“Random” a Carrara: Massari e Donnaloia si raccontano

Sabato 11 luglio siamo stati all’inaugurazione della mostra Random, ospitata a Palazzo Binelli di Carrara, per incontrare alcuni dei protagonisti dell’esposizione e approfondire il loro percorso artistico.

Inaugurazione Random, foto di Elena Fiori

Random è una mostra collettiva che riunisce Gianmarco Caselli, Giuseppe Donnaloia, Chiara Lera, Gabriele Mallegni, Luciano Massari, Josse Renda, Caterina Sbrana e Fabio Sciortino realizzata con il patrocinio e il sostegno di Palazzo Binelli, Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, UNESCO, Club UNESCO “Carrara dei Marmi” e la media partnership del magazine La Settima Base.

Attraverso le loro opere, gli artisti si fanno interpreti di un dialogo che travalica il tempo e le convenzioni, per restituire una visione plurale del paesaggio. Non solo quello fisico, riconoscibile, ma anche quello interiore, astratto e visionario, che si scompone e si ricompone tra memoria e immaginazione.

Più che una semplice esposizione, Random è un’esplorazione dello spazio geografico e mentale, un’immersione nel mistero di ciò che è stato e di ciò che potrà essere. Le opere dialogano tra loro attraverso materiali, forme e linguaggi differenti, offrendo al visitatore molteplici chiavi di lettura e una riflessione sul rapporto tra natura, trasformazione e immaginazione.

In questo articolo andremo ad approfondire il lavoro di Luciano Massari e Giuseppe Donnaloia, due percorsi artistici profondamente diversi ma accomunati da una ricerca che mette al centro il rapporto tra materia, forma e significato. In occasione dell’inaugurazione abbiamo incontrato entrambi gli artisti per parlare delle opere esposte e conoscere più da vicino la loro ricerca.

 

Intervista a Giuseppe Donnaloia

 

Giuseppe Donnaloia presenta il suo lavoro durante l’inaugurazione

 

Nel tuo percorso convivono scultura, pittura, restauro e insegnamento. In che modo queste esperienze si influenzano a vicenda e contribuiscono a definire il tuo linguaggio artistico?

Credo che queste esperienze facciano parte di un unico percorso. Il restauro mi ha insegnato il rispetto per la materia e per il tempo, oltre a offrirmi una conoscenza profonda delle tecniche e della storia dell’ arte. L’insegnamento, invece, mi costringe ogni giorno a mettere in discussione le mie certezze e confrontarmi con nuove generazioni di artisti. La pittura e scultura sono il luogo in cui tutto questo confluisce.

Non considero le discipline come ambienti separati, ma come linguaggi che si alimentano reciprocamente. Cerco di costruire un linguaggio personale, riconoscibile, nel quale la materia conserva la memoria del gesto e il processo creativo rimane sempre visibile. È proprio in questa ricerca di un impronta autentica che riconosco il filo conduttore del mio lavoro.

 

Opere in mostra di Giuseppe Donnaloia

Alcune delle opere che presenti in questa mostra non appartengono alla tua produzione più recente. Che cosa ti ha portato a scegliere proprio questi lavori e quale dialogo instaurano con il tuo percorso artistico?

Ho scelto queste opere perché, pur appartenendo a momenti diversi del mio percorso, condividono una stessa tensione: quella verso un equilibrio sempre fragile. È un tema che attraversa da tempo la mia ricerca e oggi ritrovo tanto nella mia pittura quanto nella scultura.

Le superfici pittoriche, così come le forme ceramiche sospese su esili strutture, suggeriscono una condizione di instabilità che considero profondamente umana.

Viviamo in un’ epoca in cui gli equilibri personali, sociali e perfino geopolitici sembrano continuamente messi alla prova. Le mie opere non raccontano questi eventi in modo diretto, ma cercano di evocare quella sensazione di precarietà e, allo stesso tempo, la continua ricerca di un punto di equilibrio.

Per questo ho voluto riunire proprio questi lavori: non rappresentano una retrospettiva, ma testimoniano la coerenza di una ricerca che, attraverso il gesto, la materia e la forma, continua ad interrogarsi sulla fragilità dell’esistenza e sulla capacità dell’ uomo di mantenersi in un equilibrio in un mondo sempre più instabile.

Intervista a Luciano Massari

 

Luciano Massari presenta il suo lavoro durante l’inaugurazione

 

La tua ricerca parte dalla tradizione del marmo di Carrara ma negli anni si è aperta anche ad altri materiali e linguaggi. Che cosa guida la scelta del materiale con cui dare forma a un’opera?

La scelta del materiale nasce sempre dall’idea e dalla necessità interna dell’opera. Non considero mai la materia come un semplice supporto, ma come una presenza capace di orientare il processo creativo e di introdurre significati propri. Come è risaputo il marmo appartiene profondamente alla mia formazione e al territorio in cui sono nato, ma nel tempo ho cercato di liberarlo dalla sua dimensione monumentale e dalla sua apparente compattezza, portandolo verso una condizione più fragile, sottile e leggera.

Accanto al marmo ho utilizzato anche altri materiali, scegliendoli in base alla tensione che volevo creare tra peso e leggerezza, resistenza, permanenza o trasformazione. Ogni materiale possiede una memoria, un tempo e una voce, il mio lavoro consiste anche nell’ascoltarli, nel comprenderne i limiti e nel portarli, quando possibile, oltre la loro funzione abituale.

 

Le opere di Luciano Massari

 

Durante l’inaugurazione hai parlato di una dimensione “ancestrale” che attraversa i tuoi lavori. Che cosa rappresenta per te questo concetto e in che modo prende forma nelle opere esposte?

Quando parlo di dimensione ancestrale non penso a una citazione del passato o ad un riferimento archeologico preciso, mi riferisco piuttosto a qualcosa che precede il linguaggio e la forma definita, come una memoria profonda, quasi biologica che lega saldamente l’uomo alla materia e al paesaggio sia lunare che terreno.

Le opere esposte nascono da questa ricerca di una presenza originaria, le mie forme non descrivono direttamente un luogo, ma cercano di restituirne la traccia di un silenzio di una energia trattenuta che non appare come un paesaggio riconoscibile, ma come una geografia interiore, affidata a variazioni minime di superficie.

La dimensione ancestrale prende forma proprio da questa essenzialità. È il tentativo di riportare la scultura a un gesto primario, riducendo il rumore dell’immagine e lasciando emergere un rapporto più intimo tra materia, memoria e percezione.

 

Opera in mostra di Luciano Massari

 

La mostra Random è ospitata a Palazzo Binelli di Carrara ed è visitabile fino all’8 agosto 2026.

Orari di apertura

  • dal lunedì al venerdì: 10.30 – 12.30
  • venerdì e sabato: 18.30 – 22.30
  • domenica: chiuso

21/07/2026

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