natale

C’era una volta: storie passate per Natali presenti

di Maria Elena Lippi   Vi mancano gli ultimi acquisti di Natale per i piccoli, ma siete stufi dei soliti giocattoli e dei soliti marchi? Potreste progettare castelli in miniatura con abitanti meccanici, proprio come fa il signor Drosselmeier, abile orologiaio e padrino della piccola Marie nella fiaba Schiaccianoci e il re dei topi di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann. Il fai da te non vi appassiona? L’alternativa è regalare direttamente il libro di Hoffmann, in una delle tante edizioni disponibili, da quelle più colorate (come Rizzoli, 2022, con le illustrazioni di Iacopo Bruno) a quelle adatte anche ai più grandi, magari con il testo tedesco a fronte (La Vita Felice, 2025). Pubblicato nel 1816, Schiaccianoci ha ispirato tante opere successive, tra cui spiccano il racconto di Alexandre Dumas padre (1844) e il balletto di Pëtr Il’ič Čajkovskij (1892), con le coreografie di Marius Petipa e Lev Ivanov. Lo Schiaccianoci. Una fiaba di Natale edito da Donzelli (2018) raccoglie le versioni di Hoffmann e Dumas in un unico volume con le illustrazioni di Aurélia Fronty e con una sezione dedicata alla versione musicata dal grande compositore russo. Forse alcuni bambini conoscono già le avventure di Schiaccianoci in qualche formato cartoonesco o cinematografico. Tuttavia, l’originale di Hoffmann permette di immergersi in un mondo meraviglioso e allo stesso tempo inquietante che avvolge Marie Stahlbaum, la piccola protagonista, la sera della Vigilia di Natale. Buona e gentile, Marie si affeziona subito allo Schiaccianoci donatole dal padre e lo aiuterà nella sua battaglia contro il malvagio Re dei topi, un orribile ratto dalle sette teste che guida schiere di roditori. Gli adulti ridicolizzeranno le avventure raccontate dalla bambina, tutti tranne Drosselmeier, che a sua volta le narrerà la fiaba della principessa Pirlipat, della noce Krakatuk e di un bel giovane capace di schiacciare le noci coi denti e di spezzare la maledizione di cui Pirlipat è vittima.     In Schiaccianoci si intrecciano tutti gli elementi della fiaba: paesi incantati, oggetti all’apparenza inanimati dietro cui si celano splendidi principi, principesse da salvare e prove da superare. Ma non solo: accanto ai sogni infantili di intere città di zucchero, Hoffmann distilla un po’ dell’incubo che permea i suoi Notturni per adulti. Il mondo onirico si interseca con la realtà, rendendosi a tratti visibile anche “ai grandi”, benché questi cerchino di razionalizzarlo. L’enigmatica figura di Drosselmeier funge da punto di contatto tra le due dimensioni. Con il suo ingegno e i suoi modi a tratti burberi, il padrino di Marie rievoca i ben più malevoli inventori e alchimisti delle più perturbanti opere di Hoffmann. La stessa Marie, poi, è dolce, ma anche piena di iniziativa, pronta a sfidare la paura e la derisione per portare avanti una causa che ritiene giusta. Con queste premesse, Schiaccianoci è una lettura perfetta per unire alla magia natalizia un’atmosfera goticheggiante e una profondità psicologica che incantano e incuriosiscono al tempo stesso. Se, però, pensate che una sola fiaba non basti a soddisfare la voglia di lettura dei vostri bimbi, non resta che consigliare altri due classici.     Il primo, le Fiabe di Hans Christian Andersen, è una raccolta indispensabile per genitori pronti ad accompagnare i figli tra pagine in cui il fantastico e il meraviglioso si intrecciano alle malinconie e ai dolori della vita. A tal proposito, la Sirenetta dell’autore danese è senz’altro meno allegra di quella disneyana! Come per Schiaccianoci, troverete edizioni per tutti i gusti, tra volumi illustrati, riduzioni per i più piccoli e collezioni complete (qui si segnala quella integrale e recente della Newton Compton Editori, 2024). Il secondo libro è le Fiabe italiane di Italo Calvino, a cui dobbiamo un mastodontico lavoro di riordino del patrimonio narrativo folklorico nazionale. Calvino attinse ai testi redatti da autori precedenti «sotto dettatura delle nonne» e scelse fiabe dalle varie Regioni, comparandone le varianti e traducendole dai dialetti all’italiano. Grazie a questo lavoro, la tradizione diventa accessibile anche ai bambini, che gradiranno edizioni come quella illustrata da Emanuele Luzzati (Mondadori, 2019). Anche con queste fiabe, ogni tanto, ci si inquieta, ma si sogna anche molto, accanto a uno dei più grandi scrittori del Novecento.  

