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Claudio Calia racconta Kamaran Najm

Claudio Calia racconta Kamaran Najm

– di Gianmarco Caselli Anche se può sembrare incredibile, il primo fotoreporter di guerra iracheno, non è nato in tempi lontanissimi, bensì nel 1987. E non solo Kamaran Najm  è stato il primo fotoreporter di guerra iracheno, ma è stato anche fondatore di Metrography, la prima agenzia fotografica indipendente del Paese. Il suo scopo era raccontare con le fotografie l’orrore della guerra ma anche la bellezza del Kurdistan iracheno. Calia non è nuovo a questo tipo di opere che si inquadrano nell’ambito del graphic journalism, ne è un vero e proprio punto di riferimento e a questo proposito è anche autore di “Graphic Journalist – manuale per i reporter con la matita” edito da ComicOut. una sorta di manuale rivolto  agli autori per affrontare questo genere di fumetto che richiede un lavoro di reportage, indicando come inserire le informazioni documentate e suggerendo diverse metodologie di lavoro. La sua storia è stata raccontata in un fumetto da Claudio Calia , “Dov’è la bellezza?“, edita da Becco Giallo con una prefazione di Zerocalcare.     Najm scompare a soli 27 anni, ferito proprio mentre è impegnato a realizzare testimonianze fotografiche della guerra, e finisce nelle mani dell’ISIS. È stato il fratello di Najm a chiedere a Calia di raccontare questa storia, uscita ad aprile, convinto che il fumetto fosse il mezzo migliore per comunicarla. Lo abbiamo incontrato e intervistato a Lucca Comics & Games 2025.     Che cosa siginfica il titolo di questo volume? Najm è il primo fotografo di guerra iracheno. Il titolo del volume, “Dov’è la bellezza?“, è una frase che lui ripeteva stesso: “vengono da tutto il mondo, giustamente, a raccontare gli orrori della guerra ma non c’è nessuno che racconti la bellezza del nostro paese.”  Per questo ha fondato la sua agenzia fotografica, la prima riconosciuta come agenzia fotorgafica irakena, che oggi ha una grande attività di formazione con ben 75 fotografe donne. In Irak è un piccolo miracolo, e forma continuamente nuovi fotografi.   Come hai ricostruito la storia di Najm? L’ho ricostruita andando in Irak e intervistando molte persone che lo hanno conosciuto. Mentre io ero in Irak, una di queste persone era appena arrivata da New York dove aveva appena chiuso una propria mostra personale di fotografia. A 40 anni aveva deciso di mollare il lavoro: aveva trovato un volantino di un workshop dell’agenzia Metrography e grazie a questa si è appassionato ed è diventato fotografo davvero.     Quella di Najm è una storia bella, ma con un finale triste. Sì, lui è il primo esempio di fotografo di guerra irakeno che si trova in prima linea con l’esercito regolare curdo contro l’ISIS. Anche l’esercito non era abituato ad avere civili in prima linea, era una situazione complicata da gestire. La violenza dell’attacco fu terribile, Najm venne ferito al collo, caricato su un furgone dell’esercito, ma la fuga dai colpi di mortaio è talmente precipitosa che si dimenticano di chiuderlo. Il corpo di Najm cade.   Se ne è più saputo nulla? Il giorno dopo, da prigioniero, riuscirà a chiamare la sua famiglia. Da quel momento non si è più saputo nulla di lui. Anni di trattative da parte della sua famiglia, per sapere se era vivo, morto, eventualmente recupereare il corpo, sono finiti nel nulla. Dopo dieci anni i familiari hanno deciso di raccontare la sua storia e hanno deciso di farlo tramite il fumetto.   Come è avvenuto il contatto con te? Dal 2016 mi è un po’ cambiata la vita in quanto ho fatto un viaggio con la ONG “Un ponte per” realizzando workshop di fumetto in Irak. Da quel momento torno in Irak una o due volte l’anno per tenere dei laboratori. Quando è venuta fuori la volontà di raccontare la storia di Najim, i familiari hanno pensato di chiederlo a me.   Hai accettato subito? No, inizialmente ho risposto di no. Ho pensato: è dal 2016 che formo fumettistie e fmuenttisti irakeni. Che senso ha che lo faccia io? Mi hanno convinto con due argomenti: avevano bisogno di un prodotto fatto e finito e non volevano esordienti; inoltre da italiano posso permettermi più libertà visto che Najm ha fatto cose che in Irak sono discutibili, come un bacio in pubblico che è poi diventato famoso in tutto il mondo. Posso rappresentare certe situazioni senza rischiare.   C’è qualcosa che ti ha colpito nella stesura di questa storia? C’è una cosa strana che è accaduta. Il fratello di Najm quando ha visto il libro è venuto a trovarmi. In questa storia intervisto anche i suoi genitori. Il fratello per dieci anni si è chiesto come mai i genitori avessero smesso di cercare Najm. In realtà suoi genitori hanno continuato per anni a chiedere informazioni facendosi accompagnare dal fratello piccolo. Alla fine gli è stato detto che se avessero continuato a fare queste ricerche lo avrebbero ammazzato. Leggendo il libro, lui ha capito che i suoi genitori avevano interrotto le ricerche per proteggere lui.   03/11/2025

