Non solo Marley: fantasmagorie natalizie

– di Maria Elena Lippi Prima dell’avvento di Babbo Natale, dei jingle pubblicitari e degli abeti esposti fin da inizio novembre, il Natale è stato per lungo tempo una faccenda oscura. È noto come le celebrazioni cristiane della nascita di Gesù abbiano soppiantato i culti pagani legati al periodo invernale, appropriandosi fin dal IV secolo d.C. della data del 25 dicembre e condannando all’oblio il Sol invictus di età imperiale. Tuttavia, lontano da Roma, le tradizioni europee hanno resistito nelle abitudini e nei racconti della gente, che ai dogmi ecclesiastici ha continuato ad affiancare per secoli le proprie credenze e i propri riti, spesso non privi di elementi spaventosi e soprannaturali. Alcuni vengono celebrati ancora oggi, per affetto o turismo: dai demoniaci Krampus di area tedesca alla Mari Lwyd gallese, che, anticamente connessa a riti di fertilità, altro non è che un teschio di cavallo sorretto da un bastone e ornato da nastrini.   Non va poi dimenticato che, tra i rituali di tempi svaniti e le nostre lucine al led, nell’Ottocento del Volksgeist e della fascinazione per lo spiritismo e l’occulto, le gelide notti natalizie offrivano l’atmosfera perfetta a chi volesse conservare una parvenza di mistero anche nel bel mezzo delle neonate metropoli industriali. Nella puritana epoca della Regina Vittoria, infatti, si riscoprì il fascino (e la moda) dei racconti di fantasmi, la cui aura intrinsecamente pagana era in genere mitigata dalla presenza di una morale a beneficio del pubblico, proprio come in Canto di Natale di Charles Dickens. «Tanto per cominciare, Marley era morto» è l’incipit più natalizio che possa venire in mente a chi scrive, preludio della vicenda di redenzione di Ebenezer Scrooge, l’avaro per eccellenza. Ma, nel vasto panorama della letteratura vittoriana, il Natale non è infestato solo dallo spettro di Jacob Marley e dai tre spiriti dickensiani, pronti a risalire le scale con fragor di catene e ad affacciarsi da dietro le tende di un letto a baldacchino. Chi volesse trascorrere qualche ora come si faceva una volta, leggendo o condividendo ad alta voce storie di fantasmi e suspense, potrà cimentarsi con più di una raccolta a tema. Di particolare pregio è il voluminoso A Merry Victorian Christmas (Mondadori, 2025), in cui, oltre al citato Canto di Natale, il lettore troverà una collezione di racconti di più di trenta autori che sono oggi per noi fondamentali testimoni dell’età vittoriana, da Elizabeth Gaskell a Wilkie Collins, senza dimenticare Robert Louis Stevenson e Arthur Conan Doyle.   Con il Natale come sfondo, ciascuno di loro ci restituisce vividi stralci della sua epoca e tormenti che superano il mero timore del soprannaturale, che pur alberga in molte di queste pagine. Troveremo le vicissitudini di sognatori sconfitti dalla vita, il terrore della madre davanti alla malattia del figlio, la lotta interiore tra il bene e il male che imperversa nell’uomo in una società sempre più progredita e moderna, ma anche sempre più violenta e sorda ai bisogni dei poveri. Allo stesso tempo, non mancheranno il tono confidenziale e la vena sagace che caratterizzano la letteratura britannica, contribuendo a trasportare il lettore odierno in un salotto del 1843 e dintorni. I racconti di questa raccolta, così come di altre confezionate per le Feste, sono dunque il frutto di menti colte, capaci di bilanciare realtà e sogno, da bravi eredi degli artifici gotici di Horace Walpole e dell’attenzione di Mary Shelley per la potenza e le ombre dell’animo umano. Chi volesse celebrare un Natale vittoriano con un’atmosfera ben più torbida potrà farlo con Sweeney Todd. Il diabolico barbiere di Fleet Street (Newton Compton Editori, 2024), macabro esempio di penny dreadful, pubblicato originariamente a puntate tra il 1846 e il 1847. I penny dreadful erano storie a puntate acquistabili alla modica cifra di un penny, dai temi scabrosi e sconvolgenti, di relativo valore letterario, ma senz’altro ricche di tensioni e colpi di scena. Tutti elementi che non mancano nelle vicende del signor Todd, abituato a trucidare i propri clienti, poi trasformati in pasticci di carne dall’industriosa signora Lovett. La fortuna attuale di Sweeney Todd è legata al musical di Stephen Sondheim e alla versione cinematografica di Tim Burton, che hanno avuto il merito di riscoprire questo piccolo pezzo di antiquariato londinese. Nelle prossime notti natalizie si potrebbe pure strafare, saltando dal libro allo schermo (o viceversa, a seconda dei gusti). Ad ogni modo, Sweeney Todd ci lascia comunque ancorati alla Londra della rivoluzione industriale, con orrori molto concreti e a noi sempre più vicini. E gli spiriti e i mostri dell’inconscio che la mente umana ha partorito per secoli, dando forma e nome all’ignoto? Per raggiungerli una via sicura è rappresentata dalle Fiabe irlandesi raccolte nella seconda metà dell’Ottocento da William Butler Yeats (nella versione che più vi aggrada, incluse quelle disponibili gratuitamente online). Dai folletti alle fate alle banshee al pooka, conoscerete tutte quelle creature che per gli Irlandesi di un tempo non erano solo personaggi letterari, ma compagni invisibili della vita di ogni giorno, nati dalle ceneri delle antiche religioni e dalla costante fede umana in un altrove che affianca anche la più ordinaria delle esistenze. Certo, sarete lontani dai confortevoli salotti di Londra, ma amerete le storie di quanti, a Natale, senza nemmeno un soldo da spendere in carta stampata, si sarebbero dovuti accontentare della propria voce e della propria memoria.