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I Litfiba tornano insieme per 17 Re! In arrivo nuovo album live

Piero Pelù, Ghigo Renzulli, Antonio Aiazzi e Gianni Maroccolo: in una parola sola, i Litfiba. I Litfiba quelli veri, quelli dei primi album che hanno rivoluzionato la storia del rock italiano. E chi avrebbe mai pensato di rivederli in tour insieme sul palco dopo la Trilogia del 2012-2013? E soprattutto chi avrebbe mai immaginato di vederli riproporre appunto i brani di quando erano tutti e quattro insieme in studio e sul palco, senza eseguire quelli della storia più recente portata avanti solo da Ghigo e Piero? E invece è accaduto per i quaranta anni di quello che probabilmente è il più bell’album dei Litfiba in formazione originaria: 17 Re. I Litfiba hanno chiamato e il loro popolo ha risposto: il Prato delle Cornacchie delle Cascine di Firenze il 23 luglio scorso è stato riempito da una marea umana di quasi 7.000 spettatori. Anche per il fatto che questa serata se la giocavano nella loro città, Firenze, era una data che non si poteva perdere. E il pubblico è stato ben ripagato con uno spettacolo incredibile di circa due ore e mezzo. E attenzione attenzione: il 27 novembre 2026 uscirà il nuovo album dal vivo “17 RE Live 1986-2026: sarà  registrato proprio in occasione del tour celebrativo ed è già disponibile per il preorder.   Immensi Litfiba. Quando hai la possibilità di assistere a uno spettacolo come questo, capisci che sei di fronte a un gruppo vero. Un gruppo in cui ognuno è una voce a sé che contribuisce all’insieme, non solo Piero: Ghigo Renzulli ha un suono unico alla chitarra, un suono che è diventato marchio di fabbrica indiscusso del gruppo; Antonio Aiazzi non è un semplice tastierista come altri che riempiono con tappeti di accompagnamento, è un tastierista che armonizza e crea atmosfere melodiche nostalgiche e sognanti sulle quali si innesta il canto ora rabbioso ora melanconico, sono protagoniste ed evocatrici come solo Aiazzi riesce a farle essere; e sono proprio le tastiere ad aprire il concerto con una versione strumentale di Febbre a cui segue 17 Re, la title track che è stata tirata fuori ora per l’anniversario in quanto non era stata inserita nell’album. E che dire di Gianni Maroccolo: sembra parlare tramite un basso che pare vivo, quasi una ap e ci si accorge di quanti brani girino proprio intorno al suo strumento.     Una meraviglia. Chi si aspettava una reunion nostalgica o autocelebrativa si è sbagliato alla grande. Semmai il timore poteva essere di trovarsi di fronte a rielaborazioni, “ammodernamenti” dei brani. Invece pareva di essere negli anni ’80, tutto suonava uguale all’album. Tutto. E in due occasioni sono intervenuti anche Francesco Magnelli alle tastiere e Daniele Tramubsti alle percussioni dal momento che a suo tempo avevano collaborato alle registrazioni di 17 Re. Ovviamente il grande assente, come purtroppo sempre, è Ringo De Palma ricordato da Piero con Eroi nel vento e sostituito dal mitico Luc Mitraglia. Piero non ha accennato se non minimamente, giusto verso la fine, al fatto che hanno “fatto fuori venti psicologi” per decidere se realizzare questo tuor oppure no, e fra un brano e l’altro non ha mancato di attaccare governanti e potenti della terra sventolando ora un parrucchino arancione con chiaro riferimento a Turmp, ora le bandiere della Palestina e del Kurdistan.  Infine, brandendo il tricolore Italiano, non ha mancato di ricordare a più riprese che la nostra è una Repubblica antifascista. E Piero lo chiarisce: “di concerti dove non si dice niente è pieno”, e soprattutto ribadisce che “chi non parla è complice e noi non lo siamo“. Altro che De Gregori (che Pelù non tira comunque assolutamente in ballo). Del resto si tratta di argomenti da sempre cari ai Litfiba e a Piero in particolare che di recente ha organizzato anche i due eventi S.O.S. Palestina. Ora, come abbiamo detto in occasione di reunion similil, la speranza enorme dei fan (anche se ci credono in pochi) è che i Litfiba tornino insieme anche per un nuovo album di inediti. Intanto ci godiamo l’attimo.   27/7/2026  

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30 anni di Sky Stone & Songs

