“My name is Orson Welles”: a Torino la mostra sullo straordinario regista

Orson Welles è uno di quei nomi che hanno fatto la storia del cinema. Innovativo e dal multiforme ingegno, il regista statunitense ha creato pietre miliari della settima arte del calibro di Quarto potere (1941), sua opera d’esordio sul grande schermo per la quale fu anche attore, sceneggiatore e produttore. Capace di regalare al pubblico performance intense e indimenticabili sia a teatro che davanti alla macchina da presa, Welles ha anche dato un inestimabile contributo all’interpretazione di Shakespeare nel Novecento.

 

Tutte le immagini presenti in questo articolo sono state gentilmente concesse dal Museo Nazionale del Cinema di Torino.

 

Sono innumerevoli le notizie e gli aneddoti intorno a questa magnetica figura e coglierne tutti gli aspetti in poche righe è assai arduo. Ma qualcuno è riuscito nell’impresa di restituirne un ritratto quanto più accurato possibile, raccogliendo (metaforicamente e materialmente parlando) le fila di una vita e di una carriera fuori dall’ordinario. Potete verificarlo in prima persona concedendovi una trasferta piemontese.

 

Dalla conferenza stampa della mostra “My name is Orson Welles”

 

Dal 1 aprile al 5 ottobre 2026, infatti, il Museo Nazionale del Cinema di Torino, all’interno del suggestivo spazio della Mole Antonelliana, ospita una mostra imperdibile per ogni cinefilo. Si tratta di “My Name Is Orson Welles” , concepita dalla Cinémathèque françaisecurata dal suo direttore Frédéric Bonnaud, e arricchita dalla presenza di più di 400 pezzi, alcuni ancora mai esposti, provenienti da collezioni pubbliche e private, nonché dal Fondo Orson Welles del Museo Nazionale del Cinema stesso.

 

Un’immagine dall’allestimento della mostra

 

Ad accrescere il senso di immersione nel vissuto e nell’opera di Orson Welles contribuiscono le scelte di allestimento della mostra. Appena entrati nell’Aula del Tempio, i visitatori sono accolti da tre schermi sospesi con la celebre “scena degli specchi” de La signora di Shanghai (1947) e possono entrare a visitare le installazioni del piano terreno prima di salire lungo la rampa elicoidale dell’Aula.

 

 

La mostra è divisa in cinque aree tematiche: 1915-1939 Wonder Boy; 1941 Quarto Potere; 1942 L’inizio dei guai; 1947-1968 Una star in Europa; 1969-1985 Un re senza regno. Ogni area presenta fotografie, documenti d’archivio, disegni, manifesti, materiali audiovisivi e installazioni: da curiosità come il certificato di nascita di Welles ai manifesti originali dei film, dalle sceneggiature annotate alle tavole disegnate e colorate da Guido Crepax, dedicate a La Storia immortale (1968) ed esposte per la prima volta.

 

 

Lodevole è anche la scelta degli organizzatori di seguire il principio del Design for All, che la rende pienamente accessibile tramite testi facilitati, pannelli ad alta leggibilità, audio descrizioni e video in LIS attivabili tramite QR code, modelli e pannelli visivo-tattili.

 

Manifesto americano per “La signora di Shanghai” (cm 204×208,5, 1947, Collezione Museo Nazionale del Cinema)

 

I più esperti e appassionati avranno modo di scoprire e approfondire nuovi dettagli della parabola artistica e umana di Welles, mentre i neofiti verranno accompagnati in un viaggio che, complice il luogo, li affascinerà e permetterà loro di immergersi in questo capitolo del cinema mondiale proprio come se stessero sfogliando le pagine di un libro esaustivo e, allo stesso tempo, coinvolgente.   

 

Fotosoggetto italiano per “Otello” (1951, Collezione Museo Nazionale del Cinema)

 

“My name is Orson Welles” è una fonte di emozioni e conoscenza da non lasciarsi assolutamente sfuggire durante un soggiorno torinese. Non solo un omaggio, ma un modo per instaurare un dialogo sia con l’uomo che con il genio che è stato Orson Welles.

 

“The man who came to dinner” (TV, Riproduzione, 1972, Collezione Museo Nazionale del Cinema)

 

7/7/2026

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