Lucca Comics & Games 2025

Dove mangiare (bene) a Lucca Comics&Games

I consigli della Settima Base per vivere al meglio questa edizione anche a tavola   Ci siamo: oggi è iniziato Lucca Comics & Games 2025! Le strade brulicano di cosplay, zaini e sorrisi, i vicoli profumano di carta stampata e l’aria vibra di quella magia inconfondibile che solo questo evento sa creare. Per cinque giorni — dal 29 ottobre al 2 novembre — Lucca diventa un universo parallelo dove ogni angolo racconta una storia, tra mostre, concerti, anteprime e incontri con artisti e autori. L’edizione 2025 si preannuncia tra le più vivaci di sempre, e noi della Settima Base saremo come sempre tra i padiglioni per raccontarvela da vicino. E mentre ci immergiamo nel mondo dei fumetti, dei giochi e dell’immaginazione, c’è un aspetto che prendiamo molto sul serio: dove mangiare (bene) a Lucca durante i Comics. Perché, diciamolo, non di solo pane vive l’uomo… ma comunque di pane vive. E dopo ore di camminate, code e incontri, arriverà il momento di ricaricarsi.Alcuni di noi sono “local”, conoscono ogni trattoria, forno e bistrot nascosto tra le mura, e così abbiamo raccolto per voi cinque posti perfetti dove rifugiarsi tra un panel e l’altro. Colazione da Taddeucci Se vuoi iniziare la giornata come un vero lucchese, la tappa è obbligatoria. Da Taddeucci non si mangia solo il buccellato: troverai una grande varietà di brioche, dolci, focaccine e panini ripieni. Il nostro consiglio? Una pizzetta o una valdostana accompagnata da una spuma bionda ghiacciata e un caffè forte come si deve. È la colazione più lucchese che ci sia, perfetta per affrontare la maratona tra i padiglioni!   Focaccia al Forno Casali Non c’è merenda migliore della focaccia del Forno Casali, croccante fuori e soffice dentro. È una vera istituzione per chi vive o lavora tra le mura, e durante i Comics la fila fuori ne è la prova. Assolutamente da provare la focaccia di mais (magari con la mortadella) o la versione semplice da mangiare passeggiando tra i vicoli della città, altro che «Bada come la fuma!».   Pizza e cecina da Felice Da Felice è la più antica pizzeria di Lucca, e in città dire “Felice” è come dire pizza. Pochi fronzoli, tanto sapore e una tradizione che resiste al tempo: un must per un pranzo al volo (proprio al volo per i Comics non sarà, ma vale la pena attendere!) o per ricaricare le energie dopo una mattinata intensa. Qui la pizza si prende al banco e si mangia per strada, come da rito. Oltre al trancio, ricordatevi di ordinare la cecina (un’ottima alternativa vegana e senza lattosio), rigorosamente con sale e pepe, possibilmente dentro una focaccina fumante!   Gelato alla Veneta Nel pomeriggio, tra un padiglione e l’altro, serve una pausa dolce: la Gelateria Veneta è la risposta. Da provare assolutamente crema, lampone e stracciatella (i gusti della nostra infanzia). E se farà freddo, buttatevi sulle loro crêpes alla Nutella (o, per meglio dire, la Nutella alla crêpe). È il posto perfetto per tirare il fiato e godersi il gelato più buono della città!     Cena alla Trattoria da Gigi E per chiudere la giornata come si deve, niente batte una cena da Gigi, una delle trattorie simbolo della cucina lucchese. L’atmosfera è calda e autentica ma senza tempo, il servizio familiare e i piatti quelli della tradizione: tordelli di carne al ragù, rovellina alla lucchese e verdure fritte croccantissime. Un posto dove si finisce sempre con la pancia piena e il sorriso stampato (ma ricordatevi di prenotare un tavolo, è sempre pieno!).   Che tu venga per i fumetti, per i giochi o solo per respirare l’atmosfera, Lucca Comics & Games resterà un’esperienza che coinvolgerà tutti i sensi. Noi saremo lì, tra la folla, tra un disegno e una forchettata, perché a Lucca, la fantasia si vive anche a tavola.    

