Ada a Parma: Dominique Sanda ospite alla mostra “Bernardo Bertolucci. Il Novecento”
Luglio 1974 – Maggio 1975: è il lungo arco delle avventurose, immersive riprese di Novecento, film fiume di cinque ore, romanzo storico/epico fondato su più livelli di dialettica, tutti apparentemente inconciliabili. È il film che mostra la bandiera rossa più grande della storia del cinema e si chiude con un processo al padrone di sfumature onirico-sovietico-maoiste, ma nasce con i finanziamenti delle major hollywoodiane. Proiettato in due atti in Europa, culla dell’opera e del melodramma, viene smembrato invece in un unico improbabile montaggio – prima di tre poi di quattro ore – per il mercato statunitense, patria dello star system (fatto che provocò l’aspra rottura fra il regista e Alberto Grimaldi, produttore). Novecento racconta l’amicizia travagliata – meglio, il compromesso storico – fra Olmo, figlio dei contadini, ed Alfredo, figlio dei padroni, nell’Italia violentata dal fascismo. Olmo e Alfredo sono le (almeno) due parti in cui era scissa, freudianamente parlando, l’identità di Bernardo Bertolucci, fra i più importanti registi italiani celebri a livello internazionale, Oscar alla regia e alla sceneggiatura non originale per L’ultimo imperatore (1987) ed alla cui ultima sceneggiatura – The Echo Chamber, scritta con Ludovica Rampoldi ed Ilaria Bernardini, che diverrà un film diretto da Andrea Pallaoro – oggi la commissione per i fondi al cinema clamorosamente nega i finanziamenti. Al cinquantennale di Novecento, al regista ed ai suoi protagonisti, a tutto il contesto storico culturale che ha prodotto il film è dedicata l’impressionante, monumentale mostra Bernardo Bertolucci. Il Novecento, curata da Gabriele Pedullà e allestita al Palazzo del Governatore di Parma, visitabile fino al 26 luglio 2026. La mostra è stata inaugurata lo scorso 26 marzo alla presenza di un’ospite d’eccezione: la leggendaria Dominique Sanda, interprete di Ada Fiastri Paulhan, moglie di Alfredo Berlinghieri – oltre che di numerosi altri ruoli che hanno fatto la storia del cinema italiano, come Anna Quadri, sempre per Bertolucci (Il conformista), Micol Finzi Contini per De Sica (Il giardino dei Finzi Contini), Irene Carelli Ferramonti per Bolognini (L’eredità Ferramonti). Già lo scorso 25 marzo, in occasione della masterclass organizzata all’APE Parma Museo da Fondazione Bertolucci e Fondazione Monteparma, Sanda ha riportato il pubblico a quei giorni di mezzo secolo fa, alle pause di lavorazione del set emiliano/parmense/mantovano (durato quasi un anno), con la troupe che di giorno spezza la tensione scherzando fra i cestini del pranzo e di sera trova rifugio (e vino) in qualche osteria della Bassa. Ma Dominique Sanda “non spezza”: resta sulle sue durante il pranzo, non si fa nemmeno vedere per cena, ha bisogno di “fare il vuoto”, restare nel personaggio. Il cinema, dice Sanda, quando è arte, è una comunione, un grande rituale collettivo – ed istintivo, ed accogliente l’improvvisazione – in cui la giusta alchimia si può realizzare o meno: «come per la maionese, può aggregarsi o impazzire!». Da sempre «più poetica che politica», Sanda ha ironizzato sul fatto che, nel primo trattamento, Ada avesse una relazione esplicita (e non solo seduttivamente evocata), una vera e propria fuga d’amore con Olmo (Gerard Depardieu), che invece nel film «sembra preferirle le bandiere rosse». Ma la complessità del personaggio di Ada, iconica sintesi delle contraddizioni espresse dal film, va ben oltre l’intreccio sentimentale. Ada, infatti, è solo una delle tante donne che nel cinema di Bertolucci si troveranno ad un bivio e che a volte, incarnando destini e scelte differenti, si sdoppieranno in personaggi diversi. È il caso della proletaria Anita e della borghese Ada in Novecento ma anche di Wan Jung e Wen Hsiu, prima e seconda consorte di Pu Yi, ne L’ultimo imperatore: Wen Hsiu ebbe il coraggio, anche storicamente, di allontanarsi dall’imperatore in declino. Anche l’Ada di Sanda si trova davanti alla scelta di fuggire o meno dall’infausto matrimonio con Alfredo (Robert De Niro). Una fuga che, dopo anni di isolamento e depressione, attuerà in sincronia con Olmo, che deve scappare lontano dai fascisti. Prima di andarsene, la donna chiede alla domestica di indossare un certo abito per suggerire la propria destinazione ad Alfredo: è l’abito indossato da Ada nel fienile anni prima, il giorno del loro primo amore. La destinazione di Ada è dunque, poeticamente, il passato, quello della felicità prima del matrimonio. Il culmine delle giornate parmensi è stato il 27 marzo, quando Sanda è stata presente alla proiezione integrale del film al Teatro Regio. Per tutte e cinque le ore, chi come il sottoscritto era presente non ha resistito alla tentazione di spostare lo sguardo dalla Ada sullo schermo a quella fuori, seduta in platea a poche poltroncine di distanza. Al termine della proiezione, quando i titoli di coda hanno cominciato a scorrere sull’immagine di Alfredo bambino disteso sul binario, dopo l’applauso finale e “di rito”, chi era presente ha vissuto un momento irriproducibile, perché sfuggito, proprio in luogo della sua estemporaneità, ad ogni possibile tentativo di cattura social. Dominique Sanda – quella stessa Ada che vertiginosamente aveva appena attraversato cinquant’anni in cinque ore, letto poesie futuriste sfrecciando su una Bugatti per poi accartocciarle e buttarle via, finto di diventare cieca alla vista delle camicie nere, amoreggiato con Alfredo in un fienile e cavalcato un cavallo di nome Cocaina – ha cominciato ad avviarsi lentamente verso l’uscita del Teatro Regio, in direzione opposta al palco. Poi, d’improvviso, a luci ormai accese, si è voltata sorridendo verso il pubblico, venendo sommersa da un lungo e commosso applauso. Diva-non diva, ancora bellissima e sobriamente elegante, ma disposta a firmare autografi e dialogare con assoluta naturalezza con i giornalisti, con il pubblico, con i passanti incuriositi, Dominique Sanda è tornata al cinema il 9 aprile 2026 con Vita mia, nuovo film di Edoardo Winspeare in cui interpreta un’anziana nobildonna, ancora una volta in presa diretta col Novecento. 16/04/2026
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