Pace e rivoluzione nelle Tre domande dell’angelo

di Maria Elena Lippi Il modo più immediato per definire Le tre domande dell’angelo di Katia Lari Faccenda (CartaCanta Editore, 2024) è che si tratta di un romanzo ispirato alla figura di Giovanna d’Arco. La protagonista del libro, infatti, si chiama Giovanna e, come la patrona di Francia, è una ragazzina che riceve le visite di un angelo e si mette alla guida di un gruppo di giovani uomini, sfidando le convenzioni sociali che la vorrebbero relegata alla cura del focolare. Tuttavia, limitarsi a dir ciò fornirebbe solo una visione parziale dell’opera. L’autrice ha sì studiato la vita della Pulzella d’Orléans e le carte del processo di cui fu vittima (citate nel libro stesso), ma il risultato non è un romanzo storico o un’agiografia, anche se ripercorre molte tappe della breve vita della Jeanne reale. Lasciando trapelare un gusto per i simboli che ha un che di squisitamente medievale, la Giovanna di Lari Faccenda è un’icona che racchiude in sé e nelle sue vicende molteplici lotte e vicissitudini dell’animo umano: il riscatto della donna da una condizione di inferiorità, il coraggio che può animare anche le persone a prima vista più fragili, l’amore, la fede (da intendersi anche e soprattutto in chiave laica), il dubbio, l’assunzione di responsabilità, la difesa della pace. Uno dei punti di forza del libro sta proprio nel suo trattare in modo originale temi universali, in un’ambientazione e un’epoca che fanno pensare all’attuale Medio Oriente, ma che lasciano immaginare anche altri spazi e momenti, i tanti in cui si perpetuano o sono state perpetuate violenze e ingiustizie a danno dei civili. Giovanna, infatti, si muove in uno scenario bellico e il suo appello alla pace e alla giustizia, raccolto dai ragazzi che la seguono e proposto alle genti che incontreranno sul loro cammino, passa tramite una rivoluzione silenziosa, non violenta e consapevole della necessità di prendere in mano il presente per cambiare il futuro. Il silenzio è coltivato non come mera assenza di parole, ma come un’orchestra farebbe con le pause di un pentagramma: coincide con la disponibilità all’ascolto, col “prendere consiglio dal silenzio” e coltivare l’unione dei silenzi da cui possono generarsi dialogo e cambiamento.   Le diverse sfaccettature del silenzio ce le rammenta la stessa autrice nell’appendice Dal quaderno di composizione di Le tre domande dell’angelo, una piccola e arguta guida per andare a riflettere di nuovo sulle pagine appena lette (e da cui ciascuno, senza dubbio, riemergerà portando con sé la sfaccettatura che più avrà toccato il suo animo). Nell’appendice viene anche fatta un’affermazione importante ai fini della lettura: «Due verità interrogative distinte non si sommano, si relazionano. Generano una terza verità». La dualità dell’esistenza è feconda nella relazione e si realizza anche su un piano qualitativo: essa emerge nella coesistenza delle due accezioni (positiva e negativa) attribuibili a un’idea. Ne è un esempio il concetto di “colpa”, che è al contempo “senso di colpa”, ma anche “responsabilità”. Nello specifico, come sottolinea la stessa Giovanna, il «trono della colpevolezza» è un trono che «nessuno vuole occupare», visto che in tanti si dicono responsabili di qualcosa, ma difficilmente sono pronti a sentirsi davvero colpevoli. Da un punto di vista stilistico, una menzione d’onore spetta alla prosa, dall’anima poetica e dalla forma ricercata, ma mai prolissa o superflua, proprio come accade nei componimenti migliori. Estetica e contenuto si fondono in un connubio felice, che fa pensare a un’opera di altri tempi, perché rara in un momento di diffusa tendenza alla banalizzazione delle architetture linguistiche e dei concetti. In questo periodo (in ogni periodo) abbiamo bisogno di libri come questo, che, accompagnandoci con mano leggera, ci tengano con i piedi per terra e ci predispongono a vedere il mondo come faremmo grazie a una favola o a una parabola.