30 anni di Sky Stone & Songs

Trent’anni di musica e un’intera città a festeggiarli di Chiara Di Vito   Una domenica che resterà nella memoria della città. Lo scorso 7 settembre dalle 13 alle 22, Lucca ha celebrato i trent’anni di Sky Stone & Songs, il negozio di dischi che ormai da tre decenni pulsa nel cuore del centro storico, trasformandosi per l’occasione in un vero e proprio palco urbano.   La vetrina del negozio si è trasformata in un piccolo palcoscenico, il marciapiede in platea: nove ore di musica senza sosta, un flusso ininterrotto che ha visto alternarsi nove tra band e musicisti tra i più rappresentativi della scena lucchese e provinciale. In ordine di apparizione: Devid Winter, Colectivo di Marco Panattoni, Solo1981, Luca Giovacchini, Moonari, C.R.P. Collettivo Rivoluzionario Protosonico, Staindubatta, Esterina e The Garden of Love.   Generi diversi, linguaggi differenti, dal cantautorato al post punk, passando per l’industrial e le sperimentazioni più ardite. Un mosaico sonoro che ha reso evidente la vitalità di un territorio e la sua gratitudine verso chi, per trent’anni, ha custodito e alimentato questa passione. Il pubblico ha risposto con entusiasmo: tantissime persone si sono accalcate in strada e hanno affollato il negozio, trasformando via Veneto in una festa collettiva. Non era solo il compleanno di un negozio di dischi: era il riconoscimento a un luogo che è diventato spazio culturale, punto di incontro, laboratorio creativo.   Il titolare René Bassani, visibilmente emozionato, lo ha raccontato così: «In questi 30 anni Sky Stone & Songs è stato (e ancora lo è), un piccolo territorio libero dove la musica incontra l’arte, la poesia, si mescola alla cultura e le storie di fanno suono. Dove succedono cose strane, dove si racconta la storia e le storie della musica che ci piace, dove si sono esposte poesie in barattoli di marmellata, viste performance tra gioco e arte contemporanea, dove si sono inventati dischi, fumetti, appesi quadri con lo scotch e perfino aperto una farmacia musicale e seppellito vinili». Un’energia che appare ancora più significativa se si pensa che, quando Sky Stone aprì, a Lucca c’erano sei negozi di dischi; oggi è rimasto solo lui, unico superstite nella città che ha dato i natali a Boccherini, Puccini e Giani Luporini.   La maratona musicale di domenica è stata dunque molto più di una festa: è stata una dichiarazione d’amore alla musica, alla città e a uno spazio che, controcorrente, continua a essere presidio culturale. Un compleanno che suona come una promessa: la storia di Sky Stone non si ferma qui.  

