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I PIL a Genova assaltano il sistema

I PIL a Genova assaltano il sistema

– di Gianmarco Caselli Che spettacolo i PIL Public Image Ltd al Mojotic Festival all’Arena del Mare di Genova! Un concerto che è un cazzotto in faccia alla società, una sorta di urlo collettivo e purificatore. Piazza piena per assistere a un concerto con giovani e meno giovani accorsi a Genova anche da fuori regione essendo solo tre le date italiane della band inglese. E se qualcuno pensava che potesse trattarsi di un concerto di sopravvissuti che andavano avanti per inerzia, si è dovuto ricredere. È vero che lo stesso John Lydon aveva paventato l’idea di lasciare tutto dopo la scomparsa della moglie e dell’amico e manager John Rambo, ma l’amore del pubblico lo ha fatto tornare sui propri passi. Ed ecco i PIL sul palco con un’energia e una grinta che fanno veramente venire la pelle d’oca. Ritmi tribali che sfumano in dance, Lydon salmodiante: un concerto che sa molto di rito. John non si allontana mai dalla sua postazione al microfono se non per bere dalla bottiglia (non di acqua), fa le mosse che ricordano Totò, sputa in terra più volte e anche quando si soffia il naso fa del palco il suo fazzoletto personale. L’energia che sprigiona è rabbia e presa di coscienza di avere dato luce a una delle band post punk più innovative di tutti i tempi. End of world, l’ultimo lavoro dei PIL che abbiamo recensito qui, è un album che non concede nulla al mainstream, coraggioso nel suo essere innovativo e sperimentale, semplicemente stupendo. In scaletta non mancano brani più famosi della band come, per citarne alcuni, This is not a love song, Flowers, The body, Shoom. Notevole l’esecuzione di Warrior. Nella parte finale del concerto parte il pogo su Public Image e si prosegue verso la chiusura con altri grandi pezzi come Rise e Annalisa.  Un concerto memorabile con un John Lydon che sembra rinato, affiancato da Mark Robert alle percussioni (che ha sostituito Bruce Smith), Scott Firth che con il suo basso è forse l’anima più razionale del gruppo, e da Lu Edmonds sul palco è la spalla migliore che potesse trovare Lydon. Edmonds sembra uscito dall’inferno: vestito in modo quasi surreale da marinaio, con i capelli mossi dal vento, e un penetrante sguardo assatanato ogni nota che fa uscire dalla sua chitarra si sposa perfettamente con i testi di Lydon: i PIL sono pugnalate al cuore del sistema.    24/07/2025    

PIL Public Image Ltd End of world

Il nuovo album dei PIL è la fine del mondo!

di Gianmarco Caselli Era stato annunciato da tempo, preceduto da ben tre singoli e finalmente è uscito: End of world, l’undicesimo album della band guidata da John Lydon. I PIL Public Image LTd Per rinfrescare un po’ le idee a chi non ricorda bene la storia, John Lydon era il carismatico cantante dei Sex Pistols, gruppo emblema del punk. Dopo avere abbandonato i Pistols, Lydon (che ai tempi era conosciuto più come Johnny Rotten) fondò appunto una nuova band, i PIL Public Image Limited. La nuova creatura di Lydon è stata attiva dal 1978 al 1992 sfornando grandi successi che sono rimbalzati nelle sale da ballo alternative per anni come Annalisa, The Flowers of Romance, This is not a love song, Rise, Death disco. Il PIL sono andati avanti fra alterne fortune e cambi di formazione fino all’interruzione dell’attività con l’album That what is not del 1992. I PIL ripartono nel 2012 con un nuovo album di inediti, This is PIL, e una nuova formazione, tre anni dopo pubblicano un secondo album, What the world needs now… e un terzo, appunto, adesso, che con il titolo si ricollega al precedente. End of world End of world è un grande album, sicuramente il più omogeneo e “fresco” della trilogia dei nuovi PIL. Questo è quasi certamente ascrivibile al fatto che dalla rinascita dei PIL nel 2012 la formazione è sempre la stessa, il gruppo è affiatato e funziona. E mentre Paul Cook e Steve Jones portano avanti sui palchi le musiche dei Sex Pistols con Billy Idol alla voce, come Generation Sex, Lydon va avanti, sperimenta e rischia sonorità nuove pur sapendo che avrebbe vita più facile proponendo brani basati su vecchi stilemi che sarebbero acclamati dai fan. End of world sorprende, è diverso dai precedenti album dei PIL e i colori azzurro e giallo oro predominanti sulla copertina riflettono una sua qualità sonora: luminoso. Un album che non è sperimentale ai livelli del mitico The Flowers of Romance del 1981 ma che riprende lo stile dei primi PIL e che senza ombra di dubbio si piazza qualitativamente ai primi posti dell’intera discografia della band. L’uscita dell’album è stata anticipata da ben tre videocilp: Penge, Hawaii e Car chase. Tre brani in stili completamente differenti l’uno dall’altro che ben danno l’idea della varietà musicale contenuta in End of World. L’album si apre con Penge, un brano potente, mastodontico, e si chiude con Hawaii, stilisticamente del tutto opposto al primo: delicato e struggente, dedicato alla moglie malata di Alzheimer e morta prima della pubblicazione dell’album. Con Hawaii i PIL hanno partecipato ad un contest per rappresentare l’Irlanda all’Eurovision. È un brano che non ti aspetti, e che Lydon ha dedicato non solo alla moglie ma anche «a chiunque debba affrontare dei periodi difficili durante la propria vita con la persona cui tiene di più». Il terzo brano, Car chase è un gioiello musicale che vi entrerà in testa e ne uscirà davvero con difficoltà. Stessa cosa dicasi per il successivo Being stupid again. Due brani trascinanti, uno dietro l’altro, che sono piccole perle musicali veramente geniali, con grandi prestazioni di chitarra e sintetizzatori e che ti fanno amare subito questo album. Tutti i successivi brani si dipanano su sonorità molto omogenee, alcuni più spinti, altri meno ma, a differenza dei precedenti album, ogni traccia funziona, non c’è un brano fuori posto e l’insieme risulta molto equilibrato. La chitarra di Lu Edmunds è semplicemente sorprendente, in grado di generare sonorità nello stile dei primi PIL in brani come Down on the clown – che segue la bellissima Strange – e North West Passage; il basso di Scott Firth è trascinante e in primo piano in più di un brano, mentre la batteria di Bruce Smith è il trait d’union di tutto l’album. Se fossimo ai tempi d’oro di questo tipo di musica, certamente alcune di queste tracce sarebbero entrate nelle playlist delle sale da ballo alternative. End of world è un piccolo grande luminoso capolavoro di musica che riunisce e amalgama sonorità e atmosfere dei primi PIL con quelle dei nostri tempi.   25/08/2023