Andrea Balestri racconta "Giacomo Puccini - Video delle opere"

Andrea Balestri racconta “Giacomo Puccini – Video delle opere”

Il nuovo portale del Centro studi Puccini raccoglie oltre 550 video delle opere del compositore lucchese

 

Nel corso della sua storia il teatro d’opera ha lasciato dietro di sé una quantità immensa di tracce: partiture, bozzetti, fotografie, recensioni, lettere. Più complesso è invece ricostruire e studiare il percorso delle opere quando escono dal palcoscenico e incontrano il linguaggio audiovisivo, dando vita a riprese teatrali, produzioni televisive, film-opera e altre forme di trasposizione video.

 

È proprio in questo spazio, sospeso tra archivio, ricerca e tutela della memoria, che si inserisce Giacomo Puccini – Video delle opere, il progetto dedicato alla raccolta, catalogazione e valorizzazione delle realizzazioni audiovisive delle opere del compositore lucchese.

 

Madama Butterfly (1956, Rai, Realizzazione in studio per trasmissione in diretta televisiva)

 

Avviato nel 2022, Giacomo Puccini – Video delle opere è un progetto del Centro studi Giacomo Puccini di Lucca coordinato da Emanuele Senici, che ne segue lo sviluppo come referente all’interno del Comitato Direttivo. Sotto la guida della presidente Gabriella Biagi Ravenni, l’iniziativa ha dato vita a un portale che offre un primo censimento delle realizzazioni video delle opere pucciniane aggiornato alla fine del 2025. Un lavoro che si colloca all’interno di un interesse sempre più forte della musicologia per il rapporto tra melodramma e media audiovisivi, tema divenuto ancora più centrale negli ultimi anni con il mutare delle modalità di fruizione del teatro musicale, sempre più legate a piattaforme digitali, streaming e trasmissioni televisive delle produzioni dei grandi teatri.

 

In questo contesto, il progetto si propone come uno strumento di ricerca particolarmente significativo. Le opere pucciniane rappresentano infatti un terreno privilegiato per lo studio della diffusione audiovisiva del melodramma: basti pensare che, secondo le statistiche di Operabase, tra i dieci titoli operistici più rappresentati al mondo figurano La bohème, Tosca e Madama Butterfly, mentre il compositore lucchese occupa stabilmente le prime posizioni tra gli autori più eseguiti. 

 

Turandot (1958, Rai, Realizzazione in studio per trasmissione in diretta televisiva)

 

Il portale raccoglie oggi oltre 550 schede dedicate a singole realizzazioni video. Ogni scheda contiene crediti artistici, dati tecnici e produttivi, una breve analisi del materiale audiovisivo e riferimenti bibliografici e sitografici. I contenuti sono consultabili sia attraverso percorsi dedicati alle singole opere sia tramite un sistema di ricerca che permette di filtrare i risultati per titolo, tipologia di video, anno e personalità coinvolte.

 

Abbiamo incontrato Andrea Balestri per parlare di questo archivio video, che è stato presentato lo scorso 5 giugno all’Auditorium Cappella Guinigi di Lucca, all’interno delle manifestazioni 30 anni con Puccini, organizzate dal Centro studi Giacomo Puccini per celebrare il trentennale della propria attività. L’incontro ha visto la partecipazione di Alessandro Roccatagliati, Emanuele Senici e dello stesso Balestri e si inserisce in tre giornate di eventi tra Lucca e Torre del Lago dedicate alla ricerca e alla valorizzazione del patrimonio pucciniano.

 

Tosca (1961, Stoccarda, Stuttgart Staatsoper)

 

Opera in video nasce da un percorso di ricerca iniziato durante i tuoi studi universitari. Quando hai capito che quel lavoro poteva trasformarsi in un progetto più ampio e strutturato?

Negli ultimi anni di studio all’Università mi sono dedicato alle questioni specifiche della messa in video dell’opera, fino a dedicare la mia tesi magistrale a Tosca tra cinema e televisione nel periodo 1955–2019. Da quell’approfondimento molto circoscritto è nata l’idea di presentare un progetto più ampio per l’edizione 2021 del Premio Rotary Giacomo Puccini Ricerca, un’altra iniziativa che caratterizza l’attività del Centro studi.

L’idea iniziale era ampliare il lavoro della tesi, indagando alcuni nuclei tematici e il loro trattamento audiovisivo, dal cinema muto alle dirette streaming. La proposta era accompagnata da un’ampia videografia, e proprio quella si è rivelata la parte più interessante del progetto, o almeno il suo primo sviluppo: creare un censimento sistematico di tutte le realizzazioni video delle opere pucciniane come strumento di ricerca per studi come quello che avevo immaginato. Da lì è nato un progetto pluriennale che ha fatto impallidire i numeri iniziali: dalle 28 versioni video di Tosca siamo arrivati oggi a 138. Complessivamente abbiamo identificato e schedato 562 produzioni video di opere integrali di Puccini.

È stata senza dubbio la scelta giusta: stiamo costruendo uno strumento di ricerca che non esiste per nessun altro compositore e che potrà incoraggiare e sostenere nuove indagini. Una volta di più, il Centro studi Puccini si confermerà un punto di riferimento per gli studiosi, dialogando con gli indirizzi più attuali della musicologia internazionale.

 

La bohème (1965, Milano, Teatro alla Scala)

 

Nel corso del progetto ti sarà capitato di osservare decine di regie e messe in scena diverse delle stesse opere. Quanto è cambiato il modo di leggere e interpretare Puccini rispetto anche solo a venti o trent’anni fa? E che ruolo può avere oggi l’attualizzazione delle opere nel creare un dialogo più diretto con il pubblico?