Giacomo Puccini fotografo

“Qual occhio al mondo”. Puccini fotografo – La mostra allestita alla Fondazione Ragghianti rivela un nuovo aspetto del compositore lucchese   – di Gianmarco Caselli   È un Giacomo Puccini del tutto inedito e sconosciuto quello che viene proposto nella mostra “Qual occhio al mondo”. Puccini fotografo alla Fondazione Ragghianti di Lucca aperta fino al 1° aprile. Realizzata dalla Fondazione Centro studi Licia e Carlo Ludovico Ragghianti in collaborazione con la Fondazione Simonetta Puccini per Giacomo Puccini di Torre del Lago e il Centro studi Giacomo Puccini di Lucca, l’esposizione svela infatti una passione del compositore che non conoscevamo.   La mostra si articola in più sezioni basandosi sui materiali conservati nell’Archivio Puccini di Torre del Lago, e in piccola parte provenienti da altri fondi. Una vera e propria sorpresa: fino all’apertura dell’Archivio Puccini di Torre del Lago (Lucca), in particolare quando è stata concessa agli studiosi la consultazione della più importante parte della documentazione, nessuno immaginava di trovarvi pellicole e fotografie realizzate dal compositore stesso. Sono oltre ottanta le fotografie esposte. E se Puccini ha interpretato le emozioni e il mondo con la sua musica, qui possiamo ammirare come interpretasse il mondo anche con la macchina fotografica. Ai tempi del compositore non solo non era così scontato possedere una macchina fotografica, anzi. Puccini, amante delle nuove tecnologie, ce l’aveva, anch’essa esposta a Lucca, un raro modello Kodak No. 4 Panorama Camera Model B, apparecchio a cassetta (realizzato in metallo, legno e vetro) ricoperto in cuoio e prodotto nel 1899. Anche solo per le dimensioni, non piccole come le fotocamere a cui siamo abituati da anni, è evidente come scattare fotografie da parte del compositore fosse qualcosa di più che un passatempo.     Non mancano notevoli scatti di complessi architettonici e vedute panoramiche di città visitate dal compositore come New York, ma  uno dei soggetti che attira maggiormente Puccini è la natura selvaggia, incontaminata, a partire dal “suo” Lago di Massaciuccoli. Non si può rimanere indifferenti di fronte alle foto in cui il compositore ritrae  i cavalli nella pampa o l’oceano, catturato in quella che avrebbe potuto essere una semplice fotografia ricordo scattata dalla nave, e che invece grazie a Puccini emerge in tutta la sua forza naturale, irrazionale e indomita.   Nelle fotografie del compositore il confine fra fotografia artistica e scatto per “immagazzinare” nella memoria impressioni da trasferire forse in seguito nelle opere, è sottile. È questa la vera sorpresa e il valore di una mostra che va al di là della mera curiosità dello scoprire un Puccini anche fotografo.    E Puccini, sempre acuto, conscio di ciò che poteva essere valido e di ciò che poteva non esserlo durante la stesura delle proprie musiche, è probabilmente consapevole anche della validità artistica di alcuni dei suoi scatti. Ne è prova una fotografia in cui il compositore lucchese ha immortalato due barche sul lago di Massaciuccoli. Da questa foto Puccini farà realizzare una cartolina e, sotto l’immagine, scriverà a penna «!Opera mia!».     Per quanto si tratti di una annotazione ironica, è chiaro come il musicista sia consapevole di avere realizzato qualcosa di artistico, un’opera creata con una tecnologia relativamente nuova che può gareggiare con la pittura. E non a caso questa cartolina è indirizzata al pittore Guglielmo Amedeo Lori, esponente non di secondo piano del Divisionismo. Nella parte finale della mostra troviamo una serie di bellissimi ritratti fotografici del compositore fra i quali quelli che hanno tramandato la sua iconica immagine così come la conosciamo noi oggi. L’esposizione, a cura di Gabriella Biagi Ravenni, Paolo Bolpagni e Diana Toccafondi, sarà visitabile gratuitamente fino al 1° aprile 2024 nella Sala dell’affresco del Complesso di San Micheletto a Lucca, con ingresso da via Elisa, 8.     La mostra, realizzata con il supporto della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, si avvale del patrocinio della Regione Toscana e della Provincia e del Comune di Lucca, con la partnership della Fondazione Giacomo Puccini di Lucca, della Fondazione Festival Pucciniano di Torre del Lago e dell’Associazione Lucchesi nel Mondo, ente gestore del Museo Pucciniano di Celle. Il comitato scientifico della mostra è costituito da Claudia Baroncini, Barbara Cattaneo, Maria Pia Ferraris, Michele Girardi, Giovanni Godi e Umberto Sereni.   Per l’occasione è stato realizzato un catalogo (Edizioni Fondazione Ragghianti Studi sull’arte) contenente le riproduzioni di tutte le fotografie esposte e i testi di Gabriella Biagi Ravenni, Paolo Bolpagni, Manuel Rossi ed Eugenia Di Rocco.     Sede Sala dell’affresco | Complesso di San Micheletto | Lucca Ingresso da via Elisa n. 8   Orari dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18 apertura straordinaria lunedì 1° aprile   | Ingresso gratuito |    www.fondazioneragghianti.it info@fondazioneragghianti.it tel. 0583.467205   18/03/2024

