Consigli di viaggio: un salto a Spoon River
– di Maria Elena Lippi In Canzone per Piero, Francesco Guccini inserisce il verso È in gamba sai, legge Edgar Lee Masters. Non può che riferirsi all’Antologia di Spoon River, che di Masters è l’opera più conosciuta e che ha reso il suo autore noto e amato in tutto il mondo. Questa silloge poetica, infatti, è diventata uno di quei testi capaci di parlare con chiarezza ed efficacia ben oltre il tempo e lo spazio in cui sono stati scritti. La sua esistenza è il frutto della tenacia che sorge in chi ha qualcosa di urgente da dire e può farlo compiutamente solo con la veste della poesia, se pensiamo che, a discapito delle sue aspirazioni letterarie, Edgar Lee Masters fu costretto dal padre all’avvocatura (professione nella quale, peraltro, eccelleva). Nato a Garnett, in Kansas, nel 1868, Masters visse tra la campagna e la città. Grazie al suo lavoro ebbe modo di conoscere e studiare da vicino gli esseri umani con le loro ipocrisie e passioni, celate dal puritanesimo della società statunitense dell’epoca. Ispirato dalla lettura dell’Antologia Palatina, Masters decise di ricorrere alla forma dell’epitaffio per narrare le vite di un villaggio immaginario i cui abitanti incarnano le verità e le menzogne che egli percepiva nel mondo che lo circondava. Così, tra il 1914 e il 1915, le poesie dell’Antologia di Spoon River apparvero regolarmente sul Reedy’s Mirror, per poi uscire in volume nella loro versione definitiva nel 1916. Negli anni seguenti Masters non riuscì a replicare il successo dell’Antologia e nel 1950 morì in miseria, pressoché dimenticato. Tuttavia, già negli anni ’40, in Italia era uscita un’edizione italiana dell’opera, con il curioso titolo di Antologia di S. River, quasi fosse una raccolta di massime di un santo, voluto dal ministero della cultura popolare fascista per de-americanizzare la silloge. Il primo a cogliere la grandezza dell’Antologia e di Masters fu Cesare Pavese, che dedicò loro un saggio nel 1931 sulla rivista La Cultura. Pavese menzionò la «consapevolezza austera e fraterna del dolore di tutti, della vanità di tutti» che il poeta dimostrava nelle parole delle anime di Spoon River, un coro di voci che si svelano al lettore e che si intrecciano per parentele e relazioni sociali, ciascuna sconquassata dalle proprie speranze, illusioni e solitudine. Tramite Pavese il libro arrivò nelle mani di Fernanda Pivano, che ne realizzò la sua traduzione più famosa e contribuì a far sì che, negli anni ’60, Masters fosse riscoperto da scrittori, poeti e cantautori. Tra questi non si può non menzionare Fabrizio De André, di cui abbiamo ricordato la scomparsa l’11 gennaio. In Non al denaro non all’amore né al cielo De André non si limita a musicare alcune poesie della raccolta, ma conferisce loro nuovo spirito, rivestendole della propria esperienza e sensibilità di compositore politicamente impegnato nell’Italia della contestazione e degli anni di piombo. Come accade con i classici, quindi, l’Antologia di Spoon River si pone in un dialogo aperto a sempre nuove generazioni di artisti e lettori. Una sua copia merita di trovarsi in ogni libreria personale e di essere letta e riletta, magari in fasi diverse della propria vita. Se entrate a Spoon River per la prima volta, la prima guida da cui farsi affascinare è proprio Pivano: la trovate nell’edizione Super ET Einaudi (2014), che contiene un’intervista alla traduttrice stessa, oltre a tre scritti di Pavese e l’introduzione di Guido Davico Bonino. Se siete ospiti fissi della cittadina di Masters o, comunque, volete fin da subito approfondire la conoscenza con i suoi abitanti, di certo apprezzerete la recente versione con la traduzione di Alberto Cristofori (La Nave di Teseo, 2022). Cristofori commenta la genesi delle poesie inquadrandole nella vita di Masters e analizzandone contenuto e stile: il risultato è uno strumento inestimabile per attraversare le vie di Spoon River ad occhi ben aperti. Con l’Antologia tra le mani e Il suonatore Jones in sottofondo, non vi resta che scostare idealmente l’edera dalle lapidi e iniziare a leggere.