Devo dire che con 562 video non c’è molto tempo per soffermarsi sulla singola produzione: si notano però meglio alcune tendenze. 

La principale riguarda il rapporto fortissimo che Puccini, forse più di ogni altro compositore, instaura tra opera e ambientazione. Lo sappiamo già da molte ricerche, ma la prassi esecutiva lo conferma. Numerosi studi hanno evidenziato come il processo creativo di Puccini – non solo compositivo – si accendesse spesso attorno a un’immagine scenica o a un’ambientazione.

Cambiando approccio, e osservando il fenomeno dal punto di vista dei risultati invece che delle intenzioni, si nota quanto la forza di questo legame continui a frenare interventi radicali: delle 138 Tosca censite finora, soltanto una quindicina circa non sono ambientate a Roma.

Proprio questa enorme quantità di produzioni relativamente omogenee, però, mette in risalto le operazioni più sperimentali, che sono anche quelle che personalmente trovo più interessanti. Forse è questo uno dei cambiamenti più rilevanti degli ultimi anni: di fronte a un’offerta online sterminata, fatta di grandissime regie e interpretazioni insuperabili, una delle poche strade rimaste è il coraggio di un’idea nuova, di un’ambientazione diversa o di una riflessione sui linguaggi stessi del video.

Penso, ad esempio, alla La bohème di Mario Martone, prodotta dalla Rai nel 2022 e girata nei laboratori del Teatro dell’Opera di Roma: con l’orchestra che talvolta condivide lo spazio scenico dei personaggi, propone una diversa idea di opera e dei suoi modi di fruizione.

 

La fanciulla del West (1991, Milano, Teatro alla Scala)


Dietro un archivio di questo tipo c’è anche un enorme lavoro invisibile: reperimento dei materiali, diritti, catalogazione, verifica delle fonti. Qual è stata la difficoltà più complessa da affrontare?

Sicuramente l’abbondanza del materiale. L’idea stessa di censire tutte le realizzazioni video delle opere di Puccini è, di per sé, un obiettivo donchisciottesco. Il primo criterio che ci siamo dati è stato molto semplice: includere realizzazioni o riprese di opere integrali che, a un certo punto, siano state diffuse pubblicamente. Abbiamo poi deciso di non separare produzioni professionali e amatoriali: di fronte a un corpus così ampio sarebbe difficile, e in parte arbitrario, tracciare un confine. Se trovassimo un video amatoriale di un’ipotetica prima apparizione di Jonas Kaufmann in una sala parrocchiale, dovremmo davvero escluderlo? E chi ci dice che in un video che oggi appare marginale non sia conservata la prima Lauretta della prossima Anna Netrebko? Questo approccio produce anche situazioni paradossali: nel database abbiamo una Madama Butterfly realizzata nella palestra di un liceo dello Utah, ma non il secondo atto di Tosca del celebre concerto parigino di Maria Callas del 1958.

Ed è giusto così: ci siamo dati un perimetro preciso e, all’interno di quello, cerchiamo di essere il più completi possibile.

L’altro aspetto delicato riguarda i diritti d’autore. Il cuore del progetto sono le schede descrittive con cui documentiamo le produzioni censite, ma nel compilarle abbiamo raccolto una grande quantità di materiale che ha arricchito la nostra mediateca. A spanne, circa il 60% di questi video è facilmente reperibile gratuitamente e un ulteriore 20% è disponibile su piattaforme a pagamento. Rimane però una quota significativa di materiali rari, o destinati a scomparire presto dalla circolazione. La sfida ora è capire come renderli accessibili agli studiosi trovando un equilibrio tra tutela del diritto d’autore e diritto allo studio.

 

La fanciulla del West (2011, New York, Metropolitan Opera)

 

Oggi fare ricerca musicologica significa muoversi tra studio, archivi, strumenti digitali e divulgazione. Com’è essere un giovane musicologo oggi e che spazio c’è in Italia per progetti di lunga durata come questo?

Il progetto di cui stiamo parlando rappresenta un’eccezione nel panorama italiano, e non solo. Grazie alla lungimiranza di Gabriella Biagi Ravenni e di tutto il Consiglio Direttivo del Centro studi, stiamo realizzando uno strumento capace di orientare i musicologi in un panorama mediale in perenne mutamento. È un progetto all’avanguardia e il merito va tutto a chi ne ha intuito il valore e ha deciso di investirvi energie e risorse, a partire da Emanuele Senici, che lo ha coordinato.

L’altra grande eccezione – e lo sottolineo perché il merito non è mio – è che questo database resterà attivo e aggiornato. Siamo pieni di strumenti scientifici validissimi che, terminati i primi finanziamenti, smettono di essere mantenuti: online questo significa diventare obsoleti nel giro di un paio d’anni.

Abbiamo finalmente pubblicato il sito con tutte le schede realizzate finora: è facilmente navigabile, offre filtri di ricerca molto dettagliati ed è anche piacevole da esplorare grazie al lavoro di Pier Luigi Papeschi e Bonuccelli AD Power, che ne hanno curato la realizzazione.

Da oggi continueremo ad aggiornarlo sia con le nuove produzioni sia con materiali del passato, perché le fonti continuano a restituire nuovi risultati e il lavoro, realisticamente, è ancora lontano dall’esaurirsi.

 

Turandot (2016, New York, Metropolitan Opera)
Turandot (2016, New York, Metropolitan Opera)

 

9/6/2026

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