Frankenstein o Il moderno Prometeo di Mary Shelley è stato fonte di ispirazione per il cinema fin dai tempi di Boris Karloff. Solo negli ultimi due anni sono usciti Povere creature! di Yorgos Lanthimos, Lisa Frankenstein di Zelda Williams e Frankenstein di Guillermo Del Toro (per citare solo i film noti a chi scrive). In particolare, Povere creature! si basa sull’omonimo libro di Alasdair Gray (Safarà Editore, 2023), a sua volta ispiratosi all’opera di Shelley: una conferma di come un’ottima idea letteraria rimanga fertile nei secoli influenzando penne diverse. Ma perché (ri)leggere Frankenstein quando si può accedere comodamente a Netflix?
Perché, come con Dracula, una pellicola, anche quando è di qualità, ci offre una specifica lente tramite cui osservare la storia, preselezionando per noi determinati elementi. Un regista calcherà la mano sugli aspetti orrorifici, un altro ci suggerirà che il vero mostro sia l’uomo privo di scrupoli etici, un altro ancora approfondirà i dettagli romantici della vicenda, mentre qualcuno ci farà ridere con una brillante parodia. Alla fine, magari, rischieremo pure di confonderci e chiamare il mostro “Frankenstein” come il suo creatore!

Addentrandoci nel romanzo di Shelley, invece, apprezzeremo senza mediazioni la trama relazionale tessuta dall’autrice. Da un lato abbiamo Victor Frankenstein, scienziato esperto in chimica e filosofia naturale, determinato a comprendere e controllare il principio stesso della vita, ma pronto a rinnegare con orrore l’essere nato dai suoi esperimenti. Dall’altro lato, il “mostro”, la “creatura”, respinta e odiata da Frankenstein, sfiorerà soltanto la bellezza dell’esistenza e cederà alla vendetta e all’omicidio nel momento in cui solitudine e disprezzo diventeranno i suoi unici compagni.

Creatura e creatore si scontrano e si accusano a vicenda, entrambi insoddisfatti, entrambi carichi di odio e incapaci di preservare e assaporare il soffio vitale che Frankenstein ha deciso di catturare ed elargire con avventatezza. Gli altri personaggi, tra cui i familiari di Victor, rimangono invischiati loro malgrado in una rete di dolore e ingiustizia, ora vittime innocenti, ora artefici della sofferenza che alimenterà i lati più crudeli del comportamento della creatura.
A turbare non è tanto la nauseabonda genesi del mostro quanto la profondità della frattura tra i protagonisti della vicenda. Se il Prometeo del mito ruba il fuoco per il progresso effettivo dell’umanità, il Prometeo di Shelley crea per ambizione un Adamo personale e lo abbandona senza pietà al caos delle relazioni umane, negandogli affetto e istruzione. Le paure e i rancori sorti da ambo i lati sedimentano in una barriera emotiva e morale che isola ciascuno nella sua interiorità. Tra Frankenstein e il mostro, infatti, nasce una guerra che lascia dietro di sé vite spezzate, una vittoria inutile e il dubbio su ciò che avrebbe potuto essere con premesse diverse.

Vi siete convinti a spengere per un po’ la TV? Allora non resta che recuperare una delle tante edizioni dell’opera, a partire dalla versione edita da Neri Pozza (2018), con l’introduzione di Nadia Fusini, una delle nostre angliste più note e preparate.

Se, invece, preferite assaporare i classici in lingua originale, si segnala la sobria, ma pur sempre elegante edizione con copertina rigida della serie Penguin Clothbound Classics (Penguin Classics, 2013). All’interno, troverete anche A Fragment di George Byron e The Vampyre: A Tale di John Polidori, frutto della celebre sfida di scrittura di storie dell’orrore tenutasi a Villa Diodati nel 1816, da cui nacque Frankenstein stesso.

C’è poi una nuovissima e deliziosa versione, le cui illustrazioni sono state curate dai MinaLima (ovvero Miraphora Mina e Eduardo Lima) per la Harper Design (2025). Non aspettatevi “solo” disegni: come loro consueto, i MinaLima offrono un gioiello di paper engineering che vi permetterà di introdurvi nel laboratorio di Frankenstein, curiosare tra i suoi averi e seguire la creatura nelle sue peregrinazioni. Davvero un’edizione da brividi (di piacere).




