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SOS Palestina! Da Firenze il grido contro la guerra

– di Gianmarco Caselli   Piero Pelù con Aiazzi e Maroccolo, Afterhours, Tre allegri ragazzi morti, Bandabardò: sono solo alcuni dei nomi delle band e degli artisti che hanno partecipato SOS PALESTINA, l’evento ideato da Pelù per raccogliere fondi a sostegno di Medici Senza Frontiere in Palestina e lanciare un grido contro ciò che sta avvenendo a Gaza.  E all’appello, giovedì 18 settembre, hanno risposto circa tremila persone facendo registrare ben presto il sold out all’Anfiteatro delle Cascine di Firenze.  SOS Palestina è stato un evento che rimmarrà nella storia della musica italiana.  È Pelù ad aprire la serata: “La situazione a Gaza e in Cisgiordania sta precipitando sempre di più. Ora c’è anche il black-out della rete per nascondere i crimini di guerra dell’esercito israeliano. Stiamo assistendo in diretta a un massacro di civili inermi, di operatori umanitari, di giornalisti.”   Tanti gli interventi, non solo musicali, da parte degli artisti che si sono esibiti, nei confronti della situazione che da quasi un anno a Gaza è disumana e insostenibile. Piero Pelù si è esibito con una maglietta su cui campeggiava la scritta Global Sumud Flottilla, e Manuel Agnelli degli Afterhours ha esteso il problema da Gaza al nostro immediato futuro invitando fortemente il pubblico ad andare a votare (e molti nel pubblico si chiedono: “quale partito?”) e di “fare pressione” prima che le cose peggiorino ulteriormente anche per noi. Sul palco, oltre agli artisti, testimonianze e interventi di Angelo Rusconi di Medici senza frontiere, Riccardo Noury per Amnesty International, Dario Salvetti del Collettivo di fabbrica dell’ex Gkn e Josè Nivoi, rappresentante del gruppo di portuali della Usb-Calp di Genova che si è collegato telefonicamente essendo parte della spedizione della Global Sumud Flotilla. “A Gaza in questo momento è l’inferno. Potrebbero essere le ultime ore di Gaza, speriamo di no”, ha detto  Rusconi, coordinatore di Medici senza Frontiere. “Dobbiamo tutti fare qualcosa” L’emozione è palpabile, durante gli interventi il silenzio è quasi irreale. È un popolo quello che si è radunato, quello della comunità italiana che sta dilagando nelle piazze di tutta Italia, che vuole un segnale dalle istituzioni affinché facciano qualcosa per far terminare il massacro. E quando scrosciano gli applausi dopo gli interventi, sventolano le bandiere palestinesi. A sorpresa poi Pelù annuncia che ci sarà un “bis” dell’evento, a giugno 2026. Ma, entusiasmo a parte, molti nel pubblico si guardano consapevoli che forse per quella data la Palestina non esisterà più. Ovazioni per gli interventi e le testimonianze e anche, ovviamente, per gli artisti: dopo l’apertura con Roy Paci con gli Aretuska, e i Patagarri, la serata si è infiammata con le altre band che si sono esibite gratuitamente. Entusiasmo palpabile in particolare per l’esibizione di Tre allegri ragazzi morti, Ginevra Di Marco accompagnata da Francesco Magnelli e Pino Gulli, e per la Bandabardò che ha fatto letteralmente ballare l’Anfiteatro. Grande chiusura con gli Afterhours e, ovviamente, Piero Pelù che, dopo “Io ci sarò” e “Bomba boomerang” accompagnato da I Bandidos, ha chiuso l’evento insieme a Antonio Aiazzi e Gianni Maroccolo per “Il vento” e “Eroi nel vento.”   20/09/2025  

I PIL a Genova assaltano il sistema

I PIL a Genova assaltano il sistema

– di Gianmarco Caselli Che spettacolo i PIL Public Image Ltd al Mojotic Festival all’Arena del Mare di Genova! Un concerto che è un cazzotto in faccia alla società, una sorta di urlo collettivo e purificatore. Piazza piena per assistere a un concerto con giovani e meno giovani accorsi a Genova anche da fuori regione essendo solo tre le date italiane della band inglese. E se qualcuno pensava che potesse trattarsi di un concerto di sopravvissuti che andavano avanti per inerzia, si è dovuto ricredere. È vero che lo stesso John Lydon aveva paventato l’idea di lasciare tutto dopo la scomparsa della moglie e dell’amico e manager John Rambo, ma l’amore del pubblico lo ha fatto tornare sui propri passi. Ed ecco i PIL sul palco con un’energia e una grinta che fanno veramente venire la pelle d’oca. Ritmi tribali che sfumano in dance, Lydon salmodiante: un concerto che sa molto di rito. John non si allontana mai dalla sua postazione al microfono se non per bere dalla bottiglia (non di acqua), fa le mosse che ricordano Totò, sputa in terra più volte e anche quando si soffia il naso fa del palco il suo fazzoletto personale. L’energia che sprigiona è rabbia e presa di coscienza di avere dato luce a una delle band post punk più innovative di tutti i tempi. End of world, l’ultimo lavoro dei PIL che abbiamo recensito qui, è un album che non concede nulla al mainstream, coraggioso nel suo essere innovativo e sperimentale, semplicemente stupendo. In scaletta non mancano brani più famosi della band come, per citarne alcuni, This is not a love song, Flowers, The body, Shoom. Notevole l’esecuzione di Warrior. Nella parte finale del concerto parte il pogo su Public Image e si prosegue verso la chiusura con altri grandi pezzi come Rise e Annalisa.  Un concerto memorabile con un John Lydon che sembra rinato, affiancato da Mark Robert alle percussioni (che ha sostituito Bruce Smith), Scott Firth che con il suo basso è forse l’anima più razionale del gruppo, e da Lu Edmonds sul palco è la spalla migliore che potesse trovare Lydon. Edmonds sembra uscito dall’inferno: vestito in modo quasi surreale da marinaio, con i capelli mossi dal vento, e un penetrante sguardo assatanato ogni nota che fa uscire dalla sua chitarra si sposa perfettamente con i testi di Lydon: i PIL sono pugnalate al cuore del sistema.    24/07/2025