Per il verso giustoː letture per la Giornata Mondiale della Poesia
di Maria Elena Lippi Proprio in concomitanza con l’equinozio di primavera, il 21 marzo si celebra la Giornata Mondiale della Poesia, istituita nel 1999 dall’UNESCO. Dalle rime imparate a memoria da bambini fino allo studio dei classici sui banchi liceali, la poesia è entrata nelle vite di tutti noi, fosse anche soltanto grazie a quei post che, nel rumore dei social, riportano interi componimenti e invitano a sostare sulla pagina, per quanto virtuale. Infatti, che rispetti pedissequamente le regole della metrica o sconvolga il bonton e la musicalità antiche per accogliere il caos dei tempi, la poesia vive e si evolve, a volte abusata, spesso bistrattata, ma sempre presente come istinto da coltivare e curare perché i suoi frutti possano risuonare non solo nel nostro, ma anche nell’animo altrui. Abbiamo selezionato per voi alcuni titoli per celebrare (in ritardo) questa giornata prendendola “per il verso giusto”. 1) La parola è un animale – Bestiario etimologico di Irene Paganucci (Edizioni Gruppo Abele, 2022) Impreziosito dalle splendide illustrazioni di Arianna Papini, La parola è un animale è il regalo perfetto per avvicinare i bambini alla poesia con il volume di una giovane autrice che non ha mancato di far sentire la sua voce arguta e originale anche alle prese con un testo che soddisferà sia i grandi che i piccoli. Con la stessa fertile sinteticità che riserva alle sue poesie “per adulti”, infatti, anche qui Paganucci gioca con i lemmi con la massima disinvoltura, dando vita a uno zoo di sostantivi che rappresentano animali come il delfino, lo scoiattolo e il coniglio, ma anche la larva, la libellula, l’acaro e il salmone. Nessun limite alla fantasia e tanta cura nel raccogliere sapientemente l’essenza di ogni creatura (inclusa quella umana), senza imprigionarla con la perentorietà e la freddezza delle definizioni di un dizionario, ma guidando il lettore così da dargli l’impressione di vedere sul serio qualcosa (anzi, qualcuno) che ha già visto innumerevoli volte nella sua vita (in un parco, in un bosco o in un documentario). Se il poeta, per definizione, “crea”, Paganucci lo fa con l’atteggiamento di un ricercatore che maneggia con rispetto gli esseri oggetto del suo studio. D’altronde, come scrive lei stessaː «La parola è un animale con un’anima e una tanaː più tu cerchi di stanarla, più ti sfugge, si allontana.» 2) Il tarassaco con i pantaloni alla zuava di Salvatore Amato (Attraverso, 2025) Lasciatevi incuriosire dal titolo surreale, perché all’interno di questa silloge troverete una costellazione di storie che la poesia di Amato elargisce con nitidezza cinematografica. Tra i soggetti inquadrati troverete i derelitti in mezzo ai quali «alcuni sorridono ancora» dei Banana Flats (Edimburgo), i lavoratori esasperati di Semaforo rosso, gli ipocriti e gli avidi (come i parenti del defunto della grottesca veglia funebre de La prefica) e viscidi personaggi come il politico di Un ometto come tanti per il quale «il Made in Italy è una garanzia,/ anche se la manodopera è cinese» e il cui «figlio si è fatto una vita all’estero,/ e dove si trova anche lui è straniero». Accanto a questo campionario umano fotografato con ironia o fratellanza, Amato dedica spazio anche a componimenti da cui traspare la prospettiva di un io che è ora pensoso e nostalgico (La vecchietta della candeggina; Nell’acquitrino dell’accidia; Nebulosa memoria), ora consapevole e battagliero nel ricordo delle lotte politiche del passato (Reminiscenze di resistenza) e nella denuncia di storture come la presenza mafiosa nella sua terra di Sicilia (La mattanza delle foglie). Il risultato è un’opera che si muove tra l’anima e la piazza: l’individualità, anche quando cosciente di sé o nascosta dietro la descrizione di scene apparentemente prive di importanza (Del moscone e della finestra; Natura morta), non perde mai di vista la dimensione sociale alla quale, nonostante tutto, rimane aggrappata. «Non esiste anarchia che non metta la collettività prima dell’individuo…» (Hanno ucciso un anarchico) 3) Nella stanza di Emily di Benedetta Centovalli (La Tartaruga, 2024) Non un libro di poesia e nemmeno sulla poesia, ma su una delle anime più potenti e prolifiche della letteratura occidentaleː Emily Dickinson. Centovalli racconta del suo viaggio ad Amherst, nel Massachussetts, per visitare la casa di Dickinson e ci conduce tra momenti di amarcord personali e ingressi in spazi attraversati da un genio che, delle centinaia di componimenti a noi giunti, in vita ne pubblicò solo sette. Nella stanza di Emily troviamo impressioni, dettagli sulla sua vita e la sua opera che renderanno felici sia gli appassionati che i neofiti. Non manca nemmeno uno sguardo rivolto ad altre artiste, la cui vicenda umana e letteraria è poco conosciuta, come la fiorentina Luisa Giaconi (1870-1908). Nei suoi versi Emily Dickinson ci invita a dire «la verità, ma dilla obliqua» e, in questo “vedere obliquo”, Centovalli scorge «una creatura della soglia» che «ha scelto di abitare uno spazio e un tempo sospesi tra il presente e il futuro». Una soglia di possibilità sulla quale sente di affacciarsi la stessa autrice e che è in parte nota anche a chi scrive le righe che state leggendo in questo momento. D’altronde, scrivere, in generale, può essere un «modo di esistere». A volte, l’unico, ma non necessariamente in chiave malinconica, perché, come ci viene ricordato da Centovalli, «[l]a lettura [è] il passaggio indispensabile dalla porta stretta dell’invenzione». Una relazione a distanza spazio-temporale che lega lettore e autore in una staffetta cognitiva. Una parola è morta quando è pronunciata, così dice qualcuno. Io dico invece che incomincia a vivere proprio quel giorno. (Emily Dickinson, P 1212) 25/03/2026