Non solo Marley: fantasmagorie natalizie

– di Maria Elena Lippi Prima dell’avvento di Babbo Natale, dei jingle pubblicitari e degli abeti esposti fin da inizio novembre, il Natale è stato per lungo tempo una faccenda oscura. È noto come le celebrazioni cristiane della nascita di Gesù abbiano soppiantato i culti pagani legati al periodo invernale, appropriandosi fin dal IV secolo d.C. della data del 25 dicembre e condannando all’oblio il Sol invictus di età imperiale. Tuttavia, lontano da Roma, le tradizioni europee hanno resistito nelle abitudini e nei racconti della gente, che ai dogmi ecclesiastici ha continuato ad affiancare per secoli le proprie credenze e i propri riti, spesso non privi di elementi spaventosi e soprannaturali. Alcuni vengono celebrati ancora oggi, per affetto o turismo: dai demoniaci Krampus di area tedesca alla Mari Lwyd gallese, che, anticamente connessa a riti di fertilità, altro non è che un teschio di cavallo sorretto da un bastone e ornato da nastrini.   Non va poi dimenticato che, tra i rituali di tempi svaniti e le nostre lucine al led, nell’Ottocento del Volksgeist e della fascinazione per lo spiritismo e l’occulto, le gelide notti natalizie offrivano l’atmosfera perfetta a chi volesse conservare una parvenza di mistero anche nel bel mezzo delle neonate metropoli industriali. Nella puritana epoca della Regina Vittoria, infatti, si riscoprì il fascino (e la moda) dei racconti di fantasmi, la cui aura intrinsecamente pagana era in genere mitigata dalla presenza di una morale a beneficio del pubblico, proprio come in Canto di Natale di Charles Dickens. «Tanto per cominciare, Marley era morto» è l’incipit più natalizio che possa venire in mente a chi scrive, preludio della vicenda di redenzione di Ebenezer Scrooge, l’avaro per eccellenza. Ma, nel vasto panorama della letteratura vittoriana, il Natale non è infestato solo dallo spettro di Jacob Marley e dai tre spiriti dickensiani, pronti a risalire le scale con fragor di catene e ad affacciarsi da dietro le tende di un letto a baldacchino. Chi volesse trascorrere qualche ora come si faceva una volta, leggendo o condividendo ad alta voce storie di fantasmi e suspense, potrà cimentarsi con più di una raccolta a tema. Di particolare pregio è il voluminoso A Merry Victorian Christmas (Mondadori, 2025), in cui, oltre al citato Canto di Natale, il lettore troverà una collezione di racconti di più di trenta autori che sono oggi per noi fondamentali testimoni dell’età vittoriana, da Elizabeth Gaskell a Wilkie Collins, senza dimenticare Robert Louis Stevenson e Arthur Conan Doyle.   Con il Natale come sfondo, ciascuno di loro ci restituisce vividi stralci della sua epoca e tormenti che superano il mero timore del soprannaturale, che pur alberga in molte di queste pagine. Troveremo le vicissitudini di sognatori sconfitti dalla vita, il terrore della madre davanti alla malattia del figlio, la lotta interiore tra il bene e il male che imperversa nell’uomo in una società sempre più progredita e moderna, ma anche sempre più violenta e sorda ai bisogni dei poveri. Allo stesso tempo, non mancheranno il tono confidenziale e la vena sagace che caratterizzano la letteratura britannica, contribuendo a trasportare il lettore odierno in un salotto del 1843 e dintorni. I racconti di questa raccolta, così come di altre confezionate per le Feste, sono dunque il frutto di menti colte, capaci di bilanciare realtà e sogno, da bravi eredi degli artifici gotici di Horace Walpole e dell’attenzione di Mary Shelley per la potenza e le ombre dell’animo umano. Chi volesse celebrare un Natale vittoriano con un’atmosfera ben più torbida potrà farlo con Sweeney Todd. Il diabolico barbiere di Fleet Street (Newton Compton Editori, 2024), macabro esempio di penny dreadful, pubblicato originariamente a puntate tra il 1846 e il 1847. I penny dreadful erano storie a puntate acquistabili alla modica cifra di un penny, dai temi scabrosi e sconvolgenti, di relativo valore letterario, ma senz’altro ricche di tensioni e colpi di scena. Tutti elementi che non mancano nelle vicende del signor Todd, abituato a trucidare i propri clienti, poi trasformati in pasticci di carne dall’industriosa signora Lovett. La fortuna attuale di Sweeney Todd è legata al musical di Stephen Sondheim e alla versione cinematografica di Tim Burton, che hanno avuto il merito di riscoprire questo piccolo pezzo di antiquariato londinese. Nelle prossime notti natalizie si potrebbe pure strafare, saltando dal libro allo schermo (o viceversa, a seconda dei gusti). Ad ogni modo, Sweeney Todd ci lascia comunque ancorati alla Londra della rivoluzione industriale, con orrori molto concreti e a noi sempre più vicini. E gli spiriti e i mostri dell’inconscio che la mente umana ha partorito per secoli, dando forma e nome all’ignoto? Per raggiungerli una via sicura è rappresentata dalle Fiabe irlandesi raccolte nella seconda metà dell’Ottocento da William Butler Yeats (nella versione che più vi aggrada, incluse quelle disponibili gratuitamente online). Dai folletti alle fate alle banshee al pooka, conoscerete tutte quelle creature che per gli Irlandesi di un tempo non erano solo personaggi letterari, ma compagni invisibili della vita di ogni giorno, nati dalle ceneri delle antiche religioni e dalla costante fede umana in un altrove che affianca anche la più ordinaria delle esistenze. Certo, sarete lontani dai confortevoli salotti di Londra, ma amerete le storie di quanti, a Natale, senza nemmeno un soldo da spendere in carta stampata, si sarebbero dovuti accontentare della propria voce e della propria memoria.