Andrea Chimenti ci avvolge nella nebbia del suo nuovo album
– di Gianmarco Caselli Del mio cuore in fondo – Collection Vol.1 – recensione e intervista Andrea Chimenti festeggia quaranta anni di carriera musicale con Del mio cuore in fondo – Collection Vol.1, un album che raccoglie dieci fra i migliori brani del musicista scelti non solo fra quelli prodotti durante la carriera solista, ma anche fra quelli dei Moda, gruppo con cui iniziò la sua avventura musicale. Un album che arriva a pochissima distanza dal suo nuovo libro di racconti “Senza fermata” presentato in prima assoluta al Capannori Underground Festival. Questa non è una semplice raccolta e ce ne parla proprio Chimenti stesso in una breve intervista al termine di questa recensione: i brani non sono semplicemente “copiati e incollati”, sono bensì tutti reinterpretati con la sensibilità e la maestria acquisite negli anni conferendo all’album una unità, un colore e una atmosfera che ci accompagnano in paesaggi avvolti da una leggera nebbia avvolgente e confortante. Un grigio caldo, come quello che domina la copertina. L’album si apre con due brani dei Moda e prosegue con una delle varie preziosità di questa raccolta: “A Stain In The Moonlight”, un gioiello che era uscito esclusivamente come brano in digitale nella versione audiolibro della prima raccolta di racconti di Chimenti, “L’Organista di Mainz.” Elaborata su un testo in inglese di Francesco Chimenti, questa versione cantata con Tori Sparks raggiunge un’intensità letteralmente coinvolgente che lo qualifica come uno dei vertici dell’album se non il vertice assoluto. Notevole anche l’eclettica “Garcia” che con il suo finale ipnotico pare condurci per mano a un grembo rassicurante. E che dire di “Ti ho aspettato“, ai tempi cantata insieme a un gigante della storia della musica come David Sylvian? Semplicemente incantevole e sognante. La chiusura è affidata a “La cattiva amante“, un brano magistrale capace di muoverci fra malinconia, incertezza e sicurezza in pochi minuti. Nell’album suonano vari ospiti a dir poco eccellenti: i due ex Moda, Fabio Galavotti e Fabio Chiappini, Gianni Maroccolo, Mauro Ermanno Giovanardi, la cantautrice spagnola Tori Sparks, Shawn Lee, il figlio di Andrea Francesco Chimenti, Massimo Fantoni e Giorgio Cedolin. L’album è disponibile in cd e in quattro versioni differenti di vinile (nero, rosso, argento e oro) ed è pubblicato da Vrec Music Label e distribuito da Audioglobe Chimenti ha scambiato alcune battute con noi. Che effetto ti ha fatto ritrovarti a suonare con due ex Moda? È avvenuto con spontaneità. Non era preventivato, ma sentendoci di tanto in tanto è accaduto che raccontassi loro il nuovo progetto discografico dove avevo intenzione di arrangiare nuovamente due brani dei Moda. La loro partecipazione è stata naturale, senza pensarci troppo. Non c’è stato neanche il tempo di coinvolgere Fabrizio Barbacci perché i brani erano già arrangiati insieme a Francesco Cappiotti che ha prodotto insieme a me il disco. Insomma, senza nessun calcolo Fabio Chiappini e Fabio Galavotti (rispettivamente tastierista e bassista dei Moda) hanno dato il loro contributo. Fabio Galavotti aveva già suonato nell’album “Il Deserto la Notte il Mare”. Immaginando la difficoltà nel selezionare solo alcuni brani, come hai scelto la loro sequenza all’interno dell’album non essendo stato rispettato un ordine cronologico? La prima difficoltà è stata la scelta dei brani, non facile scegliere venti titoli. In alcuni casi mi sono lasciato attrarre da quelle canzoni capaci ancora di emozionarmi e in altri casi da quelle canzoni che sono passate più inosservate e che per me avevano ancora molto da dire. La seconda difficoltà è stata quella di come comporre l’ordine dei brani. La scelta più logica era quella di andare in senso cronologico, ma ho pensato che sarebbe stata la solita lista un po’ banale e che non avrebbe dato un senso di unità al tutto. Ho preferito comporre i brani in ordine sparso privilegiando la piacevolezza dell’accostamento tra le canzoni. Brani di anni diversi, ma che potevano ugualmente convivere creando un nuovo equilibrio. Così è stato e mi sembra che il disco abbia raggiunto una sua omogeneità. Hai ripreso qualche brano che per certi versi non ricordavi così intenso? Forse citerei “A Stain in the Moonlight”, un brano scritto per l’audiolibro della mia prima raccolta di racconti. Si può dire che fosse un pezzo quasi inedito. Francesco Cappiotti mi ha proposto di invitare Tori Sparks a cantare. Non conoscevo questa cantautrice americana ed è stata una bella sorpresa. Il duetto e il nuovo arrangiamento hanno fatto rifiorire quel brano che altrimenti sarebbe rimasto nascosto ancora per chissà quanto tempo. Il testo è di Francesco Chimenti, mio figlio, al quale lo avevo affidato perché un buon conoscitore della lingua inglese e forse anche per questa collaborazione è una canzone alla quale sono molto legato.

