Altro che fish and chips: cosa mangiare tra Scozia e Inghilterra
di Chiara Di Vito Quando abbiamo deciso di passare due settimane tra Scozia e Inghilterra, i commenti di amici e parenti sono stati più o meno tutti gli stessi: «In Inghilterra si mangia male, farà freddo, piove sempre… mi raccomando, ricordatevi di prendere un tè alle cinque in punto». Forse sono stata fortunata, ma nelle due settimane trascorse in Gran Bretagna – era gennaio – ho mangiato davvero bene, ha piovuto solo due volte e non sono mai riuscita a trovare qualcuno che si fermasse solennemente alle cinque per il tè. Il freddo, quello sì, era vero. Questo articolo nasce anche per sfatare questi luoghi comuni che – dal mio punto di vista – sono quasi solo leggende. Sul cibo non partivo con grandi pregiudizi: mi piace assaggiare e cucinare cose nuove e, quando viaggio, torno sempre con mezza valigia piena di spezie e prodotti tipici (questa volta ho rischiato il sovrapprezzo in aeroporto… e forse anche il divorzio). È vero, però, che come tutte le semplificazioni anche questa contiene un fondo di verità. In Inghilterra – e in Scozia – si mangia in modo diverso da noi. I piatti sono più sostanziosi, a volte decisamente impegnativi. Ma anche sorprendentemente gustosi e molto più vari di quanto si immagini. Chi arriva pensando di sopravvivere solo a fish and chips scopre presto una tradizione fatta di colazioni monumentali, pie fumanti, salse dense e un’idea di comfort food che, nelle giornate più ventose, acquista tutto un altro significato. Una colazione che vale il viaggio Se c’è un momento in cui la cucina britannica si prende la sua rivincita, è la mattina. E con una bella colazione – scozzese, in questo caso – abbiamo iniziato il nostro viaggio. L’English breakfast non è una semplice colazione: è una dichiarazione di intenti. Uova (e qui una postilla è d’obbligo. In Gran Bretagna le uova non sono un ingrediente, sono un’istituzione: strapazzate, in camicia, fritte, alla Benedict, su toast con avocado, dentro panini, sopra un hamburger o del salmone affumicato), bacon – quello vero – salsiccia, baked beans, funghi e pomodori grigliati, black pudding. Il tutto accompagnato da toast imburrato e tè (anche se, lo ammetto, io ho sempre scelto una bella tazza fumante di caffè). In Scozia si rilancia: alla versione classica si aggiunge spesso l’haggis, il piatto nazionale a base di interiora di pecora, avena e spezie. Sulla carta può spaventare – confesso di non aver letto cosa contenesse prima di assaggiarlo – ma anche nel pub più spartano di Glasgow era davvero ottimo. Sicuramente un piatto da provare. E in versione gourmet – polpettine fritte servite a cena – è stato persino sorprendente. È una colazione che può tranquillamente sostituire pranzo e cena. In due settimane ne ho forse abusato, ma resta il modo migliore per iniziare una lunga giornata tra musei, parchi e città tutte da scoprire. Il regno delle pies Più che un viaggio nel Regno Unito, sono state due settimane nel Regno delle Pie. Non si tratta di una semplice torta salata, ma di un vero modo di essere… e di mangiare. Ne abbiamo provate di ogni tipo: carne, pesce, formaggio, perfino patate e tartufo. Ogni pub ha la sua e immagino valga lo stesso per ogni famiglia. La versatilità di questo piatto è incredibile: si può mangiare al volo per strada oppure diventa protagonista di una cena, accompagnata da purè e gravy. E vogliamo parlare della gravy? Ne ho provate di ogni tipo, tutte da leccarsi i baffi. Il tè (ma non alle cinque) Durante una gita a Bath mi sono detta: questo è il posto perfetto per un tè vero, quello inglese, accompagnato da tartine e scones caldi con burro e marmellata. Usciti dalle terme dopo le 16, ero convinta fosse l’orario ideale. Spoiler: nessuno beve il tè alle cinque. In realtà quello che in Italia chiamiamo “tè delle cinque” nasce come spuntino tra i due pasti principali della giornata, per spezzare la lunga attesa tra la ricca colazione e la cena, che viene servita molto presto, dalle 17 in poi. Quel pomeriggio abbiamo optato per una birra al pub. Ma a Londra non ho resistito e, nel luogo più turistico dopo Harrods e il Big Ben, abbiamo preso un delizioso tè alla National Gallery. Questa volta alle 16 (nessun errore per fortuna). Cinque piatti che mi sono rimasti nel cuore Di cibo ne abbiamo provato tantissimo e non basterebbero tre articoli per raccontarlo tutto. Ma prima di chiudere voglio citare cinque piatti che mi sono rimasti nel cuore. Il Sunday Roast, prima di tutto: carne – di ogni tipo – mash potatoes, Yorkshire pudding, carote arrosto (forse l’unica verdura mangiata in due settimane), il tutto accompagnato da una gravy perfetta. Un piatto che sa di casa. Il miglior filetto alla Wellington che abbia mai mangiato – cottura impeccabile, e vi assicuro che non è semplice (sulle cotture ho sempre qualcosa da ridire). Un numero imbarazzante di apple crumble, sempre servito con custard, una salsa simile alla nostra crema pasticcera, semplicemente irresistibile. Un pranzo di pesce sul mare: crudité incredibile (indimenticabile la selezione di pesci affumicati) e un pesce alla griglia cotto alla perfezione. E infine, anche se meriterebbe un capitolo a parte, la straordinaria varietà di cucina etnica, non solo a Londra ma anche in molte altre città. Insomma, di cose da mangiare in Gran Bretagna ce ne sono eccome. E – se posso darvi un consiglio – provatele. Quindi sì, in Gran Bretagna fa freddo. Ma no, non si mangia male. 6 marzo 2026