Spazio G43: la galleria alternativa di Prato, festeggia i suoi quattro anni con CRP Collettivo Rivoluzionario Protosonico

Lo SPAZIO G43, la più piccola galleria alternativa di Prato compie quattro anni e ha voluto festeggiarli sabato 3 febbraio con la musica dal vivo del gruppo industrial punk CRP Collettivo Rivoluzionario Protosonico che per la prima volta si è esibito con la nuova formazione.   Lo Spazio G43 è una galleria alternativa con una particolarità: nata durante il periodo pandemico, è piccolissima, misura solo 210 x 180 cm. La G43 è stata concepita da Enzo Correnti – noto artisticamente come Uomo Carta – in un disimpegno del proprio appartamento, ed è diventata in poco tempo un punto di riferimento per gli artisti alternativi.   Enzo Correnti è un artista performer, poeta visivo, mail artista, collagista, ideatore e curatore di “Esserci senza esserci” e molto altro ancora, e ha partecipato alle due ultime edizioni del Lucca Capannori Underground Festival.   Tornando allo Spazio G43, in questo “disimpegno” collocato tra le camere e il bagno, ci sono 5 porte e un frigo in disuso che diventano parte attiva della mini-galleria.   Può sembrare incredibile viste le sue piccole dimensioni, ma la galleria in questi anni è stata molto attiva: «Nei quattro anni di vita dello Spazio G43 − spiega Correnti − sono state ospitate quattro mostre personali, quattro collettive, letture di poesie, danza butoh, video-art, video performance, performance, ascolto di musica da vinili rari e musica dal vivo. Con questa mostra raccontiamo quattro anni di intenso lavoro di partecipazione, di sperimentazione, di incontri avvenuti allo Spazio G43: _guroga, artista venezuelana, ha realizzato tutte le locandine degli eventi esposte».   L’esibizione del CRP Collettivo Rivoluzionario Protosonico con la nuova formazione   Sorprese anche da parte dell’ospite d’onore, il gruppo industrial punk  di Capannori, CRP Collettivo Rivoluzionario Protosonico che ha aperto il live con un brano inedito e che si è esibito per la prima volta con la nuova formazione. Lo scorso dicembre, infatti, Chiara Venturini è stata annunciata sui social del CRP come nuova componente del gruppo: «Non vedevo l’ora di esibirmi come membro effettivo dei CRP, e averlo fatto per la prima volta in un contesto così particolare è stato ancor più siginficativo». «Lo Spazio G43 è una piccola grande realtà − affermano i CRP − capace di attrarre e coinvolgere numerosi artisti della scena culturale alternativa. Sono situazioni che ti aspetteresti di trovare a Berlino, e non in città italiane».     Spazio G43 polo di attrazione di artisti alternativi       Presenti al festeggiamento dei quattro anni della G43 numerosi artisti della scena culturale alternativa: Murat Onol che ha curato l’allestimento, Ina Ripari, Mattia Crisci e Lauraballa che operano a Prato, Ubaldo Molesti dell’area fiorentina e Maya Lopez Muro molto attiva nel mondo della mail art, Claudio Balducci fondatore e caporedattore di SCHEDA Metropolitana di Prato e infine l’esperto d’arte Contemporanea Piero Cantini che è stato anche l’allestitore delle mostre al Centro Pecci di Prato per una ventina di anni. Ha partecipato anche l’assessore alla cultura del Comune di Prato, Simone Mangani.   

Fausto Melotti. La ceramica - mostra alla Fondazione Ragghianti

FAUSTO MELOTTI – L’AVVENTURA DELLA CERAMICA

Una mostra da non perdere, e questa è l’ultima settimana per visitarla, quella allestita alla Fondazione Ragghianti di Lucca, “Fausto Melotti. La ceramica” che chiuderà i battenti il 25 giugno prossimo. Oltre alle ceramiche dell’artista trentino (Rovereto, 1901 – Milano, 1986) sono esposte opere di importanti artisti e designers con cui direttamente o indirettamente l’autore ebbe contatti come Giacomo Balla, Lucio Fontana, Leoncillo, Arturo Martini, Enzo Mari, Bruno Munari, Gio Ponti, Emilio Scanavino ed Ettore Sottsass. Curata da Ilaria Bernardi, “Fausto Melotti. La ceramica”, è una mostra allestita per ricordare l’incontro tra Carlo Ludovico Ragghianti e Melotti, nonché per celebrare il ventennale dell’edizione del “Catalogo generale della ceramica” dell’artista. Il rapporto fra Ragghianti e Melotti è particolarmente importante se si pensa che nel 1948 a New York, alla House of Italian Handicraft, venne allestita la mostra collettiva Handicraft as a fine art in Italy in cui erano esposte anche opere di Melotti. Nel relativo catalogo Ragghianti scrisse un saggio in cui dimostrava come questi lavori fossero effettivamente da considerarsi “fine art.” Mentre la prima sezione dell’allestimento propone una cronologia illustrata dell’artista accompagnata da due teche con importanti documenti del suo archivio legati specificatamente alla produzione in ceramica, fra cui tre suoi quaderni mai esposti finora, la seconda è dedicata alle sculture. Fra queste spicca Arcidiavolo, che Melotti espose alla biennale di Venezia del 1948, con altre opere in ceramica, e che lo fecero conoscere al mondo anche come scultore in ceramica. Fra le varie tematiche affrontate particolarmente ricorrente ed importante è quella della figura femminile: in questo caso Melotti si rifà a un modello archetipico ricollegandosi alle Korai dell’antica Grecia. Le sue figure risultano però più smaterializzate, costituite essenzialmente da due coni rovesciati.   Non si può non rimanere poi incantati dai due teatrini, una tipologia di opere raramente esposta sia per la provenienza solitamente privata sia per la loro fragilità. Realizzati in terracotta, con all’interno piccole figure umane e geometriche in ceramica, nel loro racchiudere una “storia” rispecchiano più di altre opere la poetica dell’artista.   La terza sezione propone una vera rarità, un video del 1984 di Antonia Mulas, (della serie RAI In prima persona. Pittori e scultori) con l’unica intervista in cui Melotti parla anche della ceramica. È risaputo infatti che l’artista non dava molto peso a questa tipologia della sua produzione avendola dovuta svolgere esclusivamente per necessità economiche. Particolarmente coinvolgente l’ultima sezione della mostra, con ceramiche realizzate dagli anni ’50 a metà dei ’60   ispirate a oggetti di uso quotidiano come lampade, vasi, posaceneri, tazzine, la cui funzione primaria, nella libertà delle forme, tende a svanire. Ne resta una sorta di ricordo e gli oggetti si elevano al più nobile stato di vere e proprie opere d’arte scultoree in un processo di idealizzazione quasi platonica.   Una curiosità: in sottofondo i Notturni di Fryderyk Chopin, eseguiti dal nipote prediletto dell’artista, il celebre pianista Maurizio Pollini, figlio dell’architetto Gino Pollini. “Fausto Melotti. La ceramica” è realizzata in collaborazione con la Fondazione Fausto Melotti e il MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, e con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e il patrocinio della Regione Toscana e della Provincia e del Comune di Lucca.   Orari di apertura: dal martedì alla domenica dalle ore 11 alle 19. Contatti: Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti Complesso monumentale di San Micheletto Via San Micheletto, 3 – 55100 Lucca T. +39 0583 467205 F. +39 0583 490325 E. info@fondazioneragghianti.it www.fondazioneragghianti.it   20/06/2023