposizione video.   È proprio in questo spazio, sospeso tra archivio, ricerca e tutela della memoria, che si inserisce Giacomo Puccini – Video delle opere, il progetto dedicato alla raccolta, catalogazione e valorizzazione delle realizzazioni audiovisive delle opere del compositore lucchese.     Avviato nel 2022, Giacomo Puccini – Video delle opere è un progetto del Centro studi Giacomo Puccini di Lucca coordinato da Emanuele Senici, che ne segue lo sviluppo come referente all’interno del Comitato Direttivo. Sotto la guida della presidente Gabriella Biagi Ravenni, l’iniziativa ha dato vita a un portale che offre un primo censimento delle realizzazioni video delle opere pucciniane aggiornato alla fine del 2025. Un lavoro che si colloca all’interno di un interesse sempre più forte della musicologia per il rapporto tra melodramma e media audiovisivi, tema divenuto ancora più centrale negli ultimi anni con il mutare delle modalità di fruizione del teatro musicale, sempre più legate a piattaforme digitali, streaming e trasmissioni televisive delle produzioni dei grandi teatri.   In questo contesto, il progetto si propone come uno strumento di ricerca particolarmente significativo. Le opere pucciniane rappresentano infatti un terreno privilegiato per lo studio della diffusione audiovisiva del melodramma: basti pensare che, secondo le statistiche di Operabase, tra i dieci titoli operistici più rappresentati al mondo figurano La bohème, Tosca e Madama Butterfly, mentre il compositore lucchese occupa stabilmente le prime posizioni tra gli autori più eseguiti.      Il portale raccoglie oggi oltre 550 schede dedicate a singole realizzazioni video. Ogni scheda contiene crediti artistici, dati tecnici e produttivi, una breve analisi del materiale audiovisivo e riferimenti bibliografici e sitografici. I contenuti sono consultabili sia attraverso percorsi dedicati alle singole opere sia tramite un sistema di ricerca che permette di filtrare i risultati per titolo, tipologia di video, anno e personalità coinvolte.   Abbiamo incontrato Andrea Balestri per parlare di questo archivio video, che è stato presentato lo scorso 5 giugno all’Auditorium Cappella Guinigi di Lucca, all’interno delle manifestazioni 30 anni con Puccini, organizzate dal Centro studi Giacomo Puccini per celebrare il trentennale della propria attività. L’incontro ha visto la partecipazione di Alessandro Roccatagliati, Emanuele Senici e dello stesso Balestri e si inserisce in tre giornate di eventi tra Lucca e Torre del Lago dedicate alla ricerca e alla valorizzazione del patrimonio pucciniano.     Opera in video nasce da un percorso di ricerca iniziato durante i tuoi studi universitari. Quando hai capito che quel lavoro poteva trasformarsi in un progetto più ampio e strutturato? Negli ultimi anni di studio all’Università mi sono dedicato alle questioni specifiche della messa in video dell’opera, fino a dedicare la mia tesi magistrale a Tosca tra cinema e televisione nel periodo 1955–2019. Da quell’approfondimento molto circoscritto è nata l’idea di presentare un progetto più ampio per l’edizione 2021 del Premio Rotary Giacomo Puccini Ricerca, un’altra iniziativa che caratterizza l’attività del Centro studi. L’idea iniziale era ampliare il lavoro della tesi, indagando alcuni nuclei tematici e il loro trattamento audiovisivo, dal cinema muto alle dirette streaming. La proposta era accompagnata da un’ampia videografia, e proprio quella si è rivelata la parte più interessante del progetto, o almeno il suo primo sviluppo: creare un censimento sistematico di tutte le realizzazioni video delle opere pucciniane come strumento di ricerca per studi come quello che avevo immaginato. Da lì è nato un progetto pluriennale che ha fatto impallidire i numeri iniziali: dalle 28 versioni video di Tosca siamo arrivati oggi a 138. Complessivamente abbiamo identificato e schedato 562 produzioni video di opere integrali di Puccini. È stata senza dubbio la scelta giusta: stiamo costruendo uno strumento di ricerca che non esiste per nessun altro compositore e che potrà incoraggiare e sostenere nuove indagini. Una volta di più, il Centro studi Puccini si confermerà un punto di riferimento per gli studiosi, dialogando con gli indirizzi più attuali della musicologia internazionale.     Nel corso del progetto ti sarà capitato di osservare decine di regie e messe in scena diverse delle stesse opere. Quanto è cambiato il modo di leggere e interpretare Puccini rispetto anche solo a venti o trent’anni fa? E che ruolo può avere oggi l’attualizzazione delle opere nel creare un dialogo più diretto con il pubblico? Devo dire che con 562 video non c’è molto tempo per soffermarsi sulla singola produzione: si notano però meglio alcune tendenze.  La principale riguarda il rapporto fortissimo che Puccini, forse più di ogni altro compositore, instaura tra opera e ambientazione. Lo sappiamo già da molte ricerche, ma la prassi esecutiva lo conferma. Numerosi studi hanno evidenziato come il processo creativo di Puccini – non solo compositivo – si accendesse spesso attorno a un’immagine scenica o a un’ambientazione. Cambiando approccio, e osservando il fenomeno dal punto di vista dei risultati invece che delle intenzioni, si nota quanto la forza di questo legame continui a frenare interventi radicali: delle 138 Tosca censite finora, soltanto una quindicina circa non sono ambientate a Roma. Proprio questa enorme quantità di produzioni relativamente omogenee, però, mette in risalto le operazioni più sperimentali, che sono anche quelle che personalmente trovo più interessanti. Forse è questo uno dei cambiamenti più rilevanti degli ultimi anni: di fronte a un’offerta online sterminata, fatta di grandissime regie e interpretazioni insuperabili, una delle poche strade rimaste è il coraggio di un’idea nuova, di un’ambientazione diversa o di una riflessione sui linguaggi stessi del video. Penso, ad esempio, alla La bohème di Mario Martone, prodotta dalla Rai nel 2022 e girata nei laboratori del Teatro dell’Opera di Roma: con l’orchestra che talvolta condivide lo spazio scenico dei personaggi, propone una diversa idea di opera e dei

Andrea Balestri racconta “Giacomo Puccini – Video delle opere” Leggi tutto »

30 anni con Puccini, al via le celebrazioni

30 anni con Puccini, al via le celebrazioni

30 anni con Puccini: al via domani la tre giorni fra Lucca e Torre del Lago con cui il Centro studi Giacomo Puccini di Lucca festeggia trenta anni di attività.     Una tre giorni che cade in date bene precise: il Centro studi è infatti nato il 5 giugno del 1996 grazie alla passione per il compositore lucchese da parte dei fondatori Maurizio Pera, Arthur Groos, Michele Girardi, Gabriella Biagi Ravenni, Julian Budden e Gabriele Dotto. E la manifestazione non poteva che essere dedicata a uno di essi, Michele Girardi, scomparso a marzo scorso.   Questo il programma che si articola fra presentazioni, tavole rotonde e concerti.   Giovedì 4 giugno ore 17.00 – Torre del Lago, auditorium Simonetta Puccini –  presentazione del volume di Michele Girardi, Giacomo Puccini. Tra fin de siècle e modernità (Milano, Il Saggiatore, 2024). L’incontro sarà condotto da Guido Paduano e Federico Fornoni. ore 21.00 – Lucca, auditorium del Suffragio – concerto curato dall’Associazione Musicale Lucchese con il pianista Simone Soldati che eseguirà l’integrale delle Composizioni per pianoforte di Giacomo Puccini, basata sull’edizione curata da Virgilio Bernardoni per l’Edizione nazionale delle opere di Giacomo Puccini (Carus Verlag, 2024).   Venerdì 5 giugno ore 10.00 – auditorium della Cappella Guinigi (Lucca) – saluti delle istituzioni che sostengono e collaborano con il centro studi. A seguire, in occasione del centenario di Turandot, Gabriella Biagi Ravenni e Patrizia Mavilla terranno una comunicazione scientifica dal titolo Mise sossopra mezzo mondo per avere musica cinese. ore 14.30 – biblioteca della Scuola Imt Alti Studi Lucca – visita guidata alla collezione documentale e bibliografica del Centro studi Puccini che dal settembre 2025 è qui conservata. ore 15.30 – Cappella Guinigi – presentazione di due nuovi portali web: il sito Opera in Video, presentato da Alessandro Roccatagliati, Emanuele Senici e Andrea Balestri, e il nuovo catalogo online delle opere di Giacomo Puccini (Schickling 2), a cura di Marco Mangani, Virgilio Bernardoni e Siel Agugliaro. ore 18.00 – Puccini Museum, visita guidata (su prenotazione) alla mostra Turandot. O divina bellezza! O sogno! O meraviglia!, curata da Simonetta Bigongiari e Daniela Degl’Innocenti.   Sabato 6 giugno ore 10.00 – Cappella Guinigi –  focus interamente dedicato ai 30 anni di attività editoriale del Centro studi e dell’edizione nazionale delle opere di Giacomo Puccini. Virgilio Bernardoni dialogherà con i rappresentanti dei più prestigiosi centri di studio musicali italiani, tra cui la Fondazione G. Rossini, la Fondazione Bellini, la Fondazione Teatro Donizetti e l’Istituto nazionale di studi verdiani. L’incontro ospiterà anche la presentazione di due importanti novità editoriali del centro, pubblicate dalla casa editrice Olschki: il volume Musica, pensiero e interpretazione. Toscanini tra Puccini e Furtwängler, introdotto da Daniele Carnini, e l’uscita di Studi Pucciniani 8, introdotto da Raffaele Mellace. ore 12.00 – Conservatorio Luigi Boccherini – visita al Fondo Puccini, a cura di Paolo Giorgi.     Le iniziative per il trentennale sono realizzate in collaborazione e con il supporto, tra i vari partner, il Ministero della cultura (Direzione generale biblioteche e istituti culturali), la Scuola Imt Alti Studi Lucca, il Comune di Lucca, la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, la Fondazione Giacomo Puccini, la Fondazione Simonetta Puccini e l’Associazione Musicale Lucchese.   03/06/2026  

30 anni con Puccini, al via le celebrazioni Leggi tutto »

Turandot Centenario al Teatro del Giglio Giacomo Puccini di Lucca - ph Foto Alcide, Lucca

Dopo cento anni Turandot regna ancora

La Turandot del centenario di cui abbiamo parlato in un precedente articolo, fa il tutto esaurito nelle due rappresentazioni al Teatro del Giglio Giacomo Puccini di Lucca del 25 e 26 aprile scorsi. Un allestimento diverso da quelli cui il pubblico è abituato, con un cast eccezionale. Apprezzatissima poi dal pubblico la direzione di Alessandro D’Agostini che abbiamo intervistato qui e sotto la cui bacchetta si è mossa l’Orchestra della Toscana: una direzione che, pur non trascurando le grandi sonorità dell’opera, ha valorizzato in particolare i momenti di rarefazione sonora della partitura. Il finale resta aperto: l’opera si chiude là dove Puccini l’ha terminata, non c’è il finale di Alfano. Ed è qui che emerge più che in altri punti l’interpretazione della Turandot da parte del regista Nadir Dal Grande. L’allestimento e l’interpretazione È un allestimento oscuro, come oscuro è l’incantesimo che Turandot ha fatto calare sul popolo di Pechino. Il buio domina la scena, una scena povera come gli stracci grigi di cui è ricoperta la popolazione succube della malvagia regina e che ricorda una popolazione di morti viventi anche nei movimenti. Siamo ben lontani quindi, anzi, siamo agli antipodi dalle Turandot sfarzose e colorate come quella di Zeffirelli. Qua domina il Male, Turandot. Bagliori a volte improvvisi fanno emergere le figure dall’oscurità come in un quadro caravaggesco. Luci che sono tuttavia spesso e volentieri inquietanti, come se fossero il mezzo che utilizza Turandot per osservare i sudditi e far sentire la propria presenza. Il light design è opera di Jenny Cappelloni che fa parte del collettivo “Floret Umbra” insieme a Dal Grande che abbiamo intervistato prima della messa in scena e che ha firmato anche scenografia e costumi. Il finale La rappresentazione si ferma là dove Puccini ha terminato. Non ci sono finali scritti da altri musicisti. E qui si coglie pienamente l’interpretazione della Turandot da parte del regista. Dal Grande ha infatti introdotto un elemento di assoluta novità, una bambina che rappresenta Liù piccola. La bambina compare tre volte, una in ogni atto, e nessuno a parte Liù sembra accorgersi di lei. Si comprende a pieno il suo significato proprio nel finale, quando la bambina porta con sé una rosa bianca, la porge verso la platea e dal fondale viene sparata una luce fortissima che squarcia l’oscurità e abbaglia il  pubblico prima della chiusura definitiva del sipario.   Un altro simbolo che resterà impresso di questo allestimento – diventandone l’immagine che tutti certamente ricorderemo – è il volto di Turandot che incombe sullo sfondo e sulla popolazione come fosse un elemento che fa parte della natura, come il sole e la luna e che costantemente ricorda che è lei che regna, lei che comanda. Dall’alto però calano anche altri volti: quelli delle teste di coloro che non sono riusciti a risolvere gli enigmi.   Il cast Cast eccezionale con nomi di altissimo livello, dicevamo. Roberto Aronica è un Calaf impeccabile, a proprio agio nel ruolo, deciso e con una timbrica avvolgente; Oksana Dyka dà voce a una Turandot aggressiva e potente che non lascia spazio ad alcuna discussione; Paolo Ingrasciotta, Giacomo Leone,  Alfonso Zambuto, rispettivamente Ping, Pang e Pong sono gli interpreti che più di altri danno ritmo e vitalità alla scena, affiatati e in perfetta sintonia; l’imperatore Altoum di Gianluca Moro, statuario, su un trono altissimo, concentra in sé il peso enorme del giuramento e della tragedia che avvolge il regno; George Andguladze è un Timur senza esitazioni, con una timbrica che racchiude con forza la saggezza e la dignità del personaggio; applausi a scena aperta per Maria Novella Malfatti che parla diretta al cuore del pubblico donando a Liù una voce calda, morbida e avvolgente. Chiudono il cast Omar Cepparolli (Un Mandarino) e Valerio Dimarti  (Il Principe di Persia). In scena anche il Coro Arché Turandot 100, diretto da Marco Bargagna, e il Coro delle Voci Bianche Teatro del Giglio Giacomo Puccini diretto da Marco Ramacciotti e Serena Salotti.   29/04/2026

Dopo cento anni Turandot regna ancora Leggi tutto »

Cento anni di Turandot

A cento anni esatti dalla prima rappresentazione sotto la bacchetta di Arturo Toscanini al Teatro alla Scala di Milano, la Turandot, ultima opera rimasta incompiuta di Giacomo Puccini, verrà rappresentata al Teatro del Giglio Giacomo Puccini di Lucca il 25 aprile con replica il 26. L’opera verrà eseguita nella sua versione incompiuta, quindi si interromperà dopo la morte di Liù al verso “Liù, bontà, Liù, dolcezza, dormi, oblia! Liù! Poesia!” proprio come fu con la prima di Arturo Toscanini che interruppe l’esecuzione dicendo: “Qui termina la rappresentazione perché a questo punto il Maestro è morto”. Per questo nuovo allestimento è stata costituita una giuria incaricata di selezionare i finalisti di un bando rivolto a registi e artisti under 35 provenienti dai Paesi dell’Unione Europea.  Si tratta infatti di una produzione frutto della collaborazione del Giglio con i Teatri di Tradizione lombardi e con il Coccia di Novara: la regia è affidata a Nadir Dal Grande che con il progetto collettivo “Floret Umbra”, formato da Dal Grande stesso – che firma regia, scenografia e costumi – e dalla lighting designer Jenny Cappelloni ha appunto vinto il bando. Il cast è di alta caratura internazionale e sul podio dell’Orchestra della Toscana ci sarà il Maestro Alessandro D’Agostini.   Il 22 aprile è prevista inoltre un’anteprima dello spettacolo ad alta accessibilità realizzata in collaborazione con l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti -Sezione di Lucca e l’Ente Nazionale Sordi – Sezione Provinciale di Lucca: l’anteprima prevede un tour tattile sul palco (con servizio di interpretariato Lis – lingua dei segni italiana) alle 14,45. In circa 20 minuti sarà possibile essere accompagnati sul palco allestito e toccare elementi della scenografia. Sarà inoltre attivo il servizio di audio introduzione e audiodescrizione in cuffia, attraverso l’app per cellulare gratuita Lyri. Sempre con la suddetta app sarà disponibile la sopra titolazione in italiano accessibile e con descrizione dei suoni e della musica. Le prenotazioni per l’anteprima accessibile entro sabato 18 aprile tramite le segreterie delle sezioni locali di UICI ed ENS o contattando i numeri (anche whatsapp) 334 640 5095 o 331 269 2454; costo del biglietto 7 euro, gratuito per l’accompagnatore.   Questo il cast: personaggi e interpreti La principessa Turandot  Oksana Dyka L’imperatore Altoum  Gianluca Moro Timur  George Andguladze Il Principe Ignoto (Calaf)  Roberto Aronica Liù  Maria Novella Malfatti Ping  Paolo Ingrasciotta Pang  Giacomo Leone Pong  Alfonso Zambuto Un Mandarino  Omar Cepparolli Il Principe di Persia  Valerio Dimarti direttore d’orchestra Alessandro D’Agostini regia, scene, costumi Nadir Dal Grande luci Jenny Cappelloni Orchestra della Toscana Coro Arché Turandot 100 diretto da Marco Bargagna Coro delle Voci Bianche Teatro del Giglio Giacomo Puccini diretto da Marco Ramacciotti e Serena Salotti   20/04/2026

Cento anni di Turandot Leggi tutto »

Torna in alto