A breve inizierà Lucca Comics & Games e, come sempre, una grande attenzione sarà rivolta ai cosplay che invaderanno pacificamente la città toscana. Non tutti, però, conoscono la storia del cosplay e il mondo che si cela dietro questo fenomeno.
Il termine cosplay, nato dall’unione delle parole inglesi costume (abito) e play (gioco), indica l’interpretazione di un personaggio di manga, videogiochi o molto altro. Il cosplayer ne imita gesti e comportamenti e, soprattutto, ne indossa il costume, spesso realizzato artigianalmente. Ogni cosplayer è quindi unico e le differenze nei vestiti, nel trucco e nell’atteggiamento rappresentano una grande ricchezza di lettura dello stesso personaggio. Inoltre i cosplayer accompagnano spesso i propri costumi con armi, scettri e accessori di ogni tipo, comunemente chiamati “props”, dall’inglese theatrical properties, ovvero oggetti di scena: elementi utilizzati per allestire un set o essere maneggiati da un attore. Perché, alla fine, pur sempre di una pratica che ha radici nel teatro stiamo parlando.

Le origini : Star Trek e la nascita dei fandom
Ad oggi non siamo ancora sicuri di quali siano esattamente le origini del cosplay, perché non esiste una data precisa che ne indichi la nascita. Nel 1939, Forrest J. Ackerman e Myrtle Douglas parteciparono in costume alla prima Worldcon di New York, in una delle prime testimonianze documentate di questa pratica nelle convention di fantascienza. Ma il periodo fondamentale per il suo sviluppo risale intorno agli anni Settanta, quando comparvero le prime fiere dedicate al fumetto. Le convention divennero un punto di ritrovo per una pratica dalle origini molto più ampie, legate all’espressione di sé, a movimenti di protesta e alla struttura e al cambiamento che stava avvenendo nella società.

Un momento cruciale infatti, avvenne in quegli anni negli Stati Uniti, scossi da forti tensioni, dove durante numerose manifestazioni dedicate alla fantascienza i fan iniziarono a presentarsi nei panni degli eroi della famosa serie Star Trek. In quegli anni la NASA stava completando il primo Orbiter del programma Space Shuttle, che avrebbe dovuto chiamarsi Constitution. I fan di Star Trek, tra cui Bjo e John Trimble, organizzarono una grande campagna epistolare per chiedere che il nome venisse cambiato in Enterprise, come la celebre astronave del capitano Kirk. La richiesta venne accolta e venne presentata al pubblico il 17 settembre 1976 con il nuovo nome, alla presenza di Gene Roddenberry e di gran parte del cast della serie.

Un fenomeno inclusivo
Star Trek rappresenta una svolta non solo per il mondo del cosplay, ma anche per quello dei “fandom”, parola nata dall’inglese fan (appassionato) e il suffisso -dom (Un dominio collettivo, come in Kingdom, Regno), significa letteralmente “universo dei fan”. Il fandom di Star Trek, sin dalle origini, era composto in grande parte da donne, che non vennero escluse da questo mondo. La serie creò un terreno fertile per lo sviluppo del cosplay: la varietà di alieni, culture e personaggi favoriva l’inclusività e permetteva a persone provenienti da realtà diverse di riconoscersi nello stesso mondo. Anche la comunità queer trovò spazio all’interno di quella cosplay. Nel 1974, per esempio, la fanfiction A Fragment Out of Time introdusse una relazione tra Kirk e Spock, contribuendo alla nascita del filone delle storie slash, dedicate alle coppie queer nei fandom.
Insomma, fin dai suoi albori il cosplay si è prestato a essere un movimento aperto, uno spazio di condivisione in cui ciò che conta è solo la passione per interessi comuni.

Dal Giappone a una nuova identità
Il fenomeno si sviluppò ovviamente anche in Giappone, dove trovò una delle sue massime espressioni. Tra i titoli fondamentali per la nascita troviamo: Gundam, del 1979, e successivamente Neon Genesis Evangelion, del 1995.
Con il tempo il cosplay non è diventato soltanto un modo per travestirsi da un personaggio, ma una vera e propria pratica attraverso la quale sperimentare un’identità diversa dalla propria. Un personaggio, nato come immagine bidimensionale, viene trasformato in qualcosa di tridimensionale e vivente attraverso il corpo del cosplayer. Il corpo diventa quindi, a tutti gli effetti, un mezzo artistico. Per interpretare un personaggio assumiamo temporaneamente un’altra identità e possiamo così mostrare aspetti di noi che nella vita quotidiana rimangono nascosti e inesplorati.

È una mediazione tra il sé reale e un’esistenza alternativa, che può avere anche un effetto catartico: attraverso il cosplay possiamo sentirci più liberi, proprio perché i nostri limiti espressivi sembrano allontanarsi. Questo non significa necessariamente voler diventare quel personaggio, ma utilizzare quella figura come strumento per esplorare le diverse possibilità del proprio io. Il cosplay può quindi essere anche una fuga momentanea dalla vita ordinaria, una sospensione della quotidianità che però non avviene in solitaria, bensì all’interno di una comunità capace di creare appartenenza e condivisione.
Con l’avvento di internet, inoltre, il fenomeno ha superato i confini degli eventi fisici: sono nati forum di discussione, Wiki dedicate ai fandom e comunità online, mentre nelle principali città hanno iniziato a diffondersi anche bar e sale da gioco in cui i commessi lavorano in cosplay.
Il costume, insomma, è solo il punto di partenza: dietro un cosplay c’è un mondo fatto di creatività, ingegno, identità, comunità e voglia di esprimersi.