Trent’anni di musica e un’intera città a festeggiarli   Una domenica che resterà nella memoria della città. Lo scorso 7 settembre dalle 13 alle 22, Lucca ha celebrato i trent’anni di Sky Stone & Songs, il negozio di dischi che ormai da tre decenni pulsa nel cuore del centro storico, trasformandosi per l’occasione in un vero e proprio palco urbano.   La vetrina del negozio si è trasformata in un piccolo palcoscenico, il marciapiede in platea: nove ore di musica senza sosta, un flusso ininterrotto che ha visto alternarsi nove tra band e musicisti tra i più rappresentativi della scena lucchese e provinciale. In ordine di apparizione: Devid Winter, Colectivo di Marco Panattoni, Solo1981, Luca Giovacchini, Moonari, C.R.P. Collettivo Rivoluzionario Protosonico, Staindubatta, Esterina e The Garden of Love.   Generi diversi, linguaggi differenti, dal cantautorato al post punk, passando per l’industrial e le sperimentazioni più ardite. Un mosaico sonoro che ha reso evidente la vitalità di un territorio e la sua gratitudine verso chi, per trent’anni, ha custodito e alimentato questa passione. Il pubblico ha risposto con entusiasmo: tantissime persone si sono accalcate in strada e hanno affollato il negozio, trasformando via Veneto in una festa collettiva. Non era solo il compleanno di un negozio di dischi: era il riconoscimento a un luogo che è diventato spazio culturale, punto di incontro, laboratorio creativo.   Il titolare René Bassani, visibilmente emozionato, lo ha raccontato così: «In questi 30 anni Sky Stone & Songs è stato (e ancora lo è), un piccolo territorio libero dove la musica incontra l’arte, la poesia, si mescola alla cultura e le storie di fanno suono. Dove succedono cose strane, dove si racconta la storia e le storie della musica che ci piace, dove si sono esposte poesie in barattoli di marmellata, viste performance tra gioco e arte contemporanea, dove si sono inventati dischi, fumetti, appesi quadri con lo scotch e perfino aperto una farmacia musicale e seppellito vinili». Un’energia che appare ancora più significativa se si pensa che, quando Sky Stone aprì, a Lucca c’erano sei negozi di dischi; oggi è rimasto solo lui, unico superstite nella città che ha dato i natali a Boccherini, Puccini e Giani Luporini.   La maratona musicale di domenica è stata dunque molto più di una festa: è stata una dichiarazione d’amore alla musica, alla città e a uno spazio che, controcorrente, continua a essere presidio culturale. Un compleanno che suona come una promessa: la storia di Sky Stone non si ferma qui.  

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Piero Pelù: El Diablo è tornato !

Si è concluso venerdì 16 maggio scorso con il tutto esaurito al Viper Theatre di Firenze Il ritorno del Diablo Tour 2025 con cui Piero Pelù ha portato sul palco una carrellata di successi e anniversari della sua carriera solista e dei Litfiba. Non sono solo i 35 anni di El Diablo: sono infatti anche i 25 di Né buoni né cattivi, i 30 di Spirito, i 40 di Desaparecido. Un vero e proprio Giubileo del Rock. E per celebrare degnamente il tutto, ad accompagnare Piero, oltre all’infaticabile Luca Martelli “Mitraglia” (batteria), Amudi Safa (chitarra) e Max Gelsi “Sigel” (basso), alle tastiere è tornato il mitico Antonio Aiazzi. Aiazzi indossa non a caso una maglietta di Eneide con sopra una camicia. Ogni volta che la tastiera è più presente, nella sala si sprigiona un’atmosfera unica che fa sognare i fan dei Litfiba. Piero è sempre Piero, che piaccia o no, ma con le cuffie per proteggere l’udito. E anzi invita (a gesti durante l’esibizione) a farle mettere anche ai più piccoli presenti allo spettacolo. Quindi, per le nuove date che sono state annunciate a partire da ottobre, se avete intenzione di portare i figli più piccoli, portate anche le cuffie antirumore.     Lo spettacolo si apre appunto con Lo spettacolo e da quel momento in poi non c’è un attimo di riposo. Si prosegue con Eroi nel vento e si toccano altri grandi successi dei Litfiba come La preda, No frontiere, El diablo e tanto ancora. Non mancano ovviamente brani della carriera solista di Pelù come Novichock o Toro Loco. L’energia che si sprigiona nella sala è feroce e gioiosa allo stesso tempo, si passa dalla rabbia allo scherzo con naturalezza, e Piero fa incetta di reggiseni che dalla platea volano sul palco. Il rocker toscano non si tiene, ne ha per tutti, soprattutto per i signori delle guerre, invoca la pace più volte, canta una emozionante versione di Istanbul dietro la bandiera della Palestina e quella del Kurdistan. Quello di Pelù è un coraggio non indifferente di questi tempi, una posizione che mantiene l’artista nell’alveo dell’impegno civile e umanitario, una missione che tanti altri rocker hanno completamente dimenticato. E per finire, tutto il gruppo, quando arriva al momento dei saluti, canta Bella ciao. E tutto il pubblico canta insieme a loro. 19/05/2025